Motel Woodstock

Il nome Woodstock evoca tante cose: la controcultura giovanile, la liberazione sessuale e soprattutto un’utopia al ritmo del rock. Il documentario che raccontava quel concerto è ormai un classico, per non parlare dei dischi e le varie pubblicazioni che hanno raccontato e sviscerato quell’evento sotto tutti i punti di vista possibili. “Motel Woodstock” di Ang Lee invece racconta la storia del maxi raduno hippy da dietro le quinte e in modo divertente e scanzonato. Il film è basato sulle memorie di Eliott Tiber, un ragazzo ebreo che all’epoca gestiva uno sfigatissimo motel insieme agli anziani genitori nel nord dello stato di New York e che contribuì involontariamente alla organizzazione del concerto in modo determinante.

Mi risulta che questo film non abbia avuto grande successo, né di pubblico né di critica. Personalmente l’ho trovato piacevole, intelligente e leggero. Una pellicola godibile, anche se non straordinaria. “Motel Woodtock” mi è piaciuto forse perché di solito provo simpatia per le persone che stanno all’ombra dei grandi eventi. Per esempio, se sento parlare di una guerra storica, il mio pensiero e la mia simpatia vanno subito ai poveri soldati mandati a morire piuttosto che ai generali e alle loro ingegnose manovre. Perciò questa storia di persone terra terra, in lotta per la sopravvivenza e in cerca di due soldi, mentre migliaia di giovani lì vicino puntavano a cambiare il mondo, mi affascina. Poi a dire la verità, pur amando molto la musica, l’arte e le ideali di quegli anni, ho poco simpatia per i giovani di allora. Quelle persone hanno avuto delle belle idee, e delle grandi utopie; poi molti di loro, non si capisce come, hanno finito con dimenticare tutti quei principi e diventare avidi e conformisti peggio dei loro padri. Se oggi il mondo sta andando a puttane è anche colpa di quella generazione. A vedere cosa andavano proclamando ai tempi di Woodstock, e come si sono comportati dopo, un po’ di rabbia verso loro penso che sia inevitabile.

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Bob Marley

 

aprile: 2010
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