Contra – Vampire Weekend

“Contra”, il secondo disco dei newyorchesi Vampire Weekend, prosegue i sentieri tracciati nel loro primo album e delinea chiaramente il loro progetto artistico. Le sonorità africane che avevano caratterizzato il loro primo lavoro qui diventano ancora più marcate. “Graceland” di Paul Simon è sicuramente un riferimento in questo senso. Questi figli di buona borghesia ebraica e frequentatori dei college dell’Ivy League, non sono interessati ai concetti di lotta di classe o le difficoltà quotidiane per guadagnare la pagnotta. Loro non fingono di essere ciò che non sono e di questo gliene va dato atto. Nelle loro canzoni si parla dei sentimenti e la confusione esistenziale di chi vive un’epoca che è sostanzialmente priva d’affetti. I testi possono sembrare banali o addirittura insensati – c’è l’orzata che fa rima con l’aranciata, per dirne uno – in realtà sono assai ricercati e complessi. Tutto è un affascinante gioco di accostamenti che inganna e confonde. Questa confusione è funzionale al progetto artistico dei “Vampire”. Una band dei fighetti newyorchesi che suona come un manipolo di Zulu è già un accostamento strano. Come è strana la ragazza bionda della copertina messa vicina al titolo che ricorda i ribelli Nicaraguensi. Un titolo che a sua volta potrebbe essere un omaggio ai Clash di “Sandinista”. I Clash che sono omaggiati, in persona di Joe Strummer, nella canzone “Diplomat’s Son”, figlio del diplomatico, come dire che anche lui a sua volta era un privilegiato se si vuole metterlo così. “Contra” è il primo album importante di quest’anno, anche se è stato registrato l’anno scorso, ed è un bel disco. Meglio non pensare troppo ai Clash, in ogni caso.

Titolo: Contra
Artista: Vampire Weekend
Anno: 2010
Produttore: Rostam Batmanglij
Etichetta: XL Recordings

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7 Commenti per “Contra – Vampire Weekend”

  1. Lucien ha detto:
    febbraio 2nd, 2010 at 10:02 am

    Si ascoltano volentieri, ma dopo un po’ mi annoiano.
    Troppo fighetti e furbastri. Quella che tu definisci complessità la vedo più come abilità nella costruzione di un suono accattivante e gradevole, ma sostanzialmente senz’anima.
    In ogni caso la tua è una recensione equilibrata: c’è chi ne ha parlato come il faro della musica a venire!

  2. shakib ha detto:
    febbraio 2nd, 2010 at 10:16 am

    @Lucien: Per carità, i Vampire sono bravini e piacevoli da ascoltare ma spero che il futuro della musica sia altro.

  3. novalis ha detto:
    febbraio 2nd, 2010 at 11:05 am

    Si, speriamo in un futuro diverso, musicalmente parlando, anche se il presente…

  4. Spino ha detto:
    febbraio 2nd, 2010 at 11:27 am

    il primo disco l’ho consumato l’estate scorsa, questo mi ha lasciato un pò freddino… non so c’è qualcosa che non mi convince

  5. shakib ha detto:
    febbraio 2nd, 2010 at 11:38 am

    Anche a me il primo è piaciuto di più. Qui tutto è più studiato.

  6. Joyello ha detto:
    febbraio 2nd, 2010 at 12:15 pm

    Il primo grande disco del decennio. Una pietra miliare di cui si parlerà tra 10/20 anni, così come oggi si parla di “Remain in Lights”.
    Non sottovalutate la “leggerezza” auditiva. Questi ragazzi sono il meglio che c’è in circolazione.
    Facciamo una scommessa: Troviamoci qui tra 15 anni e valutiamo. Chi ci sta?
    :-)

  7. shakib ha detto:
    febbraio 2nd, 2010 at 3:19 pm

    @Joyello: oddio, Ezra Koenig è uno sicuramente bravo e intelligente però francamente penso che David Byrne abbia un’altra stoffa e la cosa è ampiamente documentata. Vedremo. Intanto questo è un disco buono e lo prendiamo per quello che è senza scomodare i classici. Grazie per il commento.

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