Musica

Sono un divoratore onnivoro di musica. Preferisco il Rock americano senza fronzoli (leggi: Springsteen, Neil Young, Dylan, ecc … ), ma non disdegno nemmeno un Frank Sinatra d’annata o qualche bella canzone italiana cantata da Mina. In queste pagine vorrei presentarvi i dischi che ho amato e che continuo ad amare.

So Sad About Us - Pete Townshend & Paul Weller

Sab , 2 Agosto , 2008

[http://www.youtube.com/]

Je t’aime… moi non plus

Mer , 30 Luglio , 2008


Taken from flickr.com, originally uploaded by craigga.

Mi piace molto questa fotografia di Serge Gainsbourg, Jane Birkin e le figlie. La fotografia risale agli anni ottanta quando la celebre coppia si era ormai separata ed entrambi erano coinvolti in altre relazioni. La bambina più piccola è, infatti, figlia della Birkin e del suo nuovo compagno di allora (il regista Jacques Doillon, per la cronaca). Qui si vede una serena famiglia allargata e si percepisce affetto e calore.

E pensare che i due erano considerati la coppia più trasgressiva, sexy e glamour degli anni sessanta e settanta.

Mick Jagger ha raggiunto l’età di pensione

Mar , 29 Luglio , 2008

Dallo scorso sabato Mick Jagger, che ha compiuto 65 anni, ha diritto alla pensione sociale di 91 sterline settimanali prevista per tutti i cittadini britannici.
Con un patrimonio estimato in 450 milioni di dollari, più la pensione, il vecchio rocker dovrebbe riuscire ad affrontare la crisi della terza settimana che affligge gli altri pensionati.

[http://news.yahoo.com/]

Se lo giri, si sente la voce di satana

Gio , 17 Luglio , 2008

Si parla dell’ iPhone come si parlava negli anni settanta dei dischi Rock, che se li ascoltavi alla rovescia ti comunicavano messaggi satanici. Adesso c’è gente che si dà da fare per interpretare l’ora che viene visualizzata in tutte le pubblicità dell’iPhone (9.42) e tutti a scervellarsi sui presunti significati esoterici di questi numeri. Mi vengono in mente anche tutte le interpretazioni bislacche della copertina di “Abbey Road” dei Beatles: anche allora tutti si interrogavano sui numeri del maggiolino parcheggiato in un angolo. Certo che quelli di Apple sono bravi a farsi la pubblicità anche con niente.

[http://www.repubblica.it/]

Bruce Springsteen & The E Street Band - Milano 25/06/2008

Ven , 27 Giugno , 2008

La recensione rapida: abbiamo goduto come i fachiri!

La recensione estesa: A Milano fa molto caldo. Tuttavia la temperatura sale ulteriormente quando sui giganteschi schermi sistemati sui due lati del palco appaiano le prime immagini. I musicisti salgono sul palco, ci sono gli applausi scroscianti. Nonostante l’allegria del momento, io non riesco a non pensare a Danny Federici – il tastierista storico della E Street band - che non c’è più. Bruce saluta il pubblico in italiano e domanda se fa abbastanza caldo. Alla risposta positiva del pubblico parte un’esplosiva versione di “Summertime Blues” di Eddie Cochran.
Seguirà tre ore torride di musica, senza soluzione di continuità, suonata con l’anima e il cuore. Si sa che ogni concerto di Springsteen è una garanzia, ma l’esibizione di San Siro ha superato di slancio ogni attesa, anche per noi springsteeniani di vecchia data e reduci di tanti suoi concerti. Bruce è in forma smagliante, ha voglia di avere contatto con il suo pubblico e grazie alla particolare disposizione del palco più volte si avvicina fisicamente alle persone ammassate nelle prime file, si lascia toccare e persino bacia qualche fanciulla del pubblico.

La scaletta della serata è da sogno: una miscela tra i classici, con particolare predilezione per le canzoni di “Darkness”, e pezzi recenti.

“Prove It All Night”
, con il dialogo tra le chitarre di Bruce e Miami Steve nella parte centrale, è semplicemente fantastica e mi fa ricordare perché valeva la pena darsi tanto disturbo, prendere un giorno di ferie e affrontare un viaggio per andare a vedere il concerto.

Bruce stasera accetta addirittura richieste, e tra tutte quelle che il pubblico gli rivolge, scritte sui pezzi di cartone, lui sceglie “None but the brave” e soprattutto “Hungry Heart” che è cantata a squarciagola da tutto lo stadio come vuole la tradizione.

“Candy’s room” e “Darkness” sono suonate entrambe in modo superlativo e dopo l’allegra parentesi di “Darlington County” arriva una versione stratosferica di “Because The Night” con assolo chilometrico di chitarra. Il coinvolgimento del pubblico a questo punto è totale.

“She’s The One”
stacca un po’ dai ritmi precedenti e ci sta proprio bene in questo momento. “Livin’ In The Future” è una delle canzoni di “Magic” e forse ha meno pathos rispetto ai pezzi precedenti ma è l’ideale apripista per “Mary’s Place” che la segue. Ormai la festa è al culmine e “I’m On Fire” fa salire ulteriormente la temperatura del concerto. Bruce canta seduto sul bordo del palco a fianco di Nils Lofgren, è un momento indimenticabile e tutti ne siamo coscienti.

“Racing In the Street” dal vivo è il sogno di ogni fan di Springsteen con Roy Bittan in evidenza. “The Rising”,“Last To Die” e “Long Walk Home”ci portano nel presente a dimostrazione che la gloriosa storia della “E Street Band” continua.

“Badlands”
esalta la platea al punto tale che per qualche istante si teme per la solidità dello stadio. La gente canta così forte che copre quasi il suono della band. Il finale del brano è tutto per la batteria scatenata di Max Weinberg.

“Girls In Their Summer Clothes” offre un attimo di sollievo prima dell’incredibile tour de force di “Detroit Medley”,”Born To Run” e “Rosalita”. Sembra di essere tornati al 1978 e le leggendarie esibizioni di “Darkness Tour”. Qualcosa di esagerato.

“Bobby Jean”
e “Dancing In The Dark” sono coinvolgenti, ma la vera sorpresa è “American Land”: sembra impossibile che una canzone folk, suonata prevalentemente con le fisarmoniche e il violino, possa far ballare sessanta mila persone eppure è così. L’allegria è alle stelle e non riesco a credere che siano già passate tre ore da quando siamo partiti.

Sembra finita, la band appare intenzionata ad abbandonare il palco, ma c’è un inatteso colpo di coda: una versione travolgente di “Twist And Shout” cantata da tutti. La degna conclusione di un concerto perfetto. Una volta sceso dal palco, Bruce si dirige inseguito dalle guardie del corpo, verso gli inservienti esterrefatti e gli ringrazia con una mano sul cuore. Davvero un bel gesto.

Questo è stato il concerto più bello che io abbia mai visto.

Bob Dylan a Trento - 15/06/2008

Mar , 17 Giugno , 2008



Picture taken from Flickr.com. Originally uploaded by Talba
© 2008 Talba, all rights reserved

Non c’è un solo Bob Dylan, ne esistono diversi: c’è il cantautore impegnato, il Rocker “traditore”, il cantante Country, l’artista intimista, musicista credente, il poeta e l’icona del Rock. Quando uno decide di andare a vedere un concerto di Dylan, rischia di trovarsi solo di fronte all’ultima reincarnazione dell’artista e non di fronte a qualcuno che rappresenta tutti questi metamorfosi. Per questo motivo ero molto scettico e non avevo nessuna intenzione di andare a vedere dal vivo uno dei miei miti in passaggio nella mia città (a proposito, quando è che uno diventa intestatario di una città? Quando ci si nasce o dopo che ci si vive per una vita? Boh…). Alla fine degli amici mi hanno convinto e ci sono andato.

Bob Dylan che sale sul palco di Trento è un posato signore, un po’ su con gli anni, vestito da Cowboy. Tutti gli altri Dylan non sono presenti. L’atmosfera è quella degli ultimi due dischi in studio, “Love and theft” e “Modern times”, con quella loro indefinibile miscela tra il country, il rockabilly e lo swing. Il concerto inizia con “Tweedle Dee & Tweedle Dum”, la band comincia a carburare e si può già intuire che questi musicisti vestiti di nero è gente che sa il fatto suo. Si prosegue alterando pezzi classici, nella versione “Country/Rockabilly”, con le canzoni recenti. Questo trattamento delle canzoni classiche dà dei risultati talvolta splendidi (“Highway 61Revisted” e “Ballad of a thin man”), talvolta buoni (“Lay lady lay”), altre volte mediocri (“Don’t think twice it’s all right” e “Blind Willie McTell”) se non addirittura irritanti (“Blowin in the wind” è stata terrificante). I pezzi più recenti ovviamente sono più fedeli alle versioni originali e sono suonati molto bene. Da ricordare “Spirit on the water” e “Thunder on the mountain”.

Per tutto il concerto Dylan suona una piccola pianola e non guarda nemmeno il pubblico: la leggenda lo vuole scortese e lui non la smentisce. La band ha un bel suono, anche se si ha la sensazione che Dylan la tenga un po’ a freno. Quando il capo li lascia correre loro danno spettacolo. Purtroppo le idee di Dylan sono più orientate alla Country e i musicisti si adeguano.

Alla fine è stato un bel concerto di “questo” Dylan. Però Il Dylan che io amo è giovane, porta gli occhiali neri, ha i capelli lunghi e a Trento non c’è mai stato.

Le copertine più brutte della storia

Lun , 16 Giugno , 2008

Una divertente collezione di copertine di dischi veramente orrende. Alcune sono così brutte che possono ispirare la fantasia.

[http://www.sun-sentinel.com]

I Know You’re Married But I’ve Got Feelings Too - Martha Wainright

Mar , 10 Giugno , 2008

Il romanticismo, in questi anni maledetti, è un’esperienza dolorosa. Lo sa bene Martha Wainright, cantautrice statunitense e sorella del più celebre Rufus, che ha appena pubblicato un album pieno di romanticismo e perciò colmo di dolore. “I Know You’re Married But I’ve Got Feelings Too “ è un disco bello che colpisce per la sua franchezza e per la sua visione femminile dell’amore.

La musica non è triste: le atmosfere ricordano lontanamente Kate Bush degli anni 80 e sono godibilissime. Tra le canzoni da segnalare c’è il duetto con il fratello Rufus (The Tower), una cover degli Eurythmics (Love is a stranger), una dei Pink Floyd (See Emily play) e l’intenso pezzo d’apertura (Bleeding All Over You). Tutto il disco è comunque molto bello ed elegante.

Martha Wainright dimostra di possedere notevole talento e sensibilità. Lei non ha solo delle belle gambe, ma anche una testa fina, che come si sa, può essere molto sexy.

Potete ascoltare il disco anche online sullo spazio MySpace di Martha Wainright [Qui].

[http://www.marthawainwright.com/]

100 dischi Jazz essenziali

Dom , 18 Maggio , 2008

Il New Yorker ha pubblicato una lista dei 100 dischi jazz considerati essenziali.

[http://www.newyorker.com/]

Danny Federici

Mar , 13 Maggio , 2008

Sembrava un impiegato al servizio di Rock’NRoll. Eppure si dice che piacesse un casino alle donne, a tal punto che dopo i concerti non si sapesse dove potesse andare a finire(forse tra le braccia di qualche fan???). A punto tale da meritarsi l’appellativo di “The Fantom” , la fantasma. Danny Federici era un grandissimo musicista. Era uno dei fondamenti della E Street Band di Springsteen. Era sua la malinconica fisarmonica di “Sandy”, l’organo febbrile nella finale apocalittica di “Born To Run” e quello triste di “You are missing”. Da queste parti lui piaceva tanto: un po’ perché aveva un cognome Italiano e un po’ perché era troppo normale per essere uno che faceva parte della leggenda del Rock. Danny Federici si è spento per una melanoma il 17 Aprile scorso, all’età di 58 anni. Io non lo conoscevo personalmente ma era confortante sapere che in mondo esistevano persone come lui.

Mi mancherà molto.