Recensioni
Bob Dylan a Trento - 15/06/2008
Mar , 17 Giugno , 2008

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Non c’è un solo Bob Dylan, ne esistono diversi: c’è il cantautore impegnato, il Rocker “traditore”, il cantante Country, l’artista intimista, musicista credente, il poeta e l’icona del Rock. Quando uno decide di andare a vedere un concerto di Dylan, rischia di trovarsi solo di fronte all’ultima reincarnazione dell’artista e non di fronte a qualcuno che rappresenta tutti questi metamorfosi. Per questo motivo ero molto scettico e non avevo nessuna intenzione di andare a vedere dal vivo uno dei miei miti in passaggio nella mia città (a proposito, quando è che uno diventa intestatario di una città? Quando ci si nasce o dopo che ci si vive per una vita? Boh…). Alla fine degli amici mi hanno convinto e ci sono andato.
Bob Dylan che sale sul palco di Trento è un posato signore, un po’ su con gli anni, vestito da Cowboy. Tutti gli altri Dylan non sono presenti. L’atmosfera è quella degli ultimi due dischi in studio, “Love and theft” e “Modern times”, con quella loro indefinibile miscela tra il country, il rockabilly e lo swing. Il concerto inizia con “Tweedle Dee & Tweedle Dum”, la band comincia a carburare e si può già intuire che questi musicisti vestiti di nero è gente che sa il fatto suo. Si prosegue alterando pezzi classici, nella versione “Country/Rockabilly”, con le canzoni recenti. Questo trattamento delle canzoni classiche dà dei risultati talvolta splendidi (“Highway 61Revisted” e “Ballad of a thin man”), talvolta buoni (“Lay lady lay”), altre volte mediocri (“Don’t think twice it’s all right” e “Blind Willie McTell”) se non addirittura irritanti (“Blowin in the wind” è stata terrificante). I pezzi più recenti ovviamente sono più fedeli alle versioni originali e sono suonati molto bene. Da ricordare “Spirit on the water” e “Thunder on the mountain”.
Per tutto il concerto Dylan suona una piccola pianola e non guarda nemmeno il pubblico: la leggenda lo vuole scortese e lui non la smentisce. La band ha un bel suono, anche se si ha la sensazione che Dylan la tenga un po’ a freno. Quando il capo li lascia correre loro danno spettacolo. Purtroppo le idee di Dylan sono più orientate alla Country e i musicisti si adeguano.
Alla fine è stato un bel concerto di “questo” Dylan. Però Il Dylan che io amo è giovane, porta gli occhiali neri, ha i capelli lunghi e a Trento non c’è mai stato.
Gimme Shelter
Sab , 23 Giugno , 2007
I film documentari che trattano il Rock - i cosiddetti “Rockumentary”- generalmente sono dei lunghi spot pubblicitari che servono a promuovere un’artista, un gruppo o un evento. Sono costruiti secondo un consueto e sterile copione che consiste in riprese dal vivo, qualche banale intervista e un po’ d’immagini “rubate” in backstage. Le eccezioni ovviamente ci sono: per esempio “Don’t look back” di D.A. Pennebaker, che documentava la tournee Inglese di Bob Dylan nel 1965 o “Gimme Shelter”, dei fratelli Maysles, che racconta i Rolling Stones in giro per gli USA alla fine degli anni sessanta. Il primo, pur essendo un film di notevole bellezza, è concentrato soprattutto sul personaggio Dylan e tratta marginalmente la sua musica; “Gimme Shelter” invece sfiora la perfezione riuscendo a raccontare la musica, i musicisti ed anche il momento storico.
Il film inizia, in modo convenzionale, con gli Stones sul palco della Madison Square Garden di New York per trasferirsi poi in una sala di montaggio dove i membri della band sono ripresi mentre ascoltano un’inchiesta radiofonica sulla loro tragica esibizione ad Altamont, in California, dove gli “Hell’s Angles” del servizio d’ordine hanno ucciso a pugnalate un giovane di colore sotto il palco. Poi ci sono delle immagini riprese proprio dal concerto di Altamont, montati a dovere per aumentare l’effetto drammatico. “Gimme Shelter” sembra un film in presa diretta, in realtà è il risultato di un lungo e pregevole lavoro in post produzione che provoca questa sensazione allo spettatore.
Se “Woodstock” raccontava il sogno e l’utopia degli anni sessanta, “Gimme Shelter” ne racconta l’incubo. Il film si chiude con Mick Jagger e soci che guardano il momento dell’assassinio a rallentatore: i maledetti Rock Star si confrontano con le conseguenze delle proprie azioni. Gli “Stones” appaiono come dei cattivi maestri ed è un ruolo che sapranno sfruttare benissimo negli anni successivi.
Titolo: Gimme Shelter
Anno: 1970
Registi: Albert Maysles, David Maysles, Charlotte Zwerin
Cast: Mick Jagger, Keith Richards, Charlie Watts, Bill Wyman, Mick Taylor, Jerry Garcia, Grace Slick
Jerry Garcia / David Grisman
Dom , 17 Giugno , 2007
Jerry Garcia , in qualità di leader indiscusso dei Grateful Dead, era uno dei massimi esponenti del Rock psichedelico. Lui è famoso soprattutto per i suoi “viaggi” acidi con la chitarra elettrica in mano. Meno noto è invece la sua profonda conoscenza della musica popolare americana e la sua immensa passione per la musica tradizionale. Già nel 1970, in piena epoca Hippie di cui i Grateful Dead erano gli esponenti più rappresentativi, aveva guidato il gruppo a pubblicare un album folk-Rock che attingeva a piene mani dalla tradizione Bluegrass e Country. Quel disco era il celeberrimo “Workingman’s Dead”: un disco seminale tra i più importanti della storia del Rock e non solo. In suoi quasi trent’anni d’attività con i “Dead”, fino alla sua morte prematura avvenuta nel 1995, Garcia ebbe apparentemente poco tempo per dedicare alla musica tradizionale. In realtà spesso nelle pause delle tournee estenuanti dei Grateful Dead, Jerry Garcia trovava il tempo per partecipare alle sessioni informali con vari colleghi e soprattutto con il suo amico di vecchia data, il mandolinista, David Grisman. Le registrazioni di Garcia con Grisman, emerse soprattutto dopo la morte del primo, ci lasciano della musica straordinaria.
“Jerry Garcia/David Grisman”, datata 1991, è una splendida raccolta di nove canzoni acustiche interpretate in uno stile in bilico tra il Bluegrass e il country. La chitarra acustica di Garcia duetta con il magico mandolino di Grisman. Il disco si apre con una versione Bluegrass di “The thrill is gone” di B.B.King, il ritmo e l’atmosfera sono rilassanti e divertenti. Si prosegue con “Grateful Dawg” ed una versione acustica di “Friend of the devil” uno dei cavalli di battaglia dei Dead. L’altro gioiello è “Russian Lullaby” di Irving Berlin nella versione folk.
Il gran finale è “Arabia”: un brano avvolgente di ben 16 minuti che comincia con le atmosfere arabeggianti per finire in un giro spagnoleggiante che suona come la famosa “”Hasta siempre comandante (Che Guevara)”. Il lavoro di Garcia alla chitarra acustica è semplicemente stupefacente, come lo è del resto il mandolino di David Grisman. Questo è un disco consigliabile a tutti gli amanti della buona musica. Se non conoscete Jerry Garcia come musicista tradizionale, se pensate che il country è solo roba per i Cowboy o se non avete idea di quanto può essere profondo un disco folk provate ad ascoltare questo disco, sarete sorpresi.
Titolo: Jerry Garcia/David Grisman
Anno: 1991
Personnel:
Jerry Garcia: Chitarra, Voce
David Grisman: Mandolino
Joe Craven: Percussioni
James Kerwin: Basso
Jim Kerwin: Basso
Produttori: Jerry Garcia e David Grisman
Etichetta: Acoustic Disc
The Hot Spot (Original Soundtrack) – Music by Jack Nitzsche
Dom , 22 Aprile , 2007
The Hot Spot (“Il posto caldo”) è un film del 1990 diretto da ex “Easy Rider” Dennis Hopper e con l’ex “Miami Vice” Don Johnson come protagonista. Si tratta di un thriller, un po’ erotico, che si svolge nel sud degli stati uniti e a dire il vero non è nulla di speciale. La colonna sonora, composta da Jack Nitzsche, invece è un eccellente lavoro che coinvolge personaggi del calibro di Miles Davis, John Lee Hooker e Taj Mahal. Il film è ambientato sotto la linea Mason- Dixon perciò l’influenza principale per la musica è il Blues di delta che è eseguito, con immensa classe, dai maestri del genere John Lee Hooker e Taj Mahal. Il tocco magico di Miles Davis alla tromba impreziosisce ulteriormente le atmosfere. Il risultato è un interessante cross-over tra il Jazz e il Blues. Il Miles Davis elettrificato ha molte affinità con John Lee Hooker ed è sorprendente che non ci sia stata una collaborazione tra i due grandi musicisti prima di questa occasione. Qui finalmente possiamo sentire i due grandi insieme e risultato è semplicemente superlativo. L’altro musicista coinvolto è Roy Rogers, alla chitarra slide, che fornisce una prova maiuscola. La temperatura del disco è sempre elevata. “The Hot Spot” è un film troppo esile ed insignificante per meritarsi musica di questa levatura: meglio dimenticarsi del film e concentrarsi sulla sua musica che è d’assoluto pregio.
Titolo: The Hot Spot (Original Soundtrack)
Anno: 1990
Personnel:
Miles Davis: Tromba
Earl Palmer: Batteria
Bradford Ellis: Tastiere
John Lee Hooker: Chitarra, Voce
Taj Mahal: Chitarra, Voce
Tim Drummond: Basso
Roy Rogers: Chitarra Slide
Produttore esecutivo: Dennis Hopper
Etichetta: Island
Live at Massey Hall 1971 - Neil Young
Dom , 15 Aprile , 2007
Il grande Neil Young finalmente ha aperto le sue casseforti e sta pubblicando, uno per volta, dei dischi che ci offrono una nuova prospettiva sulla sua carriera. Il primo disco era una meravigliosa cavalcata elettrica, insieme ai fidi Crazy Horse nella loro migliore line up, e risaliva al 1970. Ora tocca ad uno straordinario concerto acustico, del 1971, nella natia Toronto. Neil Young in quel momento era reduce dei grandi successi in compagna dei “Crosby, Stills and Nash” e il suo disco da solista “After the Gold Rush”. Il concerto di “Messey Hall”, oltre ad essere un’esecuzione d’alta classe, è particolarmente interessante perché documenta Neil Young mentre propone per la prima volta in assoluto alcuni brani che l’anno successivo finiranno sul disco capolavoro “Harvest”, altri pezzi che saranno pubblicati qualche anno dopo e due canzoni che addirittura non saranno mai pubblicati (“Dance Dance Dance” e “Bad Fog of Loneliness”). Il concerto è coinvolgente oltre ogni attesa. Neil spesso fornisce un’introduzione parlata alle canzoni che ci fa capire la storia dietro ogni brano. Non ci sono momenti di debolezza o cadute di tono. Sentire le versioni ancora acerbe delle canzoni epocali come “Heart of Gold”, “The needle and the damage done” o “See the sky about the rain” danno brividi. Questo disco è uno scrigno pieno di meraviglie, non un prodotto destinato ai soli nostalgici.
Titolo: Live at Massey Hall 1971
Artista: Neil Young
Anno: 2007
Personnel: Neil Young: Voce, Chitarra, Piano
Produttori: Neil Young, David Briggs
Etichetta: Reprise /WEA
URL: http://www.neilyoung.com/
Van Morrison at the Movies
Gio , 8 Marzo , 2007
Il connubio tra il cinema Hollywoodiano e la musica popolare è molto spesso una mera questione di marketing. Una canzone, piazzata strategicamente, all’interno di un film può lanciare nuovi artisti o dare linfa alle carriere morenti. Gli artisti scelti per le effettive capacità artistiche si contano sulle dita di una mano. Uno di questi artisti è indubbiamente Van Morrison. Grazie ad un immenso repertorio che verosimilmente elabora quasi tutte le sfumature dell’anima umana, il “Cowboy di Belfast” ha contribuito ad un incredibile numero di pellicole.
Recentemente è stata pubblicata una compilation che raccoglie molte delle canzoni di Van Morrison utilizzate nei film. È interessante notare che nessuna delle canzoni di Van Morrison, usate nei film, è stata appositamente composta per l’occasione. Scorrendo i titoli ho scoperto che possiedo quasi tutte le canzoni della compilation – sono un fan sfegatato di Van Morrison se non si era capito – così ho creato una play list con le canzoni del disco e l’ho ascoltato tutta d’un fiato.
Il risultato è un ottimo disco: raccomandatissimo a chi non possiede i brani originali o conosce poco Van Morrison. Ho notato che ricordo nitidamente molte delle scene associate a queste canzoni. Un modo differente, e divertente, di ascoltare delle canzoni amate e conosciute.
Questa è la lista dei brani e le pellicole dove sono stati utilizzati.
1. Gloria” ( con i Them) (da “The Outsiders”)
2. “Baby, Please Don’t Go” (con i Them) (da”Cuore Selvaggio”)
3. “Jackie Wilson Said” (da “Il Papa di Greenwich Village”)
4. “Domino (Live) (da “Fuori dal tunnel”)
5. “Moondance (Live) (da “Un Lupo Mannaro Americano A Londra”)
6. “Queen of the Slipstream” (da “Extreme Close-Up”)
7. “Wild Night” (da” Thelma & Louise”)
8. “Caravan” (Live with The Band – “L’ultimo Valzer”)
9. “Wonderful Remark” (da “Re per una notte”)
10. “Brown Eyed Girl” (da “Nato il 4 di luglio”)
11. “Days Like This” (da “Qualcosa è cambiata”)
12. “Into the Mystic” (Live) (da “Patch Adams”)
13. “Hungry for Your Love” (da “Ufficiale e Gentiluomo”)
14. “Someone Like You” (da “French Kiss” ma anche “Il Diario di Bridget Jones”)
15. “Bright Side of the Road” (da “ Febbre a ‘90”)
16. “Have I Told You Lately” (da “ Un giorno per caso”)
17. “Real, Real Gone” (da” Donovan Quick” Film TV)
18. “Irish Heartbeat” (with the Chieftains) (da “Amori e Imbrogli”)
19. “Comfortably Numb” (Live con Roger Waters - from The Wall Concert in Berlin) (da “The Departed”)
Titolo: At The Movies - Soundtrack Hits
Artista: Van Morrison
Anno: 2007
Etichetta: Emi
URL: http://www.vanmorrison.co.uk/
Back to Black - Amy Winehouse
Lun , 5 Marzo , 2007
In questi giorni sta impazzando sulle radio Italiane una bella canzone soul della cantautrice Inglese Amy Winehouse dal titolo “Rehab” e dal ritornello accattivante (“noooo, noooo, noooo” e “gooo, gooo,gooo”).
Prima che questa sproporzionata esposizione radiofonica ci faccia odiare il brano e la sua autrice (come spesso succede) tengo a precisare che la cantante in questione è veramente brava - al di là dei “Gooo, Gooo, Gooo” ed i “Nooo, Nooo, Nooo” – e che la sua canzone parla di un argomento serio e doloroso come la riabilitazione dalle sostanze (“Rehab” significa “riabilitazione” appunto). L’album che contiene il brano “Rehab” s’intitola “Back to Black” ed è un disco Soul di pregiatissima fattura.
“Back to Black” suona come i dischi Motown degli anni 60 ed è una grandissima raccolta. Si tratta di un lavoro adulto creato da una persona interessante, pur con mille problemi alle spalle, che forse proprio per questo motivo appare sincera ed affascinante.
Amy Winehouse, è bianca ma canta come una cantante di colore, i suoi testi sono dolenti e peccaminosi nella migliore tradizione della musica Soul. Gli arrangiamenti sono volutamente vintage e talvolta sono davvero gradevoli. Non sarei sorpreso di vedere Amy Winehouse sui palchi del Festivalbar durante la prossima estate (i soldi contano sempre), ma sappiate che lei è comunque una cantautrice di qualità .
Una vera artista.
Titolo: Back to Black
Artista: Amy Winehouse
Anno: 2006
Produttori: Mark Ronson, Salaam Remi
Etichetta:Island
URL:http://www.amywinehouse.co.uk/
Back To Mono: La musica di Phil Spector
Mer , 17 Gennaio , 2007
Harvey Phillip Spector (detto Phil Spector), è il principe dei produttori musicali. La sua musica fatta di massicce orchestrazioni, sovraincisioni, battiti di mani e corretti languidi ha fatto storia. Per un decennio, dalla fine degli anni 50 fino alla fine degli anni 60, è stato artefice di un incredibile numero di successi da classifica: Tutta musica leggera ed adolescenziale fatta apposta per gli adolescenti. Tre minuti e via. Le sue collaborazioni “alte” con i Beatles o i Ramones non sono state fruttuose: Paul Mc Cartney tuttora lo accusa di avere rovinato “The Long and Winding Road”. Lui ha offerto il meglio di se con i “suoi“ gruppi: Le Ronette, le Crystals o i Righteous Brothers. Lui è il maestro delle 45 giri da presa sicura. “Back to Mono” è una raccolta di tre CD che comprendono le migliori produzioni di Phil Spector da 1959 a 1969. Attraverso le canzoni che compongono questa raccolta, ci si riesce a rendersi conto dell’influenza che quest’uomo ha avuto sulla musica Pop da allora fino ad oggi. Il cofanetto contiene anche il famoso l’album natalizio di Phil Spector, un’altra gemma che viene da lontano. Questa è la musica che probabilmente vale poco, è roba dozzinale, come le caramelle. Ma le caramelle sono anche buone e vanno gustate e godute. Questo cofanetto è come una scatola piena di caramelle d’assaporare lentamente. Un fantastico libretto con i testi e le fotografie completa questa meraviglia. Un cofanetto per tutti gli amanti della musica Pop.
Titolo: Back To Mono (1959 - 1969)
Artista: Artisti Vari
Anno: 1991
Musicisti: The Teddy Bears, Ben E. King, Gene Petney, The Crystals, The Ronettes, The Righteous Brothers, Darlene Love, Ike & Tina Turner ed altri
Produttore:Phil Spector
Etichetta:abcko
Caroline Now!
Mar , 16 Gennaio , 2007
In questi giorni sto ascoltando in maniera quasi ossessiva un album tributo dedicato ai Beach Boys, uscito nel 2000, dal titolo “Caroline Now!”. Gli album “tributo” sono generalmente noiosi e per lo più poco convincenti, specialmente se sono composti dalle cover troppo uguali alle canzoni originali. Alla fine degli anni novanta c’è stato un periodo quando ogni giorno usciva un nuovo album tributo a qualche artista da Ivano Fossati ai Kiss. Sinceramente pochi di quegli album hanno lasciato traccia di se. Una delle eccezioni è questa raccolta dedicata alla musica di Brian Wilson ed I Beach Boys. “Caroline Now!” infatti, è molto di più di un semplice album tributo. Innanzitutto si tratta di un progetto artistico pensato e ragionato per anni. A quanto si dice la gestazione dell’album, ha richiesto circa tre anni di lavoro. Le canzoni poi non sono i soliti hit che uno ci si potrebbe aspettare, si tratta per lo più degli episodi minori e poco conosciuti. Neanche gli artisti coinvolti, salvo rari casi, sono degli artisti famosi. La soave alchimia sonora, le melodie compatte ed armoniose creano un’atmosfera leggera ed affascinante. Ad ascoltare il disco, tutto d’un fiato, sembra di sentire una sola canzone. Lo spirito di Brian Wilson ed i Beach Boys (post Pet Sounds) scorre in ogni singolo brano di questa raccolta. Tra gli artisti coinvolti vanno ricordati Belle and Sebastian, Norman Blake (Teenage Fanclub), St Etienne, Alex Chilton (Big Star), The Pastels e The High Llamas. Merita citazione anche il libretto, pieno di fotografie rare e bellissime, che accompagna questo CD.
Titolo: Caroline Now! - The Music of Brian Wilson and the Beach Boys
Artista: Artisti Vari
Anno: 2000/Ristampato nel 2006 in doppio vinile 33 giri
Musicisti: Eugene Kelly, Alex Chilton, Kim Fowley, Saint Etienne, Norman Blake, The High Llamas, The Aluminum Group, Eric Matthews ed altri
Produttori:Stefan Kassel & Frank Lähnemann
Etichetta:Marina Records
Last Man Standing
Lun , 6 Novembre , 2006
Lui non è il “Re” né il “Boss”.
Lui è il “ Killer”.
Lui è Jerry Lee Lewis, uno dei padri fondatori del rock, verosimilmente quello più ribelle, quello che ha applicato il “Rock & Roll” alla vita reale attraverso matrimoni scandalosi, divorzi devastanti, problemi con quasi tutte le leggi (penale, civile e tributaria), lutti dolorosi, successi folgoranti e fallimenti catastrofici. Oggi a settantun anni sonati è il nonno del Rock e si dice che sia diventato molto più tranquillo anche nella vita di tutti i giorni. Quando si mette al pianoforte, però, perde una cinquantina d’anni di colpo e scatena un’energia esplosiva che pochi giovani d’oggi sarebbero in grado d’eguagliare. L’ultimo disco di Jerry Lee Lewis s’intitola “Last man Standing” ed è un vero e proprio compendio della musica popolare americana degli ultimi cinquant’anni. Il disco è composto di ventuno brani in gran parte delle cover di Rock, Blues e Country. Ad accompagnare “The Killer” in questo lavoro ci sono degli artisti di prima grandezza che con la loro partecipazione glorificano il maestro, leggere i loro nomi in fila fa davvero paura: Jimmy Page, B.B King, Bruce Springsteen, Neil Young, Robbie Robertson, Mick Jagger, Ronnie Wood, John Fogerty, Keith Richards, Ringo Starr, Little Richard, Don Henley, Kris Kristofferson, Eric Clapton.
Il risultato è un disco variegato e divertente che alterna i momenti sublimi a qualche brutta caduta, come la vita di Jerry Lee appunto. Il disco si apre alla grande con una dichiarazione programmatica: “Rock & Roll” dei Led Zeppelin, con Jimmy Page in persona alla chitarra. Il pianoforte selvaggio di Jerry Lee dialoga con la chitarra di Jimmy Page sulle note della storica canzone degli Zeppelin. Due minuti tirati d’energia pura. “Pink Cadillac “(di e con Bruce Springsteen) è sporco e rudimentale, quasi garage, e sembra essere scritto apposta per Jerry Lee Lewis. Il Boss e il Killer offrono un’interpretazione degna della loro fama. Gli Stones si presentano in tre e suonano in due brani differenti, da una parte Mick Jagger e Ronnie Wood, in “Evening Gown”, un brano country firmato da Mick Jagger stesso, e dall’altra Keith Richards da solo in “ That Kind of fool”. Entrambe le canzoni sono molto belle e ben eseguite e ricordano gli storici brani country degli Stones. Neil Young appare in “You don’t have to go”, un classico Blues di Jimmy Reed nella versione stralunata. Il pianoforte detta i tempi e Neil ci mette pure un po’ di chitarra distorta, come sa fare lui, che non guasta. John Fogerty si esibisce in “Travellin’ Band”. È veramente difficile sentire il grande John Fogerty suonare in disco di qualcun altro, lui non è un musicista “prezzemolo” (come quelli che suonano con Zucchero per intenderci), se è qui vuol dire che ha grandissima stima per il padrone di casa e basta. Robbie Robertson e il suo “Twilight” sono una presenza d’alta classe. Ringo Starr canta e suona la batteria in “Sweet Little Sixteen” mentre i Beatles vengono omaggiati con “I saw her Standing there “ che è un fantastico duetto tra Jerry Lee e Little Richard. I due maestri del pianoforte rock al confronto. Eric Clapton è un gran chitarrista e il suo contributo è d’altissima classe, anche se lui è uno di quei musicisti “prezzemolo” che suonano con cani e porci ( Zucchero per fare un nome a caso…). L’unica presenza veramente superflua e spiacevole è quella di Toby Keith: un burino sudista testa di (metteteci la parolaccia che più vi garba) nonché sostenitore di Geroge W. Bush.
In conclusione “Last Man Standing” è un gran bel disco, una delle uscite più importanti dell’anno. Nonostante l’esercito dei musicisti fuori classe che vi partecipa è un disco di Jerry Lee Lewis a tutti gli effetti.
Se esistesse una scuola del Rock, questo disco sarebbe uno dei testi obbligatori su cui studiare.
Titolo: Last man standing
Artista: Jerry Lee Lewis
Anno: 2006
Musicisti: Jerry Lee Lewis(Pianoforte, Voce e Organo), Bruce Springsteen (Voce), Jimmy Page (Chitarra), Neil Young (Chitarra e voce), Mick Jagger (voce), Keith Richards (voce), Ronnie Wood (pedal steel guitar, )Ringo Starr (Voce e batteria), Eric Clapton (Chitarra), B. B. King (Chitarra), Robbie Robertson (Chitarra), Little Richard (Voce), Merle Haggard (Voce e Chitarra), John Fogerty (Voce), Buddy Guy (Voce e Chitarra), Kid Rock (Voce), Rod Stewart (Voce), Kris Kristoferson (Voce), Toby Keith (Shit!), Don Henley (voce), Willie Nelson (voce e chitarra), Jim Keltner (Batteria e Percussioni), Delaney Bramlett(Voce), Harold Hutchinson (Basso), Dave Woodruff (Sax) .
Produttore: Jimmy Rip
Etichetta:Artist First