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	<title>Stelle Cadenti &#187; Dischi</title>
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	<description>Weblog di Shahab Shakib Passand</description>
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		<title>Philarmonics &#8211; Agnes Obel</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Apr 2011 22:01:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>shakib</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A me piace moltissimo scoprire delle cose attraverso l’internet e tramite il passaparola che i mezzi tecnologici moderni consentono (il Buzz come dicono quelli più fighi). Anche se in questi ultimi mesi non ero in vena di scrivere sul blog ho continuato a seguire i Buzz sulla rete e così sono venuto a spere d’esistenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://shakib.net/wp/wp-content/uploads/2011/04/Agnes-Obel-Philharmonics-Front-Cover-49063.jpg" alt="" title="Agnes-Obel-Philharmonics-Front-Cover-49063" width="400" height="400" class="alignnone size-full wp-image-4682" /></p>
<p>A me piace moltissimo scoprire delle cose attraverso l’internet e tramite il passaparola che i mezzi tecnologici moderni consentono (il Buzz come dicono quelli più fighi). Anche se in questi ultimi mesi non ero in vena di scrivere sul blog ho continuato a seguire i Buzz sulla rete e così sono venuto a spere d’esistenza di<strong> Agnes Obel</strong>.</p>
<p>Agnes Obel è una musicista Danese di estrazione classica – nel senso che ha studiato la musica classica molto seriamente – e vive e lavora a Berlino. Il suo disco “Philarmonics” sta andando fortissimo in Europa settentrionale e nella sua Danimarca è addirittura due volte disco di platino. Si tratta di un lavoro raffinato e piacevole, costruito sui sapienti tocchi di pianoforte e sulla voce cristallina di Agnes. Tutto è davvero bello secondo i canoni di bellezza della gente del nord dove ci si esprime senza fronzoli e in modo più essenziale possibile.</p>
<p>“Philarmonics” è in vendita a meno di 6€ su iTunes ed è una vera delizia da ascoltare.<br />
Da non perdere. </p>
<p>[<a href="http://www.agnesobel.com/">http://www.agnesobel.com/</a>]</p>
<p><iframe src="http://rcm-it.amazon.it/e/cm?lt1=_blank&#038;bc1=FFFFFF&#038;IS2=1&#038;npa=1&#038;bg1=FFFFFF&#038;fc1=000000&#038;lc1=0000FF&#038;t=stelcade-21&#038;o=29&#038;p=8&#038;l=as1&#038;m=amazon&#038;f=ifr&#038;ref=tf_til&#038;asins=B00470HPJI" style="width:120px;height:240px;" scrolling="no" marginwidth="0" marginheight="0" frameborder="0"></iframe></p>
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		<title>Joan As Police Woman &#8211; The Deep Field</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Mar 2011 22:03:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>shakib</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Disegni]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
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		<category><![CDATA[Joan As Police Woman]]></category>

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		<description><![CDATA[[Scarica la versione ad alta risoluzione] Ultimamente ascolto assiduamente il disco di Joan As Police Woman che si chiama &#8220;The Deep Field&#8221;. Qui ho cercato di esprimere la mia opinione a proposito del disco attraverso un piccolo fumetto invece della solita recensione. Apprezzerei molto ogni commento e opinione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://shakib.net/wp/wp-content/uploads/2011/03/joan_as_police_woman.pdf"><img src="http://shakib.net/wp/wp-content/uploads/2011/03/joan_as_police_woman.jpg" alt="" title="Joan As Police Woman - The Deep Field" width="400" height="566" class="alignnone size-full wp-image-4656" /></a></p>
<p>[<a href="http://shakib.net/wp/wp-content/uploads/2011/03/joan_as_police_woman.pdf">Scarica la versione ad alta risoluzione</a>]</p>
<p>Ultimamente ascolto assiduamente il disco di <strong>Joan As Police Woman</strong> che si chiama &#8220;The Deep Field&#8221;. Qui ho cercato di esprimere la mia opinione a proposito del disco attraverso un piccolo fumetto invece della solita recensione. Apprezzerei molto ogni commento e opinione.</p>
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		<title>Vintage Vinos &#8211; Keith Richards</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Nov 2010 22:55:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Keith Richards ha una voce unica. Non una bella voce ma una particolare. Un po’ come quella di Dylan o di Tom Waits. Una voce di carta vetrata che sa di bourbon, di sigarette e di altri vizi. Come cantante ha avuto poco spazio nei dischi degli Stones eppure le canzoni con la sua voce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://shakib.net/wp/wp-content/uploads/2010/11/Keithrichardsvvinos.jpg" alt="" title="Keithrichardsvvinos" width="400" height="400" class="alignnone size-full wp-image-4525" /></p>
<p>Keith Richards ha una voce unica. Non una bella voce ma una particolare. Un po’ come quella di Dylan o di Tom Waits. Una voce di carta vetrata che sa di bourbon, di sigarette e di altri vizi. Come cantante ha avuto poco spazio nei dischi degli Stones eppure le canzoni con la sua voce sono tra le più memorabili:  “You Got the Silver&#8221;, “Happy”, &#8220;Slipping Away&#8221;, &#8220;The Worst&#8221;, &#8220;Thru and Thru&#8221; e la recente &#8220;This Place Is Empty&#8221;. I suoi dischi solisti sono passati invece abbastanza inosservati, anche se contenevano delle cose buone. </p>
<p> “Vintage Vinos” è una raccolta retrospettiva che mette insieme il meglio della produzione di Richards da solista ed è stata pubblicata in contemporanea con il suo libro autobiografico “Life”. Qui ci sono quattordici brani solidi che funzionano molto bene e insieme creano un disco straordinario.  Si parte con “Take It So Hard”, probabilmente il pezzo più celebre di Richards solista, e si conclude con la rara “Hurricane” dedicata alle vittime dell’uragano Katerina. In mezzo ci sono pezzi Blues, Reggae e Rock, sempre con il tocco inconfondibile di Keith Richards alla chitarra e la sua voce da orco ubriaco. Vicino ai migliori dischi dei Rolling Stones non sfigura per niente. Mick Jagger non ne sarà molto contento.</p>
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		<title>Madman Across The Water &#8211; Elton John</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Oct 2010 22:01:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>shakib</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se Elton John avesse smesso di pubblicare dischi nei primi anni 70, ci saremo ricordati di lui come uno dei più grandi autori di sempre. Disgraziatamente lui non si fermò e continuò a mandare sugli scaffali dei negozi (e in cima delle classifiche) dei dischi sempre più scialbi, dozzinali, inutili e brutti, al punto tale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://shakib.net/wp/wp-content/uploads/2010/10/0221.jpg" alt="" title="0221" width="400" height="400" class="alignnone size-full wp-image-4395" /></p>
<p>Se Elton John avesse smesso di pubblicare dischi nei primi anni 70, ci saremo ricordati di lui come uno dei più grandi autori di sempre. Disgraziatamente lui non si fermò e continuò a mandare sugli scaffali dei negozi (e in cima delle classifiche) dei dischi sempre più scialbi, dozzinali, inutili e brutti, al punto tale che oggi è difficile parlare di Elton John e della sua discografia senza storcere il naso.  Eppure il sodalizio artistico tra Elton John e il paroliere Bernie Taupin, nei loro primi anni d’attività, produsse molte belle canzoni e soprattutto dei grandi LP. Il recente disco di Ben Folds con i testi scritti da Nick Hornby mi ha ricordato di quei dischi sia per la qualità complessiva dell&#8217;opera sia per una certa costruzione formale dei brani. Ben Folds ha creato la musica sui testi scritti in precedenza da Hornby, esattamente come faceva Elton John con le parole di Taupin. Perciò mi è venuto la voglia di riascoltare il mio disco preferito di Elton John: <em>“Madman Across The Water”</em> del 1971 e l’ho trovato come sempre bellissimo. A cominciare dalla copertina che originariamente era stata dipinta sulla schiena di un giubbotto di Jeans e che dopo tutti questi anni ha ancora un fascino particolare. La musica è dolce ma non stucchevole. I testi sono raffinati e qualche volta persino misteriosi. Poi c’è <em>“Tiny Dancer”</em> che è una canzone straordinaria. Un capolavoro assoluto. Dei dischi così non si fanno più.</p>
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		<title>Lonely Avenue &#8211; Ben Folds &amp; Nick Hornby</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Oct 2010 22:01:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>shakib</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Musica]]></category>
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		<description><![CDATA[La notizia dell’arrivo di un disco di Ben Folds con i testi scritti da Nick Hornby era di quelle grosse. Anche se Hornby aveva già partecipato ad altri progetti questa volta sarebbe stata la prima con il suo nome stampato sulla copertina. Ero molto curioso a vedere cosa sarebbe venuto fuori e devo dire che, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://shakib.net/wp/wp-content/uploads/2010/10/lonelyavenue.jpg" alt="" title="lonelyavenue" width="400" height="400"  /></p>
<p>La notizia dell’arrivo di un disco di Ben Folds con i testi scritti da Nick Hornby era di quelle grosse. Anche se Hornby aveva già partecipato ad altri progetti questa volta sarebbe stata la prima con il suo nome stampato sulla copertina. Ero molto curioso a vedere cosa sarebbe venuto fuori e devo dire che, dopo averlo ascoltato un po’ di volte, l’album in questione mi piace proprio.</p>
<p><strong>“Lonely Avenue”</strong> è un disco dalle atmosfere ingannevolmente allegre che ha il suo punto di forza nei testi ricercati di Nick Hornby. Infatti, andrebbe ascoltato e seguito con i sottotioli come fosse un film a episodi. Ogni canzone racconta una piccola storia con humour e sentimento. Lo stile narrativo utilizzato ricorda quello di Randy Newman. La musica è invece dominata dal pianoforte di Ben Folds che canta anche tutte le canzoni. Sì può dire che in questa operazione Folds dia letteralmente voce ai pensieri di Hornby. </p>
<p>Il linguaggio utilizzato, l’accento americano di Ben Folds e la copertina del disco spostano l’azione negli stati uniti. Tranne la malinconica<em> &#8220;Picture Window&#8221;</em>, che è ambientata in un ospedale Londinese, tutte le altre canzoni sono decisamente americane. <em>“Belinda”</em> racconta di un vecchio cantante pop che sopravvive grazie alla sua unica hit degli anni 80 dedicata a una donna che lui invece vorrebbe dimenticare. <em>“Password”</em> è una bellissima riflessione sui rapporti umani in questa epoca dominata dalle tecnologie. Il pezzo più divertente è <em><a href="http://shakib.net/wp/2010/10/17/levi-johnstons-blues/">&#8220;Levi Johnston&#8217;s Blues&#8221;</a></em>, dedicato al padre adolescente del nipote di Sarah Palin, e parla della complicata situazione del giovane Levi che, dopo aver messo in cinta la figlia di Palin, è costretto a difendersi dall’entourage della candidata alla vicepresidenza che chiede le nozze riparatrici. </p>
<p>Il disco gira bene e cattura da subito, però per capirlo ci vogliono un po’ di ascolti e soprattutto i testi sottomano. </p>
<p>Questa è una mia traduzione di Levi Johnston&#8217;s Blues scritto da Nick Hornby e Ben Folds. Ho cercato di fare una traduzione fedele al originale, non una letterale. </p>
<blockquote>
<h3>Levi Johnston&#8217;s Blues<br /> by Nick Hornby &#038; Ben Folds</h3>
<p>Stamattina appena alzato, cosa vedo?<br />
3000 telecamere puntate su di me.<br />
Un tipo mi dice: &#8220;Sei tu Levi?&#8221;<br />
Io faccio: &#8220;Sì signore, sono io.&#8221;<br />
&#8220;Beh, sappi allora che hai messo incinta la figlia del candidato alla vicepresidenza &#8230; &#8220;.<br />
Allora io dico:<br />
&#8220;No, avete capito male. Io c’è l’ho già una ragazza e si chiama Bristol.”.<br />
Tutti si mettono a ridere e mi dicono:<br />
&#8220;Ma dove vivi figliolo? Guarda che la tua suocera è a un passo dalla presidenza.”.<br />
Allora io dico:<br />
&#8220;Suocera? No, non ci sposiamo mica.&#8221;<br />
Loro dicono: &#8221; Presto ti sposerai ragazzo. Lei ha appena annunciato la notizia.&#8221;<br />
Salto sulla mia moto da cross e corro dalla mia ragazza.<br />
Vado a dire la mia. A dire come stanno le cose: Io sono un fottuto ignorante che sa soltanto uscire con gli amici, giocare a Hockey, pescare e uccidere le alci quando capita. Se mi combinate qualche cazzata, vi prendo a calci in culo.<br />
Così finisce che parliamo e scopro che non credono in aborto.<br />
Che il sesso fuori dal matrimonio è contro la nostra religione.<br />
E quando provo a dire che ho solo diciotto anni,<br />
Mi dicono: &#8220;Levi, è troppo tardi.”<br />
&#8220;Devi fare come diciamo noi.&#8221;<br />
Io sono un fottuto ignorante che sa solo uscire con gli amici, giocare a Hockey, andare in Snowboard e uccidere un alce ogni tanto. Se mi combinate qualche cazzata, vi prendo a calci in culo.</p>
</blockquote>
<p><object height="81" width="100%"><param name="movie" value="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F4001127&amp;show_comments=true&amp;auto_play=false&amp;color=00b9ff"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param> <embed allowscriptaccess="always" height="81" src="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F4001127&amp;show_comments=true&amp;auto_play=false&amp;color=00b9ff" type="application/x-shockwave-flash" width="100%"></embed></object>   <span><b><a href="http://soundcloud.com/benfolds/levijohnstonsblues">Levi Johnston&#8217;s Blues</a> by <a href="http://soundcloud.com/benfolds">BenFolds &#038; Nick Hornby</a></b></span><br />
<strong>Vedi anche:</strong>
<ul class="similar-posts">
<li><a href="http://shakib.net/wp/2010/10/17/levi-johnstons-blues/" rel="bookmark" title="17 ottobre , 2010">Levi Johnston&#8217;s Blues</a></li>
<li><a href="http://shakib.net/wp/2010/10/26/password-nick-hornby-ben-folds/" rel="bookmark" title="26 ottobre , 2010">Password</a></li>
<li><a href="http://shakib.net/wp/2010/09/21/things-you-think-ben-folds-nick-hornby-pomplamoose/" rel="bookmark" title="21 settembre , 2010">Things you think &#8211; Ben Folds, Nick Hornby &#038; Pomplamoose</a></li>
</ul>
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		<title>Mojo &#8211; Tom Petty &amp; The Heartbreakers</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Sep 2010 11:19:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Tom Petty è uno dei grandi del Rock. Lui forse non ha mai inventato niente di totalmente nuovo ma sempre ha saputo interpretare al meglio e con inconfondibile personalità gli stili già esistenti. I primi lavori di Tom Petty &#038; Heartbreakers suonavano come i dischi dei Byrds ma allo stesso tempo erano freschi e autentici. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://shakib.net/wp/wp-content/uploads/2010/09/mojo_400_400.jpg" alt="" title="mojo_400_400" width="400" height="400" class="alignnone size-full wp-image-4194" /></p>
<p>Tom Petty è uno dei grandi del Rock. Lui forse non ha mai inventato niente di totalmente nuovo ma sempre ha saputo interpretare al meglio e con inconfondibile personalità gli stili già esistenti. I primi lavori di Tom Petty &#038; Heartbreakers suonavano come i dischi dei Byrds ma allo stesso tempo erano freschi e autentici.  Dopo trent’anni di onorata carriera la tradizione continua: l’ultimo lavoro di Tom Petty, suona come un disco degli Allman Brothers ma è allo stesso tempo originale al 100%.</p>
<p><em>“Mojo”</em>, è un album intriso di blues e Rock sudista registrato in presa diretta dal vivo in studio, senza fronzoli e con poche sovraincisioni. E la cosa si sente eccome. Gli Heartbreakers sono dei musicisti d’altissimo livello e hanno una coesione totale. Quando si lanciano nelle ballate e nei lunghi brani di questo disco diventano davvero irresistibili. Già in secondo brano, il lungo e psichedelico <em>“First Flash Of Freedom”</em>, che dura quasi sette minuti, si può apprezzare il lavoro di ogni singolo elemento della banda; in particolare la chitarra solista di Mike Campbell e il fraseggio elegante di Benmont Tench alle tastiere. </p>
<p><em>“US 41”</em> e <em>“Takin My Time”</em> sono due pezzi di puro Blues molto belli, anche se c’azzeccano poco con la musica di Tom Petty come la conosciamo. Forse servono a giustificare il titolo del disco. Quel <em>“Mojo”</em>, quell’alone di magia, tanto caro ai bluesman. Comunque ci stanno bene nella raccolta e hanno un loro perché. </p>
<p>Le cose più belle dell’album sono nascoste probabilmente nella notturna e appiccicosa &#8220;The Trip to Pirates Cove&#8221; e nella dolcezza asciutta di<em> “No Reason To Cry” </em>sorretta dalla steel guitar. C’è da aggiungere che canzoni deboli o brutte non c’è ne sono. Il livello qualitativo è sempre molto elevato.</p>
<p>In un’annata caratterizzata da diversi dischi eccellenti, questo <em>“Mojo” </em>si candida seriamente per il titolo del disco più bello, anche se non esiste una gara. In ogni caso è una conferma che dal punto di vista creativo Tom Petty &#038; The Heartbreakers, ormai sessantenni, sono ancora una forza.  </p>
<p>[<a href="http://www.tompetty.com/">http://www.tompetty.com/</a>]<br />
<strong>Vedi anche:</strong>
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<li><a href="http://shakib.net/wp/2010/03/13/the-open-road-john-hiatt/" rel="bookmark" title="13 marzo , 2010">The Open Road &#8211; John Hiatt</a></li>
<li><a href="http://shakib.net/wp/2009/10/04/live-from-madison-square-garden-eric-clapton-steve-winwood/" rel="bookmark" title="4 ottobre , 2009">Live from Madison Square Garden &#8211; Eric Clapton &#038; Steve Winwood</a></li>
<li><a href="http://shakib.net/wp/2010/02/21/irm-charlotte-gainsbourg/" rel="bookmark" title="21 febbraio , 2010">IRM &#8211; Charlotte Gainsbourg</a></li>
<li><a href="http://shakib.net/wp/2009/05/02/together-through-life-bob-dylan/" rel="bookmark" title="2 maggio , 2009">Together Through Life &#8211; Bob Dylan</a></li>
<li><a href="http://shakib.net/wp/2010/08/19/chamber-music-society-%e2%80%93-esperanza-spalding/" rel="bookmark" title="19 agosto , 2010">Chamber Music Society – Esperanza Spalding</a></li>
</ul>
<p><!-- Similar Posts took 6.425 ms --></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Chamber Music Society – Esperanza Spalding</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Aug 2010 19:12:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un paio d’anni fa si parlava molto di Esperanza Spalding come uno dei migliori talenti musicali della sua generazione. In quel periodo lessi molte recensioni entusiastiche sul conto di questa giovanissima musicista ma per motivi che ora non ricordo non riuscii ad ascoltare nessuno dei suoi lavori. La pubblicazione del suo nuovo disco mi ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://shakib.net/wp/wp-content/uploads/2010/08/EsperanzaSpaulding_ChamberMusicSociety.jpg" alt="" title="EsperanzaSpaulding_ChamberMusicSociety" width="400" height="400" class="alignnone size-full wp-image-4124" /></p>
<p>Un paio d’anni fa si parlava molto di <strong>Esperanza Spalding </strong>come uno dei migliori talenti musicali della sua generazione. In quel periodo lessi molte recensioni entusiastiche sul conto di questa giovanissima musicista ma per motivi che ora non ricordo non riuscii ad ascoltare nessuno dei suoi lavori. La pubblicazione del suo nuovo disco mi ha dato la possibilità di colmare finalmente questa mia lacuna. </p>
<p><em>“Chamber Music Society”</em> è un lavoro brillante che fonde sapientemente il jazz con la musica da camera. Per certi versi assomiglia a<em>“Scratch My Back”</em> di Peter Gabriel, dove l’ex leader dei Genesis faceva un’operazione simile mischiando il Rock con la musica cameristica. Esperanza nonostante la giovane età (ha solo 26 anni) è una contrabbassista affermata e qui dimostra essere anche una brava cantante e raffinata compositrice. La musica è costruita su più strati con un tappeto sonoro creato da un trio d’archi che funge da sfondo per gli assoli degli altri strumenti. Gli arrangiamenti portano la firma di Gil Goldstein e lasciano ampio spazio all’improvvisazione dei solisti. Esperanza suona il contrabbasso e canta in modo sublime. Lei ha radici latine e ama la musica brasiliana. In <em>“Chamber Music Society”</em> c’è una spruzzata di musica brasiliana che si avverte sempre e che talvolta diventa più marcata fino a diventare il tema portante in alcuni brani. Alla batteria c’è Terri Lyne Carrington, che insieme alla stessa Esperanza al contrabbasso, dà vita ad una sezione ritmica tutta femminile e ciò è abbastanza inusuale. Un po’ di femminismo non fa male neanche nel jazz.</p>
<p>Esperanza Spalding è un talento eccezionale. Per avere un’idea delle sue capacità basta sapere che lei da sei anni, vale a dire da quando di anni ne aveva venti, insegna il contrabbasso a<em> Berklee College Of Music </em>di Boston. Ovvero insegna la musica in un’istituzione che tra i suoi allievi vanta molti tra i più grandi musicisti degli ultimi decenni. Niente male per una bambina nata in povertà. Lei è un fenomeno sul serio.</p>
<p class="details">
<strong>Titolo: </strong>Chamber Music Society<br />
<strong>Artista: </strong>Esperanza Spalding<br />
<strong>Anno: </strong> 2010<br />
<strong>Produttore: </strong>Esperanza Spalding, Gil Goldstein<br />
<strong>Etichetta: </strong>Heads Up International
</p>
<p><object width="400" height="340"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/uk-oJGAXSjA?fs=1&amp;hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/uk-oJGAXSjA?fs=1&amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="400" height="340"></embed></object></p>
<p>[<a href="http://www.esperanzaspalding.com/">http://www.esperanzaspalding.com/</a>]</p>
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		<title>Pacific Ocean Blue &#8211; Dennis Wilson</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Aug 2010 21:54:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>shakib</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dennis Wilson era il “figo” dei Beach Boys. L’unico che sapeva fare il Surf per davvero. Quello che si comportava da Star con l’annesso stile di vita “Sesso, droga e Rock &#038; Roll”. Quello delle bevute colossali. Quello che frequentava Charles Manson. La sua attività all’interno del gruppo invece era abbastanza limitata. Dennis era solo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://shakib.net/wp/wp-content/uploads/2010/08/400_Dennis.jpg" alt="" title="400_Dennis" width="394" height="400" class="alignleft size-full wp-image-4073" /></p>
<p>Dennis Wilson era il “figo” dei Beach Boys. L’unico che sapeva fare il Surf per davvero. Quello che si comportava da Star con l’annesso stile di vita “Sesso, droga e Rock &#038; Roll”. Quello delle bevute colossali. Quello che frequentava Charles Manson. La sua attività all’interno del gruppo invece era abbastanza limitata. Dennis era solo il batterista. La mente creativa dei Beach Boys era il fratello maggiore di Dennis, Brian, e gli altri due componenti, il fratello minore Carl e il cugino Mike Love, erano entrambi dei musicisti più preparati e migliori di lui. Nessuno poneva grandi aspettative in Dennis. Leggo in giro che quando uscì il suo primo e unico lavoro da solista, questo “Pacific Ocean Blue” del 1978, la critica e il pubblico rimasero alquanto sorpresi, perché nessuno credeva che Dennis Wilson fosse capace di fare qualcosa di così bello e profondo. Poi quelli erano gli anni 70 e una Rockstar affermata che viveva in California poteva limitarsi alle cose ben più superficiali anziché avventurarsi in un’opera così complessa e introspettiva. “Pacific Ocean Blue” è, in effetti, una sorpresa dall’inizio alla fine e dopo trent’anni suona ancora fresco e originale. La musica è dolce e maestosa. Suona veramente bene in cuffia di fronte al mare, forse perché richiama proprio i movimenti del mare. “River Song” è una preghiera cantata e la voce di Wilson sembra quella di un angelo.</p>
<p>Dennis morirà annegato nell’oceano cinque anni dopo la pubblicazione di questo disco. Uno che ha registrato un disco così potrà riposare in pace per eternità. </p>
<p>[<a href="http://www.pacificoceanblue.net/">http://www.pacificoceanblue.net/</a>]</p>
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		<title>Hearts and Bones &#8211; Paul Simon</title>
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		<pubDate>Sun, 16 May 2010 23:46:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>shakib</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questo periodo ascolto assiduamente “Hearts and Bones”, probabilmente l’album meno venduto e più sottovalutato di Paul Simon. Quando uscì nel 1983, “Hearts and Bones”, ebbe vendite modeste e una fredda accoglienza da parte di critica. Mi viene da pensare che forse era troppo personale e raffinato per quegli anni ruspanti. Eppure queste dieci canzoni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://shakib.net/wp/wp-content/uploads/2010/05/paul_simon_hearts_and_bones.jpg" alt="" title="paul_simon_hearts_and_bones" width="400" /></p>
<p>In questo periodo ascolto assiduamente <em>“Hearts and Bones”</em>, probabilmente l’album meno venduto e più sottovalutato di Paul Simon. Quando uscì nel 1983, <em>“Hearts and Bones”</em>, ebbe vendite modeste e una fredda accoglienza da parte di critica. Mi viene da pensare che forse era troppo personale e raffinato per quegli anni ruspanti. Eppure queste dieci canzoni sono musicalmente ricche e hanno degli splendidi testi introspettivi con delle osservazioni ironiche sulla mezza età degne del miglior Woody Allen. Ci sono delle canzoni sugli amori in corso (<em>“Hearts and Bones”</em>) e sugli amori finiti (<em>“Train in distance”</em>). C’è un omaggio surreale al pittore Magritte (<em>&#8220;René and Georgette Magritte with their Dog after the War&#8221;</em>) e un geniale brano sull’era dell’informatica che stava per incominciare (<em>&#8220;When Numbers Get Serious&#8221;</em>). Il disco si chiude con <em>&#8220;The Late Great Johnny Ace&#8221;</em>,  una riflessione amara sulla morte di John Lennon che incorpora una composizione di Phillip Glass.</p>
<p><em>“Hearts and Bones”</em> è uno dei dischi più belli di Paul Simon. </p>
<p>Da riscoprire.</p>
<p>[<a href="http://www.paulsimon.com/">http://www.paulsimon.com/</a>]</p>
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		<title>San Patricio &#8211; The Chieftains featuring Ry Cooder</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Apr 2010 22:08:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>shakib</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://shakib.net/wp/wp-content/uploads/2010/04/chief_ry.jpg" alt="" title="The Chieftains feat. Ry Cooder" width="400" height="400" /></p>
<p><em>“San Patricio”</em> è un disco serio e rigoroso, quasi un documentario in musica che racconta la tragica storia del &#8220;<em>battaglione di San Patrizio</em>&#8220;, un’unità dell&#8217;esercito messicano ai tempi della guerra tra il Messico e gli Stati Uniti (1846 &#8211; 1848), formato interamente dai disertori Irlandesi dell&#8217;esercito americano. La saga del<em> “Batallòn San Patricio”</em>, come li chiamano in spagnolo, è una controversa vicenda storica che per gli Irlandesi americani è stata da sempre motivo d’imbarazzo, anche se quegli stessi soldati sono glorificati come eroi in Messico. La ragione della loro diserzione consisteva probabilmente nelle radici cattoliche che accomunava gli irlandesi con i messicani; oppure perché quei soldati irlandesi, maltrattati dagli americani, poveri in canna, e mandati a combattere una guerra ingiusta, sentivano di condividere più cose con i poveri messicani piuttosto che con gli americani. Insomma, stiamo parlando di una di quelle spinose questioni storiche, mai del tutto risolte, che di solito tutti tendono a lasciar stare. </p>
<p>Paddy Moloney, il leader degli irlandesi Chieftains, invece ha deciso di affrontare questo argomento scomodo e di raccontarlo con le note. Per la consulenza musicale Moloney si è rivoltod a una conduttrice radiofonica argentina esperta della musica sudamericana, tal Guadalupe Jolicoeur, che l’ha indirizzato verso un fiume di canzoni tradizionali messicane risalenti all’epoca in cui si svolgevano i fatti. I brani da incidere sono stati scelti tra tutto il materiale indicato da Jolicoeur insieme a Ry Cooder. Dopo nuovi arrangiamenti, riscritture, e aggiunta delle canzoni nuove scritte appositamente per l’occasione, tutto il materiale prescelto è stato affidato a uno stuolo di musicisti messicani che hanno affiancato i Chieftains e Cooder nelle varie sedute di registrazione in giro per il mondo. Il risultato di questo lavoro immane è un disco molto ben confezionato, asciutto ed equilibrato. Un album unico in suo genere.</p>
<p>Le sonorità sono soprattutto messicane con delle sfumature celtiche: è qualcosa di affascinante e di mai sentita prima. La maggior parte del merito va a Ry Cooder, uno che sa esattamente come prendere una canzone centennale e farla diventare attuale. La musica è molto particolare, potrebbe anche non piacere subito, ma una volta che entra in circolo è difficile fermare il loop. Anche perché queste canzoni parlano delle cose toste come la guerra e la morte e affrontano argomenti seri come le discriminazioni e la coscienza che ogni persona deve avere di fronte ai fatti grandi del mondo e perciò meritano comunque rispetto e attenzione. Le parole sono in spagnolo e in inglese. Ci sono delle maestose scorribande orchestrali con violini, flauti e chitarre messicane che fanno venire pelle d’oca. <em>“San Patricio”</em> è un riuscito tentativo di rilettura di storia attraverso la musica. Ogni canzone, oltre a narrare un pezzo degli avvenimenti, offre una prospettiva diversa sulla vicenda e questo è molto interessante.</p>
<p>Il momento focale del disco è la splendida <em>“The Sands of Mexico”</em>, firmata e cantata da Cooder, che mette le puntine sulle i e offre una versione semplificata dei fatti e aiuta a capire il significato di tutta questa operazione anche ad ascoltatore più sprovveduto come il sottoscritto. </p>
<p class="details">
<strong>Titolo: </strong>San Patricio<br />
<strong>Artista: </strong>The Chieftains featuring Ry Cooder<br />
<strong>Anno: </strong> 2010<br />
<strong>Produttori: </strong>Paddy Moloney e Ry Cooder<br />
<strong>Etichetta: </strong>Decca
</p>
<p><strong>Vedi anche:</strong>
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