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19 set 2010

Young Boss

Rolling Stone propone una fantastica galleria fotografica dedicata agli anni giovanili di Sprinsgteen. Non c’è nulla di nuovo, sono tutte fotografie già viste, ma sono troppo divertenti.

[http://www.rollingstone.com/]

15 set 2010

Fistful Of Mercy


Fistful Of Mercy è il nome di un supergruppo composto da Ben Harper, Joseph Arthur e dal figlio di George Harrison, Dhani. Il loro primo disco esce il prossimo Ottobre e si chiama “As I Call You Down”. Il primo brano d’assaggio, disponibile per il download gratuito, promette bene. Mi piace proprio.

[http://fistfulofmercy.com/]

5 set 2010

Mojo – Tom Petty & The Heartbreakers

Tom Petty è uno dei grandi del Rock. Lui forse non ha mai inventato niente di totalmente nuovo ma sempre ha saputo interpretare al meglio e con inconfondibile personalità gli stili già esistenti. I primi lavori di Tom Petty & Heartbreakers suonavano come i dischi dei Byrds ma allo stesso tempo erano freschi e autentici. Dopo trent’anni di onorata carriera la tradizione continua: l’ultimo lavoro di Tom Petty, suona come un disco degli Allman Brothers ma è allo stesso tempo originale al 100%.

“Mojo”, è un album intriso di blues e Rock sudista registrato in presa diretta dal vivo in studio, senza fronzoli e con poche sovraincisioni. E la cosa si sente eccome. Gli Heartbreakers sono dei musicisti d’altissimo livello e hanno una coesione totale. Quando si lanciano nelle ballate e nei lunghi brani di questo disco diventano davvero irresistibili. Già in secondo brano, il lungo e psichedelico “First Flash Of Freedom”, che dura quasi sette minuti, si può apprezzare il lavoro di ogni singolo elemento della banda; in particolare la chitarra solista di Mike Campbell e il fraseggio elegante di Benmont Tench alle tastiere.

“US 41” e “Takin My Time” sono due pezzi di puro Blues molto belli, anche se c’azzeccano poco con la musica di Tom Petty come la conosciamo. Forse servono a giustificare il titolo del disco. Quel “Mojo”, quell’alone di magia, tanto caro ai bluesman. Comunque ci stanno bene nella raccolta e hanno un loro perché.

Le cose più belle dell’album sono nascoste probabilmente nella notturna e appiccicosa “The Trip to Pirates Cove” e nella dolcezza asciutta di “No Reason To Cry” sorretta dalla steel guitar. C’è da aggiungere che canzoni deboli o brutte non c’è ne sono. Il livello qualitativo è sempre molto elevato.

In un’annata caratterizzata da diversi dischi eccellenti, questo “Mojo” si candida seriamente per il titolo del disco più bello, anche se non esiste una gara. In ogni caso è una conferma che dal punto di vista creativo Tom Petty & The Heartbreakers, ormai sessantenni, sono ancora una forza.

[http://www.tompetty.com/]

31 ago 2010

The Wilderness Downtown

The Wilderness Downtown è l’ultimo video interattivo e sperimentale degli Arcade Fire. Si fa l’uso massiccio di HTML 5 e Google Street View perciò funziona come si deve solo sul Browser Google Chrome. Anche se richiede un sacco di memoria, è un’esperienza unica da vedere assolutamente. Un consiglio: bisogna inserire l’indirizzo della propria casa per partire, ma con le città italiane non funziona, è meglio inserire una città americana. Io ho provato con Boston e risultato è stato favoloso.

[http://thewildernessdowntown.com/]

26 ago 2010

Le automobili sono metafore, il buio è reale

Oggi è arrivata la notizia ufficiale di un cofanetto celebrativo dedicato a “Darkness On The Edge Of Town”, uno dei dischi più importanti e complessi di Bruce Springsteen, che sarà pubblicato il prossimo Novembre. Il cofanetto è molto ricco, con ben sei dischi (3 CD e 3DVD o Blue Ray Disc) che conterranno del materiale audio e video in gran parte inedito. Il titolo dell’operazione è eloquente: “The Promise”, che è il titolo di una canzone ma è anche un riferimento quasi esplicito a una promessa, forse mai pronunciata ma nemmeno smentita di qualcosa che poteva celebrare in modo adeguato quel disco leggendario a trent’anni dalla sua pubblicazione che capitava nel 2008. L’anniversario in questione è arrivato e passato senza particolari festeggiamenti, anche perché in quei giorni il Boss era occupato a dare una mano al futuro presidente Obama per le imminenti elezioni. La promessa ha continuato a galleggiare nell’aria e oggi è stata finalmente mantenuta. A leggere i comunicati di stampa e a vedere il lungo elenco delle cose che saranno racchiuse nel cofanetto mi sembra di poter dire che valeva la pena aspettare. Per quanto mi riguarda personalmente, sembra quasi un sogno. Perché “Darkness” è qualcosa di assolutamente speciale; non è un disco qualsiasi; non è un’opera d’arte qualunque. Anche se racconta di desolate periferie americane, delle macchinone truccate e dei mondi da me lontanissimi, in realtà parla dei sogni e delle frustrazioni che tutti abbiamo e che tutti proviamo a prescindere dal posto in cui siamo nati. Nonostante l’amarezza di fondo e il dolore che si avverte in tutte le sue canzoni, “Darkness” rimane un incredibile inno alla speranza. Poi ci sono una serie di leggende che circolano intorno a questo disco e alla sua realizzazione. Per anni ci siamo limitati a immaginare Bruce e la Banda mentre costruivano il loro capolavoro, finalmente potremmo vederli all’opera.

Non vedo l’ora che arrivi Novembre.

24 ago 2010

Oh, Sweet mother of god

Qui diconco che Springsteen avrebbe concesso l’uso di una sua canzone a Muccino Junior per il suo prossimo film. Sono disgustato al solo pensiero.

Update: Intanto che io vado a vomitare potete guardare il video.
È ufficiale: il Boss è rincoglionito.

Grazie a Arianna per la segnalazione.
Grazie a Max per il video.

[http://notiziefresche.info/nuovo-film-di-silvio-muccino-con-una-canzone-di-springsteen_post-29509/]

19 ago 2010

Chamber Music Society – Esperanza Spalding

Un paio d’anni fa si parlava molto di Esperanza Spalding come uno dei migliori talenti musicali della sua generazione. In quel periodo lessi molte recensioni entusiastiche sul conto di questa giovanissima musicista ma per motivi che ora non ricordo non riuscii ad ascoltare nessuno dei suoi lavori. La pubblicazione del suo nuovo disco mi ha dato la possibilità di colmare finalmente questa mia lacuna.

“Chamber Music Society” è un lavoro brillante che fonde sapientemente il jazz con la musica da camera. Per certi versi assomiglia a“Scratch My Back” di Peter Gabriel, dove l’ex leader dei Genesis faceva un’operazione simile mischiando il Rock con la musica cameristica. Esperanza nonostante la giovane età (ha solo 26 anni) è una contrabbassista affermata e qui dimostra essere anche una brava cantante e raffinata compositrice. La musica è costruita su più strati con un tappeto sonoro creato da un trio d’archi che funge da sfondo per gli assoli degli altri strumenti. Gli arrangiamenti portano la firma di Gil Goldstein e lasciano ampio spazio all’improvvisazione dei solisti. Esperanza suona il contrabbasso e canta in modo sublime. Lei ha radici latine e ama la musica brasiliana. In “Chamber Music Society” c’è una spruzzata di musica brasiliana che si avverte sempre e che talvolta diventa più marcata fino a diventare il tema portante in alcuni brani. Alla batteria c’è Terri Lyne Carrington, che insieme alla stessa Esperanza al contrabbasso, dà vita ad una sezione ritmica tutta femminile e ciò è abbastanza inusuale. Un po’ di femminismo non fa male neanche nel jazz.

Esperanza Spalding è un talento eccezionale. Per avere un’idea delle sue capacità basta sapere che lei da sei anni, vale a dire da quando di anni ne aveva venti, insegna il contrabbasso a Berklee College Of Music di Boston. Ovvero insegna la musica in un’istituzione che tra i suoi allievi vanta molti tra i più grandi musicisti degli ultimi decenni. Niente male per una bambina nata in povertà. Lei è un fenomeno sul serio.

Titolo: Chamber Music Society
Artista: Esperanza Spalding
Anno: 2010
Produttore: Esperanza Spalding, Gil Goldstein
Etichetta: Heads Up International

[http://www.esperanzaspalding.com/]

4 ago 2010

Pacific Ocean Blue – Dennis Wilson

Dennis Wilson era il “figo” dei Beach Boys. L’unico che sapeva fare il Surf per davvero. Quello che si comportava da Star con l’annesso stile di vita “Sesso, droga e Rock & Roll”. Quello delle bevute colossali. Quello che frequentava Charles Manson. La sua attività all’interno del gruppo invece era abbastanza limitata. Dennis era solo il batterista. La mente creativa dei Beach Boys era il fratello maggiore di Dennis, Brian, e gli altri due componenti, il fratello minore Carl e il cugino Mike Love, erano entrambi dei musicisti più preparati e migliori di lui. Nessuno poneva grandi aspettative in Dennis. Leggo in giro che quando uscì il suo primo e unico lavoro da solista, questo “Pacific Ocean Blue” del 1978, la critica e il pubblico rimasero alquanto sorpresi, perché nessuno credeva che Dennis Wilson fosse capace di fare qualcosa di così bello e profondo. Poi quelli erano gli anni 70 e una Rockstar affermata che viveva in California poteva limitarsi alle cose ben più superficiali anziché avventurarsi in un’opera così complessa e introspettiva. “Pacific Ocean Blue” è, in effetti, una sorpresa dall’inizio alla fine e dopo trent’anni suona ancora fresco e originale. La musica è dolce e maestosa. Suona veramente bene in cuffia di fronte al mare, forse perché richiama proprio i movimenti del mare. “River Song” è una preghiera cantata e la voce di Wilson sembra quella di un angelo.

Dennis morirà annegato nell’oceano cinque anni dopo la pubblicazione di questo disco. Uno che ha registrato un disco così potrà riposare in pace per eternità.

[http://www.pacificoceanblue.net/]

3 ago 2010

La valigetta di Miles

Se avessi avuto 1200$ che mi avanzavano probabilmente li avrei investiti in questo favoloso cofanetto di Miles Davis con tutto il materiale che il grande trombettista incise per la Columbia Records (ben 43 dischi). La valigetta è disponibile in una serie numerata di 1955 pezzi e contiene anche degli altri gadget che farebbero la felicità di ogni feticista musicale.

[http://www.sonymusicdigital.com/miles-davis/details/5506623]

17 mag 2010

Hearts and Bones – Paul Simon

In questo periodo ascolto assiduamente “Hearts and Bones”, probabilmente l’album meno venduto e più sottovalutato di Paul Simon. Quando uscì nel 1983, “Hearts and Bones”, ebbe vendite modeste e una fredda accoglienza da parte di critica. Mi viene da pensare che forse era troppo personale e raffinato per quegli anni ruspanti. Eppure queste dieci canzoni sono musicalmente ricche e hanno degli splendidi testi introspettivi con delle osservazioni ironiche sulla mezza età degne del miglior Woody Allen. Ci sono delle canzoni sugli amori in corso (“Hearts and Bones”) e sugli amori finiti (“Train in distance”). C’è un omaggio surreale al pittore Magritte (“René and Georgette Magritte with their Dog after the War”) e un geniale brano sull’era dell’informatica che stava per incominciare (“When Numbers Get Serious”). Il disco si chiude con “The Late Great Johnny Ace”, una riflessione amara sulla morte di John Lennon che incorpora una composizione di Phillip Glass.

“Hearts and Bones” è uno dei dischi più belli di Paul Simon.

Da riscoprire.

[http://www.paulsimon.com/]

“Se esprimi un desiderio è perché vedi cadere una stella, se vedi cadere una stella è perché guardi il cielo, e se guardi il cielo, è perché credi ancora in qualcosa...„
Bob Marley

 

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