Archivio » dicembre 2009

29 dic 2009

I migliori dischi degli anni 2000

Per quanto mi riguarda questo che sta per finire non è stato certo un decennio felice. Se avessi potuto dormire dall’anno 2000 fino a questa mattina mi sarei risparmiato una marea di amarezze e delusioni. Purtroppo sono stato costretto a viverli questi anni maledetti e uno dei pochissimi piaceri che ho potuto avere dalla vita è stata la musica. Anche se devo ammettere che nemmeno in quel versante il decennio è stato esaltante.

Penso che l’evento musicale più importante di questi anni sia stata la scomparsa dei supporti fisici che di conseguenza ha decretato la scomparsa degli album così come li abbiamo considerati per una quarantina d’anni. Oggi ascoltiamo tante canzoni singole e le mescoliamo come ci piace. Mi capita sempre più di rado di ascoltare un album nella sua interezza mentre mi riempio le orecchie con ore di pezzi provenienti da tanti album diversi e scelti da un algoritmo casuale. In ogni caso quelli che seguono sono gli album che io giudico i migliori degli anni Zero. Dieci dischi erano pochi, venti dischi sarebbero stati troppi perciò elenco quindici dischi. La lista è personale, non ha alcun valore scientifico o artistico ma è un gioco che mi piace. Spero che i vostri anni Zero siano stati migliori dei miei e vi auguro grandiosi anni Dieci.

1. Warren Zevon – The Wind (2003)
L’uomo che per una vita aveva scherzato sulla morte ha la sventura di sapere che i suoi giorni stanno per finire entro pochi mesi. Invece di deprimersi decide di fare il disco migliore della sua vita. Così interpella i suoi amici – che si chiamano Bruce, Ry, Tom, Jackson e David – e registra un disco che è un inno alla vita. Con una versione beffarda e commuovente di “Knocking On heaven’s Door”. Indimenticabile.

2. Life, Death, Love and Freedom – John Mellencamp (2008)
Un ritratto duro, cupo e pessimista dell’America sotto George W. Bush. Qui un uomo cosciente della propria mortalità medita sull’amore, sulla morte e su tutto quello che ci sta in mezzo. Il suono è scarno e essenziale. La produzione è l’opera di T Bone Burnett, uno che sa il fatto suo.

3. Bruce Springsteen – The Rising (2002)
L’America è ferita e arrabbiata. Sono passati pochi mesi da quel maledetto giorno di Settembre e al primo posto della classifica c’è una canzone Country [“Courtesy of the Red, White, & Blue” di Toby keith] che esalta i sentimenti peggiori e auspica l’uccisione di tutti gli arabi con “l’asciugamano in testa”. A mettere a posto le cose e a dare una voce alla speranza ci pensa Bruce Sprigsteen: un artista con un’autorevolezza tale da non poter suscitare dubbi o equivoci. Il risultato del suo lavoro è “The Rising”, un disco che riconcilia in qualche modo gli americani con il mondo e il mondo con gli americani. Non è il disco migliore del Boss, neanche lontanamente, ma è uno dei più importanti.

4. A Rush of Blood to the Head – Coldplay (2002)
È inutile negarlo. I Coldplay sono il gruppo più importante del decennio. Sono gli unici, tra i nuovi gruppi, che hanno un indiscutibile peso commerciale, che riescono a sedurre le belle attrici e che sono capaci di riempire gli stadi. Qualche volta possono sembrare un po’ fragili ma non sono mai banali. Personalmente, fino ad oggi, non disprezzo nessuno dei loro dischi.

5. Ten New Songs – Leonard Cohen (2001)
Il frutto del sodalizio artistico tra Leonard Cohen e la cantante e produttrice Sharon Robinson è un magnifico disco che sfiora la perfezione in più di un suo momento. La voce di Cohen con gli anni migliora e diventa sempre più interessante. La musica è ipnotica e maestosa. È bellissima.

6. Illinois – Sufjan Stevens (2005)
Un “Concept Album” alla vecchia maniera. Tutte le canzoni seguono un filo logico e raccontano delle storie che riguardano lo stato americano del titolo. “Illinois” è il secondo episodio (il primo era “Michigan”) di un progetto complessivo di Sufjan Stevens che prevede cinquanta album ognuno dedicato a uno degli stati dell’unione. Ogni brano offre qualche sorpresa e tutti insieme suonano davvero bene. Gli arrangiamenti sono ricchi e deliziosamente delicati.

7. Funeral – Arcade Fire (2004)
Il titolo potrebbe ingannare gli sprovveduti, perché questo disco d’esordio dei canadesi “Arcade Fire” invece sprizza vitalità da tutti i pori. La ritmica è eccezionale e la progressione del discorso musicale è assolutamente originale e innovativa.

8. Back to black – Amy Winehouse (2006)
Le quotidiane disavventure di Amy Winehouse sono diventate ormai stucchevoli, ma lei è una cantante straordinaria e “Back to black” ne è l’inequivocabile dimostrazione. Tra tutti i dischi degli anni 0 è probabilmente quello che sarà ricordato più a lungo.

9. The ’59 Sound – The Gaslight Anthem (2008)
Ragazzini di New Jersey cresciuti a pane e Springsteen. Nelle loro canzoni si può percepire la concitazione primordiale del Rock, qualcosa che ultimamente si sente sempre meno in giro. Delle volte ricordano i “Clash” e nelle parole citano pari pari il Boss però rimangono originali ed energici. Loro sono la speranza per la sopravvivenza del rock classico.

10. American IV: The Man Comes Around – Johnny Cash (2002)
Negli anni 90 il produttore Rick Rubin ebbe la felice intuizione di liberare il grande Johnny Cash da tutti gli inutili orpelli County che impigliavano la sua musica piazzandolo di fronte a un microfono con solo una chitarra come l’accompagnamento musicale. Nel quarto volume della serie American Recordings, questo stile asciutto raggiunge il suo apice. Cash trasforma delle canzoni arcinote in qualcosa di mai sentita prima. “In My Life” dei Beatles, “Personal Jesus” dei Depeche Mode e soprattutto “Hurt” dei Nine Inch Nails nella voce di Cash acquistano una nuova essenza. Johnny Cash muore un anno dopo la pubblicazione questo disco, un fatto che ne accresce il valore spirituale a dismisura.

11. Broken Boy Soldiers – The Raconteurs (2006)
Jack White è sicuramente tra i musicisti che di più hanno caratterizzato gli anni zero. Dopo le ottime cose fatte insieme alla ex-moglie Meg sotto la bandiera di “The White Stripes” (leggi po-po-popopo- po…) lui ha dato via a una serie di progetti paralleli il più riuscito dei quali è sicuramente il supergruppo “The Raconteurs”. Il loro disco di debutto, questo “Broken Boy Soldiers”, offre un Rock elettrizzante, grezzo e low fi. Tutto registrato in presa diretta e senza fronzoli.

12. By The Way – Red Hot Chili Peppers (2002)
Dopo i fasti di “Californication” i RHCP sfornano il loro disco più accessibile di sempre. La musica pur essendo più melodica del solito è graffiante più che mai. Anche qui la produzione è di Rick Rubin.

13. Canzoni a manovella – Vinicio Capossela (2000)
In alcuni momenti ricorda Tom Waits, ma rimane un lavoro assai originale. In Italia un disco così bello non si sentiva da anni e non si è sentito neanche dopo.

14. West – Lucinda Williams (2007)
Non capirò mai il meccanismo per cui gli eventi spiacevoli finiscono a ispirare le cose più belle. Lucinda Williams qui canta la fine di un amore e la perdita di una persona cara senza piangersi addosso, con dolcezza e con grande classe. Alle chitarre ci pensa Bill Frisell e ciò non è un dettaglio secondario.

15. Vampire Weekend – Vampire Weekend (2007)
Qui ci sono un po’ d’idee nuove e qualche interessante contaminazione. Loro sono bianchi, giovani e newyorchesi ma nella loro musica si avvertono delle sonorità africane rivedute e corrette. Certe volte virano verso Ska e Reggae e in altri momenti richiamano in memoria la New Wave stile Talking Heads. Il risultato è apprezzabile. In altre epoche sarebbero passati inosservati, ma di questi tempi è tutto grasso che cola.

28 dic 2009

Ipse dixit

Che cos’è un buon allenateur?
Un buon allenateur è un allenateur con buoni giocateur.
Michel Platini

[http://www.gazzetta.it/]

Kabul ieri e oggi

24 dic 2009

Buon Natale

23 dic 2009

Rockmap

Tutta la storia del rock riassunta in una sola mappa. È una rappresentazione grafica molto efficace ma ha qualche grave mancanza. Cliccare per ingrandire.

Via A Welsh View.

22 dic 2009

Prisencolinensinainciusol Reloaded

Sono un po’ di giorni che gli internauti anglofoni, grazie a questo post pubblicato su Boing Boing, discutono con interesse di “Prisencolinensinainciusol” di Adriano Celentano. A tutti piace il ritmo e in tanti lo trovano geniale. Dicono che finalmente si capisce cosa provano i non anglofoni a sentire cantare in Inglese. Molti notano che è un Rap ante litteram, e c’è chi sostiene che in fondo non è più incomprensibile di certe canzoni con delle parole vere (e citano come esempio i testi di Beck, e hanno anche ragione). Personalmente considero questa canzone un capolavoro.

20 dic 2009

Come suicidarsi sul Web 2.0

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Qui ci si può “suicidare” sul web 2.0. Niente paura: non si tratta di un suicidio vero. Questo servizio semplicemente permette di eliminare tutte le proprie informazioni da tutti i social network in un solo colpo (e con un solo click). Se qualcuno è stanco di essere disturbato da vecchi amici e conoscenti così si può togliere dal web con una certa comodità. In Italia invece qualcuno vorrebbe “Pena di morte Web 2.0” oppure “Omicidio Web 2.0”. Trovo tutto ciò molto triste. Sento che c’è in giro il desiderio di mettere su filtri sull’internet in Italia, come succede nei paesi più retrogradi del mondo e in nessuna delle grandi democrazie occidentali. La cosa da un lato mi rattrista ma dall’altro penso che un paese così in fondo si merita tutto questo.

[http://suicidemachine.org/]

18 dic 2009

Il paradisoespresso

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15 dic 2009

Le fotografie a lunga esposizione

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L’esposizione prolungata è una tecnica fotografica che riesce a catturare il trascorrere del tempo. In fondo basta dilatare il tempo dello scatto e attendere un attimo in più. In questo periodo il trascorrere del tempo è una cosa che mi angoscia, sarà per questa ragione che queste quarantacinque fotografie mi affascinano tanto.

[http://www.smashingapps.com/]

Mingus

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[Scarica la versione ad alta risoluzione]

“Se esprimi un desiderio è perché vedi cadere una stella, se vedi cadere una stella è perché guardi il cielo, e se guardi il cielo, è perché credi ancora in qualcosa...„
Bob Marley

 

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