Archivio » Bruce Springsteen

19 dic 2008

Oh sweet mother of god…

La copertina del prossimo disco di Bruce è orribile.

17 dic 2008

30 anni da Winterland

Lunedì scorso (il 15 di dicembre), era il trentesimo anniversario del mitico concerto della E Street Band a Winterland di San Francisco. Lo spettacolo fu allora trasmesso in diretta radiofonica nelle zone limitrofe e più tardi divenne uno straordinario disco bootleg.

È il concerto dei miei sogni.

[Scarica l'immagine ad alta risoluzione]

17 nov 2008

“Working On A Dream”: Il Nuovo disco di Bruce Springsteen & The E Street Band


Photographer: Guy Aceto/Backstreets

Per noi Springsteeniani queste ultime sono state delle buone annate, con tanti dischi del nostro, tour di tutti i tipi e via dicendo. Oggi è uscita la notizia che Bruce e la banda pubblicheranno un nuovo album il prossimo gennaio. Naturalmente non vedo l’ora che esca il disco e nel frattempo cerco d’immaginare come potrà essere. L’ultimo lavoro in studio, “Magic”, secondo me, è stato un disco abbastanza buono, anche se inferiore a “The Rising” e a distanza abissale dai suoi dischi mitici (Born To Run, Darkness, The River). Dopo aver visto la E Street band in concerto quest’estate, sono confidente che il prossimo possa essere un gran disco. Si dice che sia stato scritto durante l’ultimo tour e concepito con una certa rapidità e urgenza creativa che generalmente, nel Rock, è una buona cosa. Spero che “Working on a dream”, questo è il titolo, sia dedicato alla memoria del nostro amato ed indimenticato Danny Federici.

Per festeggiare l’arrivo del disco nuovo e per ricordare Danny Federici, v’invito a guardare questo filmato con la miglior E Street Band mai vista .

Working On A Dream (Acoustic) – Obama Campaign Event 02/11/2008

Out here the nights are long, the days are lonely
I think of you and I’m working on a dream
I’m working on a dream

Now the cards I’ve drawn’s a rough hand, darling
I straighten the back and I’m working on a dream
I’m working on a dream

I’m working on a dream
Though sometimes it feels so far away
I’m working on a dream
And I know it will be mine someday

Rain pourin’ down, I swing my hammer
My hands are rough from working on a dream
I’m working on a dream

I’m working on a dream
Though trouble can feel like it’s here to stay
I’m working on a dream
Well our love will chase trouble away

I’m working on a dream
Though it can feel so far away
I’m working on a dream
Our love will make it real someday

The sun rise up, I climb the ladder
The new day breaks and I’m working on a dream
I’m working on a dream
I’m working on a dream
I’m working on a dream

I’m working on a dream
Though it can feel so far away
I’m working on a dream
Our love will make it real someday
I’m working on a dream
Though it can feel so far away
I’m working on a dream
And our love will make it real someday

[http://www.brucespringsteen.net/]

8 ott 2008

Bruce for Obama

Bruce in Philadelphia.
Vote for change rally, 04/10/2008.

[http://www.dailykos.com/]

27 set 2008

20 Dischi Live

Recentemente ho avuto la sventura di sentire la vera voce di Britney Spears dal vivo, e questo mi ha ricordato, in un solo colpo, tutti gli artisti che invece sanno cantare e suonare davvero. Perciò ho buttato giù questa lista dei dischi dal vivo che io amo per esorcizzare la Britney e compagna bella. Questi dischi, naturalmente, sono quelli che piacciono a me e non “i migliori dischi live della storia”. Ci sono altri dischi che potevano stare qui dentro ma siccome volevo stare nei 20 dischi, li ho lasciati fuori. La numerazione della lista non serve per stabilire che un disco è meglio di un altro; serve solo per fare un po’ di ordine.

 

 

1. Weld – Neil Young & Crazy Horse – 1991
L’esagerata distorsione delle chitarre e il rumore selvaggio suonano assurdamente armoniosi. Neil Young attacca la spina e scarica milioni di decibel sugli altoparlanti. I tempi sono dilatati e la temperatura è elevatissima. I brani classici ci sono tutti: “Cortez The Killer”, “Powderfinger”, “Tonight’s The Night ” e via dicendo. Nonostante l’apparente disordine, non c’è nemmeno una nota fuori posto.

 

 

2. At Fillmore East – The Allman Brothers Band – 1971
Un grande gruppo che viene dal sud con due batterie e due chitarristi talentuosi come Duane Allman e Dickey Betts. La banda dei fratelli Allman è dedita all’improvvisazione e questo loro viaggio tra il rock e il blues, con sconfinamenti nel Jazz, è una delle cose più sfavillanti mai ascoltate. I brani chilometrici come “In Memory of Elizabeth Reed” e “Whipping Post” evidenziano la bravura e la creatività dell’intero complesso. Pochi mesi dopo la pubblicazione di questo album, Duane Allman rimase vittima di un fatale incidente motociclistico. Queste esibizioni sono speciali anche per questo motivo, purtroppo.

 

 

3. Live At Royal Albert Hall – The Who – 2003
Il disco dal vivo più famoso degli Who è il mitico “Live at Leeds” che è riconosciuto unanimemente, e giustamente, come uno dei più grandi album live della storia. “Live At Royal Albert Hall” è registrato nel 2000, ed è probabilmente meno bello di “Live at Leeds” ma è in compenso più veloce e ha un suono più aggiornato. Qui ci sono tante canzoni stupende. Si possono ascoltare gioielli come “Baba O’Riley” con tanto di violino, “So Sad About Us” in versione acustica e “5.15” in versione extra-long. Ci sono anche diversi ospiti illustri come Paul Weller e Eddie Vedder. Al posto del compianto Keith Moon, uno dei più grandi batteristi della storia del rock, c’è Zak Starkey, il figlio di Ringo Starr, che si dimostra all’altezza del compito. Sempre parlando delle persone scomparse, questa è anche una delle ultime esibizioni documentate del grandissimo John Entwistle al basso.

 

 

4. Live Bullet – Bob Seger & The Silver Bullet Band – 1976
Il cantore del Rock della classe operaia, Bob Seger, si esibisce di fronte alla calda platea di Cobo Hall di Detroit in Michigan, il suo stato d’origine. Ciò che stupisce non è solo la bellezza delle canzoni, ma l’intensità della performance nel suo insieme. Un classico.

 

 

5. Live at the Harlem Square Club – Sam Cooke – 1963
In questo club di Miami va in scena il Soul, la musica dell’anima. Il maestro cerimoniere è Sam Cooke, uno dei primi artisti a essere passato dal gospel alla musica pop: dal sacro al profano. Il concerto dura poco più di mezz’ora, ma è indimenticabile in ogni senso. La gioia sfrenata delle canzoni come “Twistin’ the Night away” esalta il pubblico fino a farlo diventare parte integrante dello spettacolo come fosse uno strumento musicale. Un paio d’anni dopo sarà ucciso per mano di un’amante, ma Sam Cooke canta come se dovesse vivere per sempre.

 

 

6. 1,2,3 Soleils – Rachid Taha, Khaled e Faudel – 1999
L’orgoglio di un popolo maltrattato si trasforma in musica. Gli Algerini di Francia cantano e ballano al suono del Raï, la loro musica d’elezione, e il loro entusiasmo è contagioso. Sul palco ci sono i tre massimi rappresentanti della musica algerina: il giovane Faudel, l’eclettico Rachid e il maestro Khaled. Non serve capire le parole, il ritmo è primordiale e va diritto al cuore.

 

 

7. Aloha from Hawaii: Via Satellite – Elvis Presley – 1973
Il look eccentrico e il tuono melodrammatico non devono ingannare, perché Elvis sta facendo grande musica e canta come nessun altro. Forse non è più il rocker di un tempo, ma il re è sempre lui. Basta ascoltarlo mentre passa, con disinvoltura e classe, da un genere musicale all’altro per capire il motivo. I brani come “It’s Over” o “American Trilogy” sono da brivido. Il concerto era originariamente trasmesso in TV via satellite, come dice il titolo.

 

 

8. It’s Too Late To Stop Now – Van Morrison – 1974
Questo straordinario doppio album, registrato tra Londra e Los Angeles nel 1974, cattura Van Morrison in uno dei momenti migliori della sua carriera. Ad accompagnare l’artista Irlandese c’è la Caledonia Soul Orchestra, una band affiatata e affollata con tanto di sezione d’archi e fiati. Tra questi musicisti c’è anche uno dei suoi più fedeli compari, John Platania alla chitarra. Accanto ai classici del repertorio Morrison si possono ascoltare degli standard di blues (“Help Me”, “I Just Want to Make Love to You”) e R&B (“Bring It On Home to Me” di Sam Cooke). Dagli esordi con i Them arrivano “Gloria” e “Here Comes the Night” che vanno ad aggiungersi alle versioni scintillanti dei grandi successi come ”Domino” e “Caravan”. La finale è tutta per “Cyprus Avenue” che fa venire la pelle d’oca per quanto è bella.

 

 

9. The Name of This Band Is Talking Heads – Talking Heads – 2004
Il titolo serve per far capire che il nome del gruppo è “Talking Heads” e non “The Talking Heads”: uno di quei giochetti sottili che piacciono tanto a David Byrne. Il materiale presentato in questo doppio CD non proviene da un unico concerto, ma da una serie di esecuzioni, in varie località, tra il 1977 e il 1981. Il repertorio è quello dei primi quattro album in studio, perciò la qualità è sempre altissima. Il quartetto occasionalmente si espande, con aggiunta dei coristi e percussionisti, fino ad arrivare a una dozzina di elementi. I ritmi africani sposano il minimalismo e le nevrosi Newyorkesi. Un po’ cerebrale e un po’ viscerale, è una raccolta da non perdere.

 

 

10. 4 Way Street – Crosby, Stills, Nash & Young – 1971
Quattro personalità diverse e quattro differenti modi d’intendere la musica s’incrociano e si completano. Neil Young sovrasta gli altri con il materiale proveniente dal proprio repertorio solista; “Cowgirl In The Sand” e soprattutto “Southern Man” sono i momenti migliori dell’intero set. La presenza ingombrante del canadese, tuttavia, non sminuisce il valore degli altri: Stills risponde con la lunga e stupenda “Carry On”, Graham Nash con la pedagogica “Teach your Children” e David Crosby con la peccaminosa “Triad”. Le rivalità per il momento sono accantonate in favore dell’armonia e il piacere di suonare insieme. Tutto è troppo bello perché duri, poco dopo, infatti, ognuno andrà per la propria strada. Da questo loro momento magico, restano queste registrazioni che raccontano le utopie di una generazione e un sogno chiamato West Coast.

 

 

11. The Bootleg Series Vol. 4: Bob Dylan Live 1966, The “Royal Albert Hall” Concert – Bob Dylan – 1998
Bob Dylan reclama la propria autonomia come artista. Lui ha altre idee per la testa e decide di andare per la propria strada e decide di farlo in modo più chiassoso possibile. Il pubblico è un po’ frastornato e un po’ ostile. Da queste premesse nasce questo storico concerto che in qualche modo certifica la nascita del rock: una musica più adulta del rock & roll e più profonda del pop adolescenziale. I complici del misfatto sono gli Hawks che presto cambieranno il loro nome in “The Band”. Diviso in due set, uno acustico e uno elettrico, questa splendida esibizione non ha imperfezioni o momenti di debolezza. Il concerto si svolge in realtà a Manchester, ma i pirati che hanno distribuito il disco per primi, e illegalmente, hanno indicato erroneamente Londra.

 

 

12. "Live" Full House – J. Geils Band – 1972
La vera essenza del Rock & Roll concentrata in una registrazione piena di gioia di vivere e divertimento. Mentre il cantante Peter Wolf istiga la gente a partecipare alla festa, la chitarra del titolare dell’azienda, Jerome Geils, ingaggia duelli mozzafiato con l’armonica di “Magic Dick” Salwiz. Qui c’è del grandissimo Blues con brani come “Homework” (di Otis Rush) e “Serves You Right to Suffer” (di John Lee Hooker). La combinazione delle carte da gioco illustrata sulla copertina non è un Full, come è dichiarata nel titolo “Full House”, ma un Tris semplice. Questo dettaglio ha poca importanza perché con questo disco si vince sempre.

 

 

13. Live at Luther College – Dave Matthews and Tim Reynolds
Una Rockstar abituata agli stadi e alle arene affollate, si esibisce in una sala piccola e in compagna di un amico chitarrista. Il set è totalmente acustico e comprende delle canzoni splendide provenienti dal catalogo di Dave Matthews Band (“Satellite” e “Crash into me” per citarne due) accanto ai brani ancora inediti al momento della pubblicazione. L’alchimia tra i due protagonisti è totale, Dave Matthews canta veramente bene, mentre la performance di Tim Reynolds alla chitarra rimane indimenticabile.

 

 

14. Live/Dead – The Grateful Dead – 1969
La reputazione dei Grateful Dead, sin dai loro inizi, è legata alla loro attività concertistica. Per quasi trent’anni, questi alfieri di psichedelia hanno “allargato la coscienza” dei milioni di fan riempiendo stadi e arene a ripetizione. Dalle loro leggendarie esibizioni sono state tratte decine, se non centinaia di dischi singoli, doppi, tripli e quadrupli. “Live/Dead”, registrato al San Francisco nel 1969, oltre a essere il primo di questi album è probabilmente uno dei migliori; con brani fluviali che non seguono schemi e lasciano ampio spazio alla creatività e all’improvvisazione. Con i Dead si sa da dove si parte, ma non si sa né dove né quando si arriva. Il viaggio in ogni caso è sempre bello.

 

 

15. A Little South of Sanity – Aerosmith – 1988
Erano l’incarnazione del sesso, droga e Rock & Roll negli anni 70. Poi hanno esagerato e sono finiti praticamente sotto il ponte. Dopo una decina d’anni, passati a ripulirsi, sono tornati alla grande. La loro musica, una miscela tra il blues e l’hard Rock, è puro intrattenimento. Gli Aerosmith dal vivo sono una bomba. Steven Tyler è un autentico animale da palcoscenico e sprizza energia da tutti i pori.

 

 

16. Dal Vivo (Vol.1/ Vol.2 /Vol.3) – Ivano Fossati – 1993, 2004
Ok, questi sono tre dischi, ma sono perfettamente interscambiabili tra di loro. I primi due risalgono a 1993 e sono registrati a Cremona, con una band in stato di grazia, e un repertorio che mostra tutta la bravura di Fossati sia come autore che come interprete. Il terzo volume invece documenta l’attività concertistica del cantautore Genovese a un decennio di distanza dai predecessori con delle atmosfere più acustiche e intimiste. Ripercorrere la storia artistica di Ivano Fossati attraverso queste canzoni è sempre bello.

 

 

17. Concerti – Paolo Conte – 1985
Tra le dolcezze di Harry’s Bar e le tenerezze di Zanzibar c’è questo delizioso album di Paolo Conte che mette in fila molti dei suoi successi dal vivo. Gli arrangiamenti sono assai curati e passano per le mani dei musicisti di valore assoluto. Tutto è spontaneo e mai scontato. L’avvocato di asti descrive la Parigi in quattro parole. Sembra di vedere una mostra di disegni ad acquarello.

 

 

18. Get Yer Ya-Ya’s Out! – The Rolling Stones – 1970
Gli Stones hanno un nuovo chitarrista, Mick Taylor, e sono in forma smagliante. L’anno è il 1969, il luogo è Madison Square Garden di New York. Il repertorio deriva in gran parte dai loro precedenti due album in studio, “Beggars Banquet ” e “Let it bleed”, universalmente riconosciuti come due dei più grandi dischi di sempre. Scusate se è poco.

 

 

19. Rewind – Vasco Rossi – 1999
L’unico rocker che preferisce l’amaro Montenegro al Jack Daniels, ovvero l’unico vero rocker che c’è in Italia. La musica di Vasco sarà casereccia ma è trascinante. Alcune sue canzoni poi vanno cantate a squarciagola soprattutto in macchina (e al semaforo ti prendono per pazzo). Qui ci sono alcune di queste: “Ormai è tardi”, “Siamo solo noi”, “Senza Parole” e “Vita spericolata” per non parlare delle perle dimenticate come “Valium” e “Jenny è pazza”.

 

 

20. Live in The Promised Land / Hammersmith Odeon London ’75 – Bruce Springsteen & The E Street Band – 1978 / 2005
Bruce Springsteen è uno dei più grandi interpreti del rock dal vivo. Forse il più grande che ci sia mai esistito. I suoi leggendari concerti da oltre trent’anni regalano emozioni forti e mandano in visibilio milioni di fan in tutto il mondo. Eppure la discografia ufficiale del Boss non include dischi dal vivo in grado di trasmettere il calore e l’intensità delle sue esibizioni in modo appropriato. La proverbiale cura minuziosa che Bruce ci mette a preparare i suoi lavori, paradossalmente, ha finito per penalizzare la trasposizione dei suoi concerti sul disco. Gli episodi live della discografia suonano generalmente un po’ freddi e mancano di spontaneità. Intendiamoci, sono tutti dischi bellissimi ma chi ha visto Bruce dal vivo sa che manca qualcosa. I bootleg, che sono assai poco curati, invece documentano i concerti così come sono, le imperfezioni e le pause comprese. “Live In The Promised Land”, purtroppo, è un bootleg e racconta Bruce e la banda all’apice della loro forza espressiva e in un momento magico della loro esistenza. La registrazione risale al “Darkness Tour” del 1978 al “Winterland” di San Francisco. Il natale è vicino perciò la banda aggiunge qualche regalo natalizio (la versione rock di “Santa Claus is Coming to Town” con Clarence vestito da babbo natale) alla già incredibile scaletta. La qualità del suono non è granché, ma questo non conta. Ciò che è importante è l’energia, l’atmosfera e i battiti del cuore. Bruce oggi è ancora bravo, probabilmente più bravo di allora, ma la magia di quei concerti è ineguagliabile.

 

 

L’unico disco della discografia ufficiale di Bruce che rende realmente giustizia al suo autore è il magnifico “Hammersmith Odeon London ’75”, che conserva intatto la magia del primo concerto europeo della E Street Band. Speriamo che Bruce decida di fare la stessa operazione con i concerti del 78 e anche con gli altri tour.

27 giu 2008

Bruce Springsteen & The E Street Band – Milano 25/06/2008

La recensione rapida: abbiamo goduto come i fachiri!

La recensione estesa: A Milano fa molto caldo. Tuttavia la temperatura sale ulteriormente quando sui giganteschi schermi sistemati sui due lati del palco appaiano le prime immagini. I musicisti salgono sul palco, ci sono gli applausi scroscianti. Nonostante l’allegria del momento, io non riesco a non pensare a Danny Federici – il tastierista storico della E Street band – che non c’è più. Bruce saluta il pubblico in italiano e domanda se fa abbastanza caldo. Alla risposta positiva del pubblico parte un’esplosiva versione di “Summertime Blues” di Eddie Cochran.
Seguirà tre ore torride di musica, senza soluzione di continuità, suonata con l’anima e il cuore. Si sa che ogni concerto di Springsteen è una garanzia, ma l’esibizione di San Siro ha superato di slancio ogni attesa, anche per noi springsteeniani di vecchia data e reduci di tanti suoi concerti. Bruce è in forma smagliante, ha voglia di avere contatto con il suo pubblico e grazie alla particolare disposizione del palco più volte si avvicina fisicamente alle persone ammassate nelle prime file, si lascia toccare e persino bacia qualche fanciulla del pubblico.

La scaletta della serata è da sogno: una miscela tra i classici, con particolare predilezione per le canzoni di “Darkness”, e pezzi recenti.

“Prove It All Night”
, con il dialogo tra le chitarre di Bruce e Miami Steve nella parte centrale, è semplicemente fantastica e mi fa ricordare perché valeva la pena darsi tanto disturbo, prendere un giorno di ferie e affrontare un viaggio per andare a vedere il concerto.

Bruce stasera accetta addirittura richieste, e tra tutte quelle che il pubblico gli rivolge, scritte sui pezzi di cartone, lui sceglie “None but the brave” e soprattutto “Hungry Heart” che è cantata a squarciagola da tutto lo stadio come vuole la tradizione.

“Candy’s room” e “Darkness” sono suonate entrambe in modo superlativo e dopo l’allegra parentesi di “Darlington County” arriva una versione stratosferica di “Because The Night” con assolo chilometrico di chitarra. Il coinvolgimento del pubblico a questo punto è totale.

“She’s The One”
stacca un po’ dai ritmi precedenti e ci sta proprio bene in questo momento. “Livin’ In The Future” è una delle canzoni di “Magic” e forse ha meno pathos rispetto ai pezzi precedenti ma è l’ideale apripista per “Mary’s Place” che la segue. Ormai la festa è al culmine e “I’m On Fire” fa salire ulteriormente la temperatura del concerto. Bruce canta seduto sul bordo del palco a fianco di Nils Lofgren, è un momento indimenticabile e tutti ne siamo coscienti.

“Racing In the Street” dal vivo è il sogno di ogni fan di Springsteen con Roy Bittan in evidenza. “The Rising”,“Last To Die” e “Long Walk Home”ci portano nel presente a dimostrazione che la gloriosa storia della “E Street Band” continua.

“Badlands”
esalta la platea al punto tale che per qualche istante si teme per la solidità dello stadio. La gente canta così forte che copre quasi il suono della band. Il finale del brano è tutto per la batteria scatenata di Max Weinberg.

“Girls In Their Summer Clothes” offre un attimo di sollievo prima dell’incredibile tour de force di “Detroit Medley”,”Born To Run” e “Rosalita”. Sembra di essere tornati al 1978 e le leggendarie esibizioni di “Darkness Tour”. Qualcosa di esagerato.

“Bobby Jean”
e “Dancing In The Dark” sono coinvolgenti, ma la vera sorpresa è “American Land”: sembra impossibile che una canzone folk, suonata prevalentemente con le fisarmoniche e il violino, possa far ballare sessanta mila persone eppure è così. L’allegria è alle stelle e non riesco a credere che siano già passate tre ore da quando siamo partiti.

Sembra finita, la band appare intenzionata ad abbandonare il palco, ma c’è un inatteso colpo di coda: una versione travolgente di “Twist And Shout” cantata da tutti. La degna conclusione di un concerto perfetto. Una volta sceso dal palco, Bruce si dirige inseguito dalle guardie del corpo, verso gli inservienti esterrefatti e gli ringrazia con una mano sul cuore. Davvero un bel gesto.

Questo è stato il concerto più bello che io abbia mai visto.

13 mag 2008

Danny Federici

Sembrava un impiegato al servizio di Rock’NRoll. Eppure si dice che piacesse un casino alle donne, a tal punto che dopo i concerti non si sapesse dove potesse andare a finire(forse tra le braccia di qualche fan???). A punto tale da meritarsi l’appellativo di “The Fantom” , la fantasma. Danny Federici era un grandissimo musicista. Era uno dei fondamenti della E Street Band di Springsteen. Era sua la malinconica fisarmonica di “Sandy”, l’organo febbrile nella finale apocalittica di “Born To Run” e quello triste di “You are missing”. Da queste parti lui piaceva tanto: un po’ perché aveva un cognome Italiano e un po’ perché era troppo normale per essere uno che faceva parte della leggenda del Rock. Danny Federici si è spento per una melanoma il 17 Aprile scorso, all’età di 58 anni. Io non lo conoscevo personalmente ma era confortante sapere che in mondo esistevano persone come lui.

Mi mancherà molto.

Contare con Bruce Springsteen

6 dic 2007

Warren Zevon (feat. Bruce Springsteen) – Disorder In The House

Alla fine di questo video, ed al termine di un assolo fantastico di chitarra, Bruce si rivolge soddisfatto a Zevon e dice: “È lui!” (riferendosi ad assolo).

Zevon risponde ammirato: “No, tu sei lui!” (riferendosi a Dio).

19 ott 2007

Un nuovo sito italiano dedicato al Boss

www.killerinthesun.com è un nuovo sito italiano dedicato a Bruce Springsteen. Il sito sembra ancora in costruzione ma promette tanto. Ci sono molte informazioni e sopratutto una sezione dedicata ai concerti, con setlist ed altre curiosità, fatta piuttosto bene.

[http://www.killerinthesun.com]

“Se esprimi un desiderio è perché vedi cadere una stella, se vedi cadere una stella è perché guardi il cielo, e se guardi il cielo, è perché credi ancora in qualcosa...„
Bob Marley

 

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