28/02/2011

Guernica 2011

Con tutte le brutte notizie che arrivano in questi giorni dal Medio Oriente, penso che Guernica di Picasso sia di un’attualità straordinaria. Non credo che nessun altro artista abbia saputo mettere in immagini la brutalità della guerra e la cattiveria degli uomini come seppe fare Picasso in quel lontano 1937. Perciò questa mia piccola illustrazione è un invito ad andare a guardare Guernica con l’attenzione che merita. Poi se portiamo Guernica nel contesto odierno, forse finalmente riusciremo a guardare questi arabi che vengono uccisi come le mosche con un occhio diverso.

P.S.: grazie a tutti quelli che in questo periodo mi hanno cercato specialmente a Stefania e a Novalis.

[Scarica la versione ad alta definizione]

03/01/2011

Camilla Rodrigo

Camilla Rodrigo è una fotografa peruviana. Mi piacciono le sue fotografie soprattutto per l’uso che fa dei colori.

Buon 2011.

[http://www.camilarodrigo.com/]

27/12/2010

It was a very good year: i migliori dischi del 2010

Dal punto di vista musicale l’anno che sta per finire ci ha fornito parecchi momenti soddisfacenti. Sicuramente è stata l’annata migliore da parecchio tempo a questa parte. Mi è venuta la voglia di buttare giù una lista degli album che ho ascoltato in questi ultimi mesi e devo dire che il resoconto mi ha davvero sorpreso. Qui di seguito ci sono i miei dischi del 2010.

Alla domanda: come è andato il 2010 per il resto? Mi avvalgo della facoltà di non rispondere.

1. Midnight Souvenirs – Peter Wolf
Il primo album dell’ex cantante dei J. Geils Band dopo otto anni dimostra che la vitalità di Peter Wolf è sempre quella di una volta, nonostante il passaggio del tempo e l’età non più giovanissima. “Midnight Souvenirs” è un disco multiforme che spazia brillantemente tra il Country, Soul e R&B. Già il brano di apertura “Tragedy”, un duetto trascinante insieme a Shelby Lynne, è entusiasmante. Poi ci sono altri 13 brani diversissimi tra di loro che però funzionano sempre. Il contatore di iTunes mi dice che, sommando gli ascolti di tutti i brani, è il disco che ho ascoltato di più nel 2010.

2. Mojo – Tom Petty & The Heartreakers
A me questo disco di Southern Rock è piaciuto proprio tanto, anche se non è il solito Tom Petty e assomiglia molto ai dischi degli Allman Bros.. Sarà perché mi piacciono i tempi dilatati e gli smaronnamenti psichedelici. C’è chi dice che è troppo lungo. A me va bene così.

3. No Better Than This – John Mellencamp
Un album asciutto, pulito e vintage (è persino registrato in mono negli studi di Sun Records di Memphis). Il suono è antico ma la rabbia è attuale e moderna. La produzione è ancora una volta di T Bone Burnett. Meglio di così, come dice il titolo, non è possibile in effetti.

4. High Violet – The National
La voce baritonale di Matt Berninger non stimola di certo i pensieri ottimistici e positivi. Del resto anche i testi di “High Violet” parlano di cose piuttosto deprimenti come non avere i soldi o stanche storie d’amore. Però le melodie catturano.

5. Scratch My Back – Peter Gabriel
Un disco di contaminazione tra la musica da camera e il rock. Le canzoni sono scritte dagli altri ma la classe è solamente di Peter Gabriel.

6. I Learned The Hardway – Sharon Jones & The Dap Kings
La musica è funky con il ritmo pulsante e il colore nero. Questa gente stava dietro ai trionfi di Amy Winehouse e qui reclama il successo che gli spetta in prima persona. La voce di Sharon Jones è calda e avvolgente. La musica soul per il nuovo millennio.

7. The Suburbs – Arcade Fire
Loro descrivono così bene la noia e l’alienazione suburbana della società americana che uno finisce per dimenticare che gli Arcade Fire sono in realtà un gruppo Canadese. La loro musica è per se maestosa, poi hanno saputo utilizzare benissimo anche le nuove tecnologie per promuoversi. Un altro punto a loro favore in questo 2010.

8. You Are not alone – Mavis Staples
La leggendaria cantante gospel interpreta in modo superlativo canzoni di Randy Newman, Allen Toussaint, e John Fogerty. Poi ci sono un paio di splendidi brani originali composti da Jeff Tweedy (dei Wilco) che anche produce l’album. È già un classico.

9. Chamber Music Society – Esperanza Spalding
Nonostante la sua giovane età, Esperanza Spalding è considerata una dei più grandi talenti di musica jazz. Tutti parlano bene di lei e basta ascoltare questo disco per capire il motivo.

10. I Speak because I can – Laura Marling
“Io parlo, perché lo posso fare, a chiunque mi fidi abbastanza che sappia ascoltare / Tu parli, perché lo puoi fare, a chiunque ti sta ad ascoltare”. In questo suo secondo album la giovane Laura chiarisce che la sua opera non è destinata a chiunque ma solamente a chi la sa capire e apprezzare. Per una che ha appena vent’anni questa cantautrice Inglese dimostra di avere idee chiarissime. Lei parla delle responsabilità e ciò che comporta essere una giovane donna attraverso una forma di canzone consolidata e quasi demodé che si avvicina al folk. Con intelligenza e femminilità esprime un po’ di concetti che noi maschietti non sappiamo capire da soli.

11. Lonely Avenue – Ben Folds & Nick Hornby
Due artisti affermati, un musicista e uno scrittore, cercano di costruire il disco POP perfetto. Ci vanno anche vicino, poi inciampano in un paio di canzoncine non proprio riuscite e falliscono l’opera per un pelo. Però “Lonely Avenue” rimane ugualmente un disco molto gradevole e più che dignitoso.

12. Per ora noi la chiameremo felicità – Le Luci Della centrale Elettrica
Se dicessi che i testi di Vasco Brondi mi ricordano quelli di di Bob Dylan dico un’eresia? Non so come pensiate voi ma a me sembra che anche Brondi come il vecchio Zimmerman, di tempi migliori, butti un sacco di parole sconnesse dentro un frullatore e nonostante ciò riesca, per qualche strana alchimia, descrivere una situazione o uno stato d’animo in modo incredibilmente nitido e comprensibile. Poi aggiungici che l’Italia d’oggi è un posto a dir poco deprimente e perciò, artisticamente parlando, stimolante.

13. See My Friends – Ray Davies
Era giusto che qualcuno facesse un tributo ai Kinks e siccome nessun altro ci aveva pensato, ha provveduto Ray Davies in persona. Ed è incredibile ascoltare queste vecchie canzoni perché sono così belle e attuali che sembrano scritte oggi. Io non riesco a credere che “You Really Got me” abbia quarantasei anni: qui è suonata da Davies insieme ai Metallica ed è ancora una volta pulsante e fantastica. Poi ci sono altri duetti e altre belle canzoni. A me piacciono moltissimo “Better Things” con Springsteen e “This Time Tomorrow” insieme ai Mumford & sons. Altri artisti coinvolti sono Lucinda Williams, Bon Jovi, Alex Chilton e Jackson Browne. I Kinks sono uno dei più grandi gruppi della storia del rock e questo album offre un’occasione per non dimenticarli.

14. Reimagines Gershwin – Brian Wilson
L’omaggio di uno dei più grandi songwriter americani a un altro grande autore americano. La cosa bella è che Brian Wilson riesce davvero a re-immaginare il lavoro di Gerorge Gershwin e in qualche momento arriva persino a far suonare certe canzoni arcinote come fossero uscite dal repertorio dei Beach Boys. Io adoro sia Brian Wilson sia Gershwin perciò probabilmente sono di parte. Però provate ad ascoltare “They Can’t Take That Away From me ” come è stata suonata qui senza schioccare le dita poi ne parliamo.

15. The Open Road – John Hiatt
Un disco onesto, sincero e in qualche momento proprio bello. Non è il suo lavoro migliore ma è più che ascoltabile.

16. Contra – Vampire Weekend
Loro sono fighetti, furbetti e stanno bene come la musica di sottofondo per la pubblicità di Tommy Hilfigher, però sanno anche essere creativi. Il loro secondo disco non delude, anche se il primo era meglio. Basta non considerarli dei geni però, perché non lo sono.

17. Imaginary Television – Graham Parker
Una colonna sonora scritta per una serie TV che non è mai esistita. Per capire la connessione tra i brani è necessario seguire la trama della serie, immaginata dallo stesso Parker e stampata nel libretto di CD. Però anche lasciando stare questi giochetti simpatici, le canzoni funzionano bene. Un altro magnifico sessantenne che caccia fuori uno di quei dischi che personalmente non pensavo più fosse in grado di fare. Invece ho finito con ascoltare questo disco più e più volte e sono rimasto affascinato dall’intelligenza del personaggio.

18. The Winter Of The Mixed Drinks – Frightended Rabbit
Gli spaventati coniglietti scozzesi confermano tutto il bene che si diceva sul loro conto con un disco ricercato e ben confezionato.

19. San Patricio – The Chieftains Featuring Ry Cooder
Un disco serio e complesso. Qualche volta è un po’ palloso, ma in altri momenti è assolutamente esaltante. In ogni caso il progetto è così affascinante che alla fine si rimane conquistati.

20. American Slang – The Gaslight Anthem
Ora che sono cresciuti e hanno avuto l’onore di condividere il palco con il Boss in persona ci si aspettava grandi cose da loro. “American Slang” non è quel capolavoro che credevo potesse arrivare, però non è neanche malaccio. Anche perché conferma ancora una volta che loro sono il futuro di un certo tipo di Rock.

21/12/2010

Ogni cosa ha il suo limite! Anche la minigonna…

Questo poster invitava le ragazze a non indossare gonne troppo corte nella DDR e a quanto pare alla fine degli anni sessanta veniva esposto nei posti di passaggio tra le due Germanie per invitare le visitatrici a vestirsi in modo sobrio prima di entrare nella Germania Democratica.

Ho letto un paio di post interessanti sulla propaganda aerea durante la guerra fredda. Si tratta del materiale propagandistico che quelli della DDR lanciavano per via aerea sulla testa delle guardie al confine con la Germania federale per demoralizzarli e per promuovere il loro paradiso comunista. La cosa interessante è che per fare ciò utilizzavano le grazie femminili in modo più maschilista possibile e usando uno stile quasi da tabloid (come si vede qui sopra). Sembrava che ad attendere gli eventuali soldati disertori ci potevano essere delle bionde lussuriose. Insomma facevano proprio ridere, perché da una parte professavano sobrietà e dall’altra usavano le donne in modo assolutamente becero. Però queste pubblicazioni graficamente non erano davvero niente male.

Qui sotto trovate i link per i due post.

[http://rectoversoblog.com/2010/12/13/propaganda/]
[http://ajourneyroundmyskull.blogspot.com/2010/12/warm-wishes-from-ddr.html]

19/12/2010

Anchorage – Michelle Shocked

“Anchorage” è una delle mie canzoni preferite. Qui Michelle Shocked finge di ricevere una lettera da una amica sposata e dalla vita apparentemente ordinata e felice. Invece tra le parole traspaiono la disperazione e l’insoddisfazione e il ritratto di una donna che ha annullato se stessa per il proprio uomo. Se ascolti le parole, non capisci mai come si chiama la protagonista, invece è chiaro che il marito si chiama “Leroy” e sembra che sia lui l’unica persona che conti davvero.

Penso che una storia così l’avrebbe potuto raccontare solo Bruce Springsteen se fosse stato una donna.

Traduzione

Mi sono presa del tempo per scrivere a una mia vecchia amica
Ho attraversato il ponte che avevo bruciato
Ho inviato la mia lettera a Dallas,
Ma La sua risposta arrivò da Anchorage, Alaska

Lei mi disse era ora che scrivessi
Sono passati ormai più di due anni amica mia
Portami indietro ai giorni dei telegrammi stranieri
Alla musica Rock per tutta la notte, Ehi Chel
Eravamo selvagge allora

Ehi Chel, sai è divertente
Texas sembra sempre così grande
Ma ti accorgi di essere nel più grande Stato dell’Unione
Quando sei ancorata ad Anchorage

Ehi, ragazza penso che l’ultima volta che ti ho visto
Era il di giorno di mio matrimonio con Leroy
Quale era il titolo di quella canzone d’amore che hai suonato?
Ho dimenticato come faceva, non mi ricordo come faceva

Anchorage, ancorata ad Anchorage
Anchorage, ancorata ad Anchorage

Leroy ha trovato un lavoro migliore così ci siamo trasferiti
Kevin ha perso un dente, ha iniziato la scuola
Ho una nuova bambina di Otto mesi
Parlo come una casalinga
Penso di essere proprio una casalinga

Ehi ragazza, come ci si sente a vivere a New York?
New York City, pensa te, dimmi
Come ci si sente ad essere una punk rocker sullo skateboard?
Leroy dice mandaci una foto
Leroy dice di salutarti
Leroy dice continua a divertirti
Sì, tu continua a divertirti

Ehi Chel, sai è divertente
Texas sembra sempre così grande
Ma ti accorgi di essere nel più grande Stato dell’Unione
Quando sei ancorata ad Anchorage

[http://www.michelleshocked.com/]

18/12/2010

Addio Capitano, mio Capitano

Lui era uno di quei geni da essere talmente davanti a tutti da risultare quasi incomprensibile a chi cercava di seguirlo. Persino gente come Frank Zappa a confronto con lui sembravano persone tranquille e normali. Il Capitano Cuore di bue se né andato. Lui che aveva fatto dei dischi così complessi che erano persino difficili da ascoltare. Talmente brutti da essere unici e di conseguenza bellissimi. Tutti dicono che “Trout Mask Replica” sia un capolavoro, però vorrei sapere in quanti in realtà siano riusciti ad ascoltarlo dall’inizio alla fine almeno per una volta. Non in molti che se ne dicano. Quel disco è una tortura sonora, anche se è certamente geniale. Con quella voce da orco che ha aperto la strada a Tom Waits con una decina d’anni d’anticipo. Con quella copertina scioccante e spettacolare. Personalmente preferisco Captain Beefheart e la sua magica banda nei dischi meno sperimentali e più convenzionali come “Safe As Milk” o “Clear Spot” dove c’è una rilettura del Blues innovativa, asciutta e personale. In ogni caso Don Van Vliet alias Captain Beefheart rimane uno dei più grandi musicisti di tutti i tempi. R.I.P.

07/12/2010

Emilio Gomariz

Extremity by Emilio Gomariz.

[http://emiliogomariz.blogspot.com/]

04/12/2010

Londra a 80 Gigapixel

Un’immagine di Londra a 80 gigapixel e a 360°. È navigabile e si possono fare degli zoom incredibili. Queste fotografie mi piacciono molto e vedo con piacere che gli autori continuano a raffinare la tecnica.

[http://www.360cities.net/london-photo-en.html]

29/11/2010

Solo gli stronzi muoiono

Solo gli stronzi muoiono (Mario Monicelli a Viva Radio 2 – Dicembre 2006)
Mario Monicelli (1915 – 2010) R.I.P.

[http://it.wikiquote.org/]

Vintage Vinos – Keith Richards

Keith Richards ha una voce unica. Non una bella voce ma una particolare. Un po’ come quella di Dylan o di Tom Waits. Una voce di carta vetrata che sa di bourbon, di sigarette e di altri vizi. Come cantante ha avuto poco spazio nei dischi degli Stones eppure le canzoni con la sua voce sono tra le più memorabili: “You Got the Silver”, “Happy”, “Slipping Away”, “The Worst”, “Thru and Thru” e la recente “This Place Is Empty”. I suoi dischi solisti sono passati invece abbastanza inosservati, anche se contenevano delle cose buone.

“Vintage Vinos” è una raccolta retrospettiva che mette insieme il meglio della produzione di Richards da solista ed è stata pubblicata in contemporanea con il suo libro autobiografico “Life”. Qui ci sono quattordici brani solidi che funzionano molto bene e insieme creano un disco straordinario. Si parte con “Take It So Hard”, probabilmente il pezzo più celebre di Richards solista, e si conclude con la rara “Hurricane” dedicata alle vittime dell’uragano Katerina. In mezzo ci sono pezzi Blues, Reggae e Rock, sempre con il tocco inconfondibile di Keith Richards alla chitarra e la sua voce da orco ubriaco. Vicino ai migliori dischi dei Rolling Stones non sfigura per niente. Mick Jagger non ne sarà molto contento.

“Se esprimi un desiderio è perché vedi cadere una stella, se vedi cadere una stella è perché guardi il cielo, e se guardi il cielo, è perché credi ancora in qualcosa...„
Bob Marley

 

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