Archivio » Musica

31 ago 2010

The Wilderness Downtown

The Wilderness Downtown è l’ultimo video interattivo e sperimentale degli Arcade Fire. Si fa l’uso massiccio di HTML 5 e Google Street View perciò funziona come si deve solo sul Browser Google Chrome. Anche se richiede un sacco di memoria, è un’esperienza unica da vedere assolutamente. Un consiglio: bisogna inserire l’indirizzo della propria casa per partire, ma con le città italiane non funziona, è meglio inserire una città americana. Io ho provato con Boston e risultato è stato favoloso.

[http://thewildernessdowntown.com/]

26 ago 2010

Le automobili sono metafore, il buio è reale

Oggi è arrivata la notizia ufficiale di un cofanetto celebrativo dedicato a “Darkness On The Edge Of Town”, uno dei dischi più importanti e complessi di Bruce Springsteen, che sarà pubblicato il prossimo Novembre. Il cofanetto è molto ricco, con ben sei dischi (3 CD e 3DVD o Blue Ray Disc) che conterranno del materiale audio e video in gran parte inedito. Il titolo dell’operazione è eloquente: “The Promise”, che è il titolo di una canzone ma è anche un riferimento quasi esplicito a una promessa, forse mai pronunciata ma nemmeno smentita di qualcosa che poteva celebrare in modo adeguato quel disco leggendario a trent’anni dalla sua pubblicazione che capitava nel 2008. L’anniversario in questione è arrivato e passato senza particolari festeggiamenti, anche perché in quei giorni il Boss era occupato a dare una mano al futuro presidente Obama per le imminenti elezioni. La promessa ha continuato a galleggiare nell’aria e oggi è stata finalmente mantenuta. A leggere i comunicati di stampa e a vedere il lungo elenco delle cose che saranno racchiuse nel cofanetto mi sembra di poter dire che valeva la pena aspettare. Per quanto mi riguarda personalmente, sembra quasi un sogno. Perché “Darkness” è qualcosa di assolutamente speciale; non è un disco qualsiasi; non è un’opera d’arte qualunque. Anche se racconta di desolate periferie americane, delle macchinone truccate e dei mondi da me lontanissimi, in realtà parla dei sogni e delle frustrazioni che tutti abbiamo e che tutti proviamo a prescindere dal posto in cui siamo nati. Nonostante l’amarezza di fondo e il dolore che si avverte in tutte le sue canzoni, “Darkness” rimane un incredibile inno alla speranza. Poi ci sono una serie di leggende che circolano intorno a questo disco e alla sua realizzazione. Per anni ci siamo limitati a immaginare Bruce e la Banda mentre costruivano il loro capolavoro, finalmente potremmo vederli all’opera.

Non vedo l’ora che arrivi Novembre.

24 ago 2010

Oh, Sweet mother of god

Qui diconco che Springsteen avrebbe concesso l’uso di una sua canzone a Muccino Junior per il suo prossimo film. Sono disgustato al solo pensiero.

Update: Intanto che io vado a vomitare potete guardare il video.
È ufficiale: il Boss è rincoglionito.

Grazie a Arianna per la segnalazione.
Grazie a Max per il video.

[http://notiziefresche.info/nuovo-film-di-silvio-muccino-con-una-canzone-di-springsteen_post-29509/]

19 ago 2010

Chamber Music Society – Esperanza Spalding

Un paio d’anni fa si parlava molto di Esperanza Spalding come uno dei migliori talenti musicali della sua generazione. In quel periodo lessi molte recensioni entusiastiche sul conto di questa giovanissima musicista ma per motivi che ora non ricordo non riuscii ad ascoltare nessuno dei suoi lavori. La pubblicazione del suo nuovo disco mi ha dato la possibilità di colmare finalmente questa mia lacuna.

“Chamber Music Society” è un lavoro brillante che fonde sapientemente il jazz con la musica da camera. Per certi versi assomiglia a“Scratch My Back” di Peter Gabriel, dove l’ex leader dei Genesis faceva un’operazione simile mischiando il Rock con la musica cameristica. Esperanza nonostante la giovane età (ha solo 26 anni) è una contrabbassista affermata e qui dimostra essere anche una brava cantante e raffinata compositrice. La musica è costruita su più strati con un tappeto sonoro creato da un trio d’archi che funge da sfondo per gli assoli degli altri strumenti. Gli arrangiamenti portano la firma di Gil Goldstein e lasciano ampio spazio all’improvvisazione dei solisti. Esperanza suona il contrabbasso e canta in modo sublime. Lei ha radici latine e ama la musica brasiliana. In “Chamber Music Society” c’è una spruzzata di musica brasiliana che si avverte sempre e che talvolta diventa più marcata fino a diventare il tema portante in alcuni brani. Alla batteria c’è Terri Lyne Carrington, che insieme alla stessa Esperanza al contrabbasso, dà vita ad una sezione ritmica tutta femminile e ciò è abbastanza inusuale. Un po’ di femminismo non fa male neanche nel jazz.

Esperanza Spalding è un talento eccezionale. Per avere un’idea delle sue capacità basta sapere che lei da sei anni, vale a dire da quando di anni ne aveva venti, insegna il contrabbasso a Berklee College Of Music di Boston. Ovvero insegna la musica in un’istituzione che tra i suoi allievi vanta molti tra i più grandi musicisti degli ultimi decenni. Niente male per una bambina nata in povertà. Lei è un fenomeno sul serio.

Titolo: Chamber Music Society
Artista: Esperanza Spalding
Anno: 2010
Produttore: Esperanza Spalding, Gil Goldstein
Etichetta: Heads Up International

[http://www.esperanzaspalding.com/]

4 ago 2010

Pacific Ocean Blue – Dennis Wilson

Dennis Wilson era il “figo” dei Beach Boys. L’unico che sapeva fare il Surf per davvero. Quello che si comportava da Star con l’annesso stile di vita “Sesso, droga e Rock & Roll”. Quello delle bevute colossali. Quello che frequentava Charles Manson. La sua attività all’interno del gruppo invece era abbastanza limitata. Dennis era solo il batterista. La mente creativa dei Beach Boys era il fratello maggiore di Dennis, Brian, e gli altri due componenti, il fratello minore Carl e il cugino Mike Love, erano entrambi dei musicisti più preparati e migliori di lui. Nessuno poneva grandi aspettative in Dennis. Leggo in giro che quando uscì il suo primo e unico lavoro da solista, questo “Pacific Ocean Blue” del 1978, la critica e il pubblico rimasero alquanto sorpresi, perché nessuno credeva che Dennis Wilson fosse capace di fare qualcosa di così bello e profondo. Poi quelli erano gli anni 70 e una Rockstar affermata che viveva in California poteva limitarsi alle cose ben più superficiali anziché avventurarsi in un’opera così complessa e introspettiva. “Pacific Ocean Blue” è, in effetti, una sorpresa dall’inizio alla fine e dopo trent’anni suona ancora fresco e originale. La musica è dolce e maestosa. Suona veramente bene in cuffia di fronte al mare, forse perché richiama proprio i movimenti del mare. “River Song” è una preghiera cantata e la voce di Wilson sembra quella di un angelo.

Dennis morirà annegato nell’oceano cinque anni dopo la pubblicazione di questo disco. Uno che ha registrato un disco così potrà riposare in pace per eternità.

[http://www.pacificoceanblue.net/]

3 ago 2010

La valigetta di Miles

Se avessi avuto 1200$ che mi avanzavano probabilmente li avrei investiti in questo favoloso cofanetto di Miles Davis con tutto il materiale che il grande trombettista incise per la Columbia Records (ben 43 dischi). La valigetta è disponibile in una serie numerata di 1955 pezzi e contiene anche degli altri gadget che farebbero la felicità di ogni feticista musicale.

[http://www.sonymusicdigital.com/miles-davis/details/5506623]

17 mag 2010

Hearts and Bones – Paul Simon

In questo periodo ascolto assiduamente “Hearts and Bones”, probabilmente l’album meno venduto e più sottovalutato di Paul Simon. Quando uscì nel 1983, “Hearts and Bones”, ebbe vendite modeste e una fredda accoglienza da parte di critica. Mi viene da pensare che forse era troppo personale e raffinato per quegli anni ruspanti. Eppure queste dieci canzoni sono musicalmente ricche e hanno degli splendidi testi introspettivi con delle osservazioni ironiche sulla mezza età degne del miglior Woody Allen. Ci sono delle canzoni sugli amori in corso (“Hearts and Bones”) e sugli amori finiti (“Train in distance”). C’è un omaggio surreale al pittore Magritte (“René and Georgette Magritte with their Dog after the War”) e un geniale brano sull’era dell’informatica che stava per incominciare (“When Numbers Get Serious”). Il disco si chiude con “The Late Great Johnny Ace”, una riflessione amara sulla morte di John Lennon che incorpora una composizione di Phillip Glass.

“Hearts and Bones” è uno dei dischi più belli di Paul Simon.

Da riscoprire.

[http://www.paulsimon.com/]

7 mag 2010

Wrecking Ball

Comprare un singolo di Bruce sul vinile è una sensazione bellissima.
È una cosa che non si può capire se non si è appassionati.
È una figata mondiale!

20 apr 2010

Bruce Springsteen & The E Street Band – London Calling: Live In Hyde Park Concert Film


Bruce pubblicherà il prossimo 22 di Giugno un doppio DVD del concerto dello scorso anno a Londra, con questo Setlist:

1. London Calling
2. Badlands
3. Night
4. She’s The One
5. Outlaw Pete
6. Out In The Street
7. Working On A Dream
8. Seeds
9. Johnny 99
10. Youngstown
11. Good Lovin’
12. Bobby Jean
13. Trapped
14. No Surrender
15. Waiting On A Sunny Day
16. Promised Land
17. Racing In The Street
18. Radio Nowhere
19. Lonesome Day
20. The Rising
21. Born To Run
22. Hard Times (Come Again No More)
23. Jungleland
24. American Land
25. Glory Days
26. Dancing In The Dark
27. Music under end credit sequence: Raise Your Hand

BONUS MATERIAL:
The River: Glastonbury Festival, 2009
Wrecking Ball: Giants Stadium, 2009

[http://brucespringsteen.net/news/index.html]

6 apr 2010

San Patricio – The Chieftains featuring Ry Cooder

“San Patricio” è un disco serio e rigoroso, quasi un documentario in musica che racconta la tragica storia del “battaglione di San Patrizio“, un’unità dell’esercito messicano ai tempi della guerra tra il Messico e gli Stati Uniti (1846 – 1848), formato interamente dai disertori Irlandesi dell’esercito americano. La saga del “Batallòn San Patricio”, come li chiamano in spagnolo, è una controversa vicenda storica che per gli Irlandesi americani è stata da sempre motivo d’imbarazzo, anche se quegli stessi soldati sono glorificati come eroi in Messico. La ragione della loro diserzione consisteva probabilmente nelle radici cattoliche che accomunava gli irlandesi con i messicani; oppure perché quei soldati irlandesi, maltrattati dagli americani, poveri in canna, e mandati a combattere una guerra ingiusta, sentivano di condividere più cose con i poveri messicani piuttosto che con gli americani. Insomma, stiamo parlando di una di quelle spinose questioni storiche, mai del tutto risolte, che di solito tutti tendono a lasciar stare.

Paddy Moloney, il leader degli irlandesi Chieftains, invece ha deciso di affrontare questo argomento scomodo e di raccontarlo con le note. Per la consulenza musicale Moloney si è rivoltod a una conduttrice radiofonica argentina esperta della musica sudamericana, tal Guadalupe Jolicoeur, che l’ha indirizzato verso un fiume di canzoni tradizionali messicane risalenti all’epoca in cui si svolgevano i fatti. I brani da incidere sono stati scelti tra tutto il materiale indicato da Jolicoeur insieme a Ry Cooder. Dopo nuovi arrangiamenti, riscritture, e aggiunta delle canzoni nuove scritte appositamente per l’occasione, tutto il materiale prescelto è stato affidato a uno stuolo di musicisti messicani che hanno affiancato i Chieftains e Cooder nelle varie sedute di registrazione in giro per il mondo. Il risultato di questo lavoro immane è un disco molto ben confezionato, asciutto ed equilibrato. Un album unico in suo genere.

Le sonorità sono soprattutto messicane con delle sfumature celtiche: è qualcosa di affascinante e di mai sentita prima. La maggior parte del merito va a Ry Cooder, uno che sa esattamente come prendere una canzone centennale e farla diventare attuale. La musica è molto particolare, potrebbe anche non piacere subito, ma una volta che entra in circolo è difficile fermare il loop. Anche perché queste canzoni parlano delle cose toste come la guerra e la morte e affrontano argomenti seri come le discriminazioni e la coscienza che ogni persona deve avere di fronte ai fatti grandi del mondo e perciò meritano comunque rispetto e attenzione. Le parole sono in spagnolo e in inglese. Ci sono delle maestose scorribande orchestrali con violini, flauti e chitarre messicane che fanno venire pelle d’oca. “San Patricio” è un riuscito tentativo di rilettura di storia attraverso la musica. Ogni canzone, oltre a narrare un pezzo degli avvenimenti, offre una prospettiva diversa sulla vicenda e questo è molto interessante.

Il momento focale del disco è la splendida “The Sands of Mexico”, firmata e cantata da Cooder, che mette le puntine sulle i e offre una versione semplificata dei fatti e aiuta a capire il significato di tutta questa operazione anche ad ascoltatore più sprovveduto come il sottoscritto.

Titolo: San Patricio
Artista: The Chieftains featuring Ry Cooder
Anno: 2010
Produttori: Paddy Moloney e Ry Cooder
Etichetta: Decca

“Se esprimi un desiderio è perché vedi cadere una stella, se vedi cadere una stella è perché guardi il cielo, e se guardi il cielo, è perché credi ancora in qualcosa...„
Bob Marley

 

settembre: 2010
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