La protesta va in bazar
I contestatori nell’Iran cambiano strategia e lo fanno in modo brillante, efficiente e non violento. L’idea è di recarsi quotidianamente in massa nei bazar, silenziosamente e senza pronunciare slogan. Senza gesti provocatori e senza esibire simboli che possano causare reazioni. L’obiettivo è congestionare il bazar e di conseguenza tutta l’attività commerciale. Una sorta di sciopero generale non dichiarato. Ogni iniziativa repressiva contro i dissidenti in questo modo andrebbe a bloccare involontariamente anche il bazar. Inoltre, questa situazione offre un pretesto anche ai commercianti per abbassare le serrande, e perciò partecipare alla protesta, senza rincorrere nelle sanzioni previste. È una tattica di lotta “dolce” che ricorda certe mosse di Gandhi.
Questa idea è stata lanciata ieri sulla pagina Facebook del candidato dell’opposizione Mir Hossein Mousavi.
Archiviato in Iran | Commenti (1) | 24 giugno 2009
Un Commento per “La protesta va in bazar”
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giugno 25th, 2009 at 11:45 am
Ciao Shahab,
sto cercando di informarmi su quanto sta accadendo nel tuo paese nonstante l’approssimazione con cui l’informazione tratta la cosa. Se ho capito bene il popolo iraniano ha sposato la causa di Mousavi più per disperazione che per vero appoggio politico. Mousavi è sempre espressione della teocrazia iraniana o sbaglio?
In un primo momento avevo creduto potesse essere veramente l’occasione di un cambiamento in Iran ma, dopo qualche approfondimento, sono arrivato alla conclusione che Mousavi sarebbe il “male minore”. Se avrai la pazienza di rispondermi sarò contento di ricevere le tue delucidazioni sulla complicata e tragica protesta del tuo popolo. Un abbraccio.
Fausto.