Archivio » febbraio 2010
Scratch My Back – Peter Gabriel

Qui non ci sono chitarre, non si sentono tamburi rullanti, non c’è un basso pulsante ed i sintetizzatori sono banditi. La musica è intimista ed è costruita prevalentemente sugli strumenti ad arco con qualche tocco di pianoforte. Scorrendo i titoli mi sembra di riconoscerli, ma ciò che sento ha nulla a che fare con la musica che quei titoli mi ricordano. “Scratch My Back” è un disco di cover ma ancora di più è un disco di Peter Gabriel. Le sue reinterpretazioni differiscono dai pezzi originali sia in forma sia in sostanza. Nulla di ciò che si trova qui è già sentita. I brani messi in fila hanno una loro precisa logica e ad ascoltarli in questo modo sembra che siano sempre stati così. Eppure sono tutte canzoni più o meno conosciute e hanno una loro propria collocazione nella nostra memoria. “Heroes”, di David Bowie, che apre il disco è rallentata a punto tale da risultare completamente irriconoscibile se non fosse per il ritornello. Le parole arcinote del testo, senza che qualcuno ne avesse cambiato di una virgola, raccontano una storia completamente diversa: questa cosa è magica. La stessa cosa succede anche con le altre canzoni. “The Boy in The Bubble” di Paul Simon per gli argomenti che tratta e soprattutto per come viene interpretata suona attuale in modo stupefacente. “The Power Of The Heart” non è sicuramente il primo brano che viene in mente pensando alla immensa produzione di Lou Reed, come del resto la splendida “Philadelphia” non è la canzone più rappresentativa di Neil Young. Eppure entrambe sono perfette in contesto. L’elenco dei brani include altri mostri sacri (David Byrne e Randy Newman) senza dimenticare artisti più giovani come i Radiohead, Bon Iver e gli Arcade Fire. “Listening Wind”, dei Talking Heads, è racconto di un atto terroristico che nell’interpretazione di Gabriel assume toni caldi e drammatici. I Talking Heads narravano la stessa storia con elettronico distacco: qui sembra di assistere alla proiezione di un film, lì sembrava di guardare la televisione. In conclusione, Peter Gabriel è riuscito a creare qualcosa di originale senza inventare assolutamente niente di nuovo. Il segreto sta nella sua grande sensibilità d’artista e nella scelta accurata dei pezzi. Personalmente ho fatto fatica al primo ascolto di questo disco ma poi sono stato catturato. Si sa già che “Scratch My Back” sarà seguito da un album di canzoni di Peter Gabriel interpretate dagli artisti da lui citati in questo progetto e si sa anche che Bowie si è rifiutato e che sarà sostituito da Brian Eno. Comunque vada sarà una bella sfida.
Titolo: Scratch My Back
Artista: Peter Gabriel
Anno: 2010
Produttore: Bob Ezrin
Etichetta: Virgin
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Tags: Peter Gabriel, Review
Senza Zucchero #4

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They Are Not The World
La riedizione di “We Are The World” in favore di Haiti fa letteralmente cagare, con una fila di personaggi ansimanti e fastidiosi. Se questi qua devolvessero quello che spendono in un giorno per la cocaina alla causa Haitiana, credo che la povera isola non avrà più problemi per qualche anno. Se volete aiutare Haiti, acquistando musica seria, ricordatevi sempre che c’è il brano di Eddie Vedder.
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Live blogging da Teheran

Gli eventi di Teheran si possono seguire attraverso Twitter, per esempio qui: http://twitter.com/IranStreets, http://twitter.com/nextdays. Anche se il flusso dei Twitt si è interrotto da un po’. Brutto segno.
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Impietosamente Photoshop

Personalmente non mi riscaldo mai di fronte alle fotografie pattinate perché conosco il trucco e vedo spennellate impietose a destra e a manca. Bastano due colpetti con Photoshop per togliere la cellulite e le zampe di gallina e la donna più normale dell’universo passa alla categoria delle stragnocche. Madonna recentemente è stata la testimonial di una serie di campagne pubblicitarie molto glamour per Louis Vuitton. Purtroppo gli anni passano anche per lei e, come si può vedere da queste foto, per renderla ancora desiderabile ci vogliono ore e ore di lavoro con Photoshop.
Prima

Dopo

Via Daschusland
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I Wanna Be Your Dog
La canzone è di Iggy Pop, la regia è di Georgie Greville. Demolisce il mondo della moda in due minuti. È bello.
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Free Fallin’
Questi qua praticano il paracadutismo estremo. Ma veramente estremo.
[http://fmxatvs.com/extreme/pictures/freefall-skydive-dropped-things]
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Pulp Democratico


Hanno sbagliato tutto. Hanno rivitalizzato Berlusconi quando era politicamente finito. Hanno allontanato Romano Prodi, l’unico politico che era in grado di sconfiggerlo. Sono sempre pericolosamente vicini agli scandali di tutti i tipi. L’unica cosa che sanno fare è organizzare delle patetiche elezioni primarie e per finire si presentano con questi orrendi e angoscianti manifesti pubblicitari alle prossime elezioni regionali. A me fanno venire in mente le campagne pubblicitarie contro la violenza domestica, contro la droga o altre cose simili. Tanto essere di sinistra in Italia significa essere un po’ bastonati, un po’ storditi e, metaforicamente parlando, pure sodomizzati.
2.Luca Sofri ne indica delle altre discussioni sulla rete a proposito di questa campagna.
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Il logo commemorativo per Michael Jackson

Questo logo ricorda Michael Jackson ed era utilizzato in un breve videoclip commemorativo di MTV. Io lo trovo pressoché perfetto.
Via Logo of the day.
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Warren Zevon Live at Irving Plaza – 02/11/1999
Un bel concerto di Warren Zevon che porta con sé la magia di bootleg e mi riporta ai tempi in cui mi bastava una cassetta mal registrata di qualche concerto del Boss per sognare ad occhi aperti. Il suono fa cagare ma la performance è superlativa. Questa è roba per i fan di Zevon, come il sottoscritto, però vi consiglio di ascoltare almeno la breve e divertente versione acustica di Ramrod (Numero 12) di Springsteen. Se volete potete scaricare questo concerto, o solo qualche canzone che vi’interessa da qui.

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Tags: Warren Zevon








