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31 gen 2012

Una vita da Leonard Cohen

Se rinascessi vorrei essere Leonard Cohen ( o Francesco Coco che sarebbe anche più divertente benché infinitamente più inutile come essere umano). Invece sono sicuro che rinascerò come un cane senza padrone o come un orfano in qualche regione sperduto dell’india. Se questa vita fa cagare figurati la prossima. Cohen invece ha avuto una bella vita, beato lui. Qui ci sono delle foto bellissime della sua lunga e gloriosa vita. Long life to Leonard Cohen.
[http://www.rollingstone.com]

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5 lug 2011

In viaggio con Leonard Cohen

Il blog visuale dell’ultimo tour di Leonard Cohen è affascinante.

[http://leonardcohen.tumblr.com/]

29 giu 2011

SO LADIES AND GENTLEMAN… ALWAYS LAST, BUT NEVER LEAST. LET’S HEAR IT FOR THE MASTER OF DISASTER, the BIG KAHUNA, the MAN WITH A PHD IN SAXUAL HEALING, the DUKE OF PADUCAH, the KING OF THE WORLD, LOOK OUT OBAMA! THE NEXT BLACK PRESIDENT OF THE UNITED STATES EVEN THOUGH HE’S DEAD… YOU WISH YOU COULD BE LIKE HIM BUT YOU CAN’T! LADIES AND GENTLEMEN, THE BIGGEST MAN YOU’VE EVER SEEN!… GIVE ME A C-L-A-R-E-N-C-E. WHAT’S THAT SPELL? CLARENCE! WHAT’S THAT SPELL? CLARENCE! WHAT’S THAT SPELL? CLARENCE! … amen.

[Bruce Springsteen's Eulogy for Clarence Clemons]

19 giu 2011

A change was made uptown and the Big Man left the band…

So long Clarence. We love you so much.
Rest in peace.

21 apr 2011

The Record Books

I libri si trovano spesso in varie edizioni e con delle copertine differenti mentre i dischi sono legati fortemente a una singola immagine o a un unico progetto grafico. Qui si cerca di immaginare i dischi come fossero dei libri ed è una sensazione stranissima identificare dischi noti con una diversa veste grafica. Un progetto divertente e molto creativo.

[http://www.flickr.com/]

5 apr 2011

Philarmonics – Agnes Obel

A me piace moltissimo scoprire delle cose attraverso l’internet e tramite il passaparola che i mezzi tecnologici moderni consentono (il Buzz come dicono quelli più fighi). Anche se in questi ultimi mesi non ero in vena di scrivere sul blog ho continuato a seguire i Buzz sulla rete e così sono venuto a spere d’esistenza di Agnes Obel.

Agnes Obel è una musicista Danese di estrazione classica – nel senso che ha studiato la musica classica molto seriamente – e vive e lavora a Berlino. Il suo disco “Philarmonics” sta andando fortissimo in Europa settentrionale e nella sua Danimarca è addirittura due volte disco di platino. Si tratta di un lavoro raffinato e piacevole, costruito sui sapienti tocchi di pianoforte e sulla voce cristallina di Agnes. Tutto è davvero bello secondo i canoni di bellezza della gente del nord dove ci si esprime senza fronzoli e in modo più essenziale possibile.

“Philarmonics” è in vendita a meno di 6€ su iTunes ed è una vera delizia da ascoltare.
Da non perdere.

[http://www.agnesobel.com/]

9 mar 2011

Joan As Police Woman – The Deep Field

[Scarica la versione ad alta risoluzione]

Ultimamente ascolto assiduamente il disco di Joan As Police Woman che si chiama “The Deep Field”. Qui ho cercato di esprimere la mia opinione a proposito del disco attraverso un piccolo fumetto invece della solita recensione. Apprezzerei molto ogni commento e opinione.

27 dic 2010

It was a very good year: i migliori dischi del 2010

Dal punto di vista musicale l’anno che sta per finire ci ha fornito parecchi momenti soddisfacenti. Sicuramente è stata l’annata migliore da parecchio tempo a questa parte. Mi è venuta la voglia di buttare giù una lista degli album che ho ascoltato in questi ultimi mesi e devo dire che il resoconto mi ha davvero sorpreso. Qui di seguito ci sono i miei dischi del 2010.

Alla domanda: come è andato il 2010 per il resto? Mi avvalgo della facoltà di non rispondere.

1. Midnight Souvenirs – Peter Wolf
Il primo album dell’ex cantante dei J. Geils Band dopo otto anni dimostra che la vitalità di Peter Wolf è sempre quella di una volta, nonostante il passaggio del tempo e l’età non più giovanissima. “Midnight Souvenirs” è un disco multiforme che spazia brillantemente tra il Country, Soul e R&B. Già il brano di apertura “Tragedy”, un duetto trascinante insieme a Shelby Lynne, è entusiasmante. Poi ci sono altri 13 brani diversissimi tra di loro che però funzionano sempre. Il contatore di iTunes mi dice che, sommando gli ascolti di tutti i brani, è il disco che ho ascoltato di più nel 2010.

2. Mojo – Tom Petty & The Heartreakers
A me questo disco di Southern Rock è piaciuto proprio tanto, anche se non è il solito Tom Petty e assomiglia molto ai dischi degli Allman Bros.. Sarà perché mi piacciono i tempi dilatati e gli smaronnamenti psichedelici. C’è chi dice che è troppo lungo. A me va bene così.

3. No Better Than This – John Mellencamp
Un album asciutto, pulito e vintage (è persino registrato in mono negli studi di Sun Records di Memphis). Il suono è antico ma la rabbia è attuale e moderna. La produzione è ancora una volta di T Bone Burnett. Meglio di così, come dice il titolo, non è possibile in effetti.

4. High Violet – The National
La voce baritonale di Matt Berninger non stimola di certo i pensieri ottimistici e positivi. Del resto anche i testi di “High Violet” parlano di cose piuttosto deprimenti come non avere i soldi o stanche storie d’amore. Però le melodie catturano.

5. Scratch My Back – Peter Gabriel
Un disco di contaminazione tra la musica da camera e il rock. Le canzoni sono scritte dagli altri ma la classe è solamente di Peter Gabriel.

6. I Learned The Hardway – Sharon Jones & The Dap Kings
La musica è funky con il ritmo pulsante e il colore nero. Questa gente stava dietro ai trionfi di Amy Winehouse e qui reclama il successo che gli spetta in prima persona. La voce di Sharon Jones è calda e avvolgente. La musica soul per il nuovo millennio.

7. The Suburbs – Arcade Fire
Loro descrivono così bene la noia e l’alienazione suburbana della società americana che uno finisce per dimenticare che gli Arcade Fire sono in realtà un gruppo Canadese. La loro musica è per se maestosa, poi hanno saputo utilizzare benissimo anche le nuove tecnologie per promuoversi. Un altro punto a loro favore in questo 2010.

8. You Are not alone – Mavis Staples
La leggendaria cantante gospel interpreta in modo superlativo canzoni di Randy Newman, Allen Toussaint, e John Fogerty. Poi ci sono un paio di splendidi brani originali composti da Jeff Tweedy (dei Wilco) che anche produce l’album. È già un classico.

9. Chamber Music Society – Esperanza Spalding
Nonostante la sua giovane età, Esperanza Spalding è considerata una dei più grandi talenti di musica jazz. Tutti parlano bene di lei e basta ascoltare questo disco per capire il motivo.

10. I Speak because I can – Laura Marling
“Io parlo, perché lo posso fare, a chiunque mi fidi abbastanza che sappia ascoltare / Tu parli, perché lo puoi fare, a chiunque ti sta ad ascoltare”. In questo suo secondo album la giovane Laura chiarisce che la sua opera non è destinata a chiunque ma solamente a chi la sa capire e apprezzare. Per una che ha appena vent’anni questa cantautrice Inglese dimostra di avere idee chiarissime. Lei parla delle responsabilità e ciò che comporta essere una giovane donna attraverso una forma di canzone consolidata e quasi demodé che si avvicina al folk. Con intelligenza e femminilità esprime un po’ di concetti che noi maschietti non sappiamo capire da soli.

11. Lonely Avenue – Ben Folds & Nick Hornby
Due artisti affermati, un musicista e uno scrittore, cercano di costruire il disco POP perfetto. Ci vanno anche vicino, poi inciampano in un paio di canzoncine non proprio riuscite e falliscono l’opera per un pelo. Però “Lonely Avenue” rimane ugualmente un disco molto gradevole e più che dignitoso.

12. Per ora noi la chiameremo felicità – Le Luci Della centrale Elettrica
Se dicessi che i testi di Vasco Brondi mi ricordano quelli di di Bob Dylan dico un’eresia? Non so come pensiate voi ma a me sembra che anche Brondi come il vecchio Zimmerman, di tempi migliori, butti un sacco di parole sconnesse dentro un frullatore e nonostante ciò riesca, per qualche strana alchimia, descrivere una situazione o uno stato d’animo in modo incredibilmente nitido e comprensibile. Poi aggiungici che l’Italia d’oggi è un posto a dir poco deprimente e perciò, artisticamente parlando, stimolante.

13. See My Friends – Ray Davies
Era giusto che qualcuno facesse un tributo ai Kinks e siccome nessun altro ci aveva pensato, ha provveduto Ray Davies in persona. Ed è incredibile ascoltare queste vecchie canzoni perché sono così belle e attuali che sembrano scritte oggi. Io non riesco a credere che “You Really Got me” abbia quarantasei anni: qui è suonata da Davies insieme ai Metallica ed è ancora una volta pulsante e fantastica. Poi ci sono altri duetti e altre belle canzoni. A me piacciono moltissimo “Better Things” con Springsteen e “This Time Tomorrow” insieme ai Mumford & sons. Altri artisti coinvolti sono Lucinda Williams, Bon Jovi, Alex Chilton e Jackson Browne. I Kinks sono uno dei più grandi gruppi della storia del rock e questo album offre un’occasione per non dimenticarli.

14. Reimagines Gershwin – Brian Wilson
L’omaggio di uno dei più grandi songwriter americani a un altro grande autore americano. La cosa bella è che Brian Wilson riesce davvero a re-immaginare il lavoro di Gerorge Gershwin e in qualche momento arriva persino a far suonare certe canzoni arcinote come fossero uscite dal repertorio dei Beach Boys. Io adoro sia Brian Wilson sia Gershwin perciò probabilmente sono di parte. Però provate ad ascoltare “They Can’t Take That Away From me ” come è stata suonata qui senza schioccare le dita poi ne parliamo.

15. The Open Road – John Hiatt
Un disco onesto, sincero e in qualche momento proprio bello. Non è il suo lavoro migliore ma è più che ascoltabile.

16. Contra – Vampire Weekend
Loro sono fighetti, furbetti e stanno bene come la musica di sottofondo per la pubblicità di Tommy Hilfigher, però sanno anche essere creativi. Il loro secondo disco non delude, anche se il primo era meglio. Basta non considerarli dei geni però, perché non lo sono.

17. Imaginary Television – Graham Parker
Una colonna sonora scritta per una serie TV che non è mai esistita. Per capire la connessione tra i brani è necessario seguire la trama della serie, immaginata dallo stesso Parker e stampata nel libretto di CD. Però anche lasciando stare questi giochetti simpatici, le canzoni funzionano bene. Un altro magnifico sessantenne che caccia fuori uno di quei dischi che personalmente non pensavo più fosse in grado di fare. Invece ho finito con ascoltare questo disco più e più volte e sono rimasto affascinato dall’intelligenza del personaggio.

18. The Winter Of The Mixed Drinks – Frightended Rabbit
Gli spaventati coniglietti scozzesi confermano tutto il bene che si diceva sul loro conto con un disco ricercato e ben confezionato.

19. San Patricio – The Chieftains Featuring Ry Cooder
Un disco serio e complesso. Qualche volta è un po’ palloso, ma in altri momenti è assolutamente esaltante. In ogni caso il progetto è così affascinante che alla fine si rimane conquistati.

20. American Slang – The Gaslight Anthem
Ora che sono cresciuti e hanno avuto l’onore di condividere il palco con il Boss in persona ci si aspettava grandi cose da loro. “American Slang” non è quel capolavoro che credevo potesse arrivare, però non è neanche malaccio. Anche perché conferma ancora una volta che loro sono il futuro di un certo tipo di Rock.

19 dic 2010

Anchorage – Michelle Shocked

“Anchorage” è una delle mie canzoni preferite. Qui Michelle Shocked finge di ricevere una lettera da una amica sposata e dalla vita apparentemente ordinata e felice. Invece tra le parole traspaiono la disperazione e l’insoddisfazione e il ritratto di una donna che ha annullato se stessa per il proprio uomo. Se ascolti le parole, non capisci mai come si chiama la protagonista, invece è chiaro che il marito si chiama “Leroy” e sembra che sia lui l’unica persona che conti davvero.

Penso che una storia così l’avrebbe potuto raccontare solo Bruce Springsteen se fosse stato una donna.

Traduzione

Mi sono presa del tempo per scrivere a una mia vecchia amica
Ho attraversato il ponte che avevo bruciato
Ho inviato la mia lettera a Dallas,
Ma La sua risposta arrivò da Anchorage, Alaska

Lei mi disse era ora che scrivessi
Sono passati ormai più di due anni amica mia
Portami indietro ai giorni dei telegrammi stranieri
Alla musica Rock per tutta la notte, Ehi Chel
Eravamo selvagge allora

Ehi Chel, sai è divertente
Texas sembra sempre così grande
Ma ti accorgi di essere nel più grande Stato dell’Unione
Quando sei ancorata ad Anchorage

Ehi, ragazza penso che l’ultima volta che ti ho visto
Era il di giorno di mio matrimonio con Leroy
Quale era il titolo di quella canzone d’amore che hai suonato?
Ho dimenticato come faceva, non mi ricordo come faceva

Anchorage, ancorata ad Anchorage
Anchorage, ancorata ad Anchorage

Leroy ha trovato un lavoro migliore così ci siamo trasferiti
Kevin ha perso un dente, ha iniziato la scuola
Ho una nuova bambina di Otto mesi
Parlo come una casalinga
Penso di essere proprio una casalinga

Ehi ragazza, come ci si sente a vivere a New York?
New York City, pensa te, dimmi
Come ci si sente ad essere una punk rocker sullo skateboard?
Leroy dice mandaci una foto
Leroy dice di salutarti
Leroy dice continua a divertirti
Sì, tu continua a divertirti

Ehi Chel, sai è divertente
Texas sembra sempre così grande
Ma ti accorgi di essere nel più grande Stato dell’Unione
Quando sei ancorata ad Anchorage

[http://www.michelleshocked.com/]

18 dic 2010

Addio Capitano, mio Capitano

Lui era uno di quei geni da essere talmente davanti a tutti da risultare quasi incomprensibile a chi cercava di seguirlo. Persino gente come Frank Zappa a confronto con lui sembravano persone tranquille e normali. Il Capitano Cuore di bue se né andato. Lui che aveva fatto dei dischi così complessi che erano persino difficili da ascoltare. Talmente brutti da essere unici e di conseguenza bellissimi. Tutti dicono che “Trout Mask Replica” sia un capolavoro, però vorrei sapere in quanti in realtà siano riusciti ad ascoltarlo dall’inizio alla fine almeno per una volta. Non in molti che se ne dicano. Quel disco è una tortura sonora, anche se è certamente geniale. Con quella voce da orco che ha aperto la strada a Tom Waits con una decina d’anni d’anticipo. Con quella copertina scioccante e spettacolare. Personalmente preferisco Captain Beefheart e la sua magica banda nei dischi meno sperimentali e più convenzionali come “Safe As Milk” o “Clear Spot” dove c’è una rilettura del Blues innovativa, asciutta e personale. In ogni caso Don Van Vliet alias Captain Beefheart rimane uno dei più grandi musicisti di tutti i tempi. R.I.P.

“Se esprimi un desiderio è perché vedi cadere una stella, se vedi cadere una stella è perché guardi il cielo, e se guardi il cielo, è perché credi ancora in qualcosa...„
Bob Marley

 

maggio: 2012
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