No Line On The Horizon – U2

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Io ho dei vividi ricordi di alcuni brani degli U2: un tuffo al cuore con “One”, un’incredibile iniezione d’adrenalina con “Sunday Bloody Sunday”, una piacevole vertigine con “Bullet The Blue Sky” e via dicendo. La mia passione per il rock è nata e cresciuta anche grazie a loro che a tutti gli effetti possono essere considerati l’ultima grande band del mondo, l’ultima di cui si conosce il nome di tutti i componenti, come seppe sottolineare Springsteen introducendoli nella “Rock and Roll Hall of Fame”. Per tutti questi motivi, ritengo di essere un loro ammiratore certo non un fanatico. Adesso il problema sta nel fatto che avendo tutti questi ricordi importanti a ogni loro nuova uscita discografica io ho molte aspettative. Devo dire che stavolta l’orribile singolo “Get On Your Boots” aveva già ridimensionato le mie attese e trovarmi tra le mani un disco che non è completamente una ciofeca, può essere considerato una buona notizia.

“No Line On The Horizon”
è un album senza infamia e senza lode. Le sonorità sono curate, d’altro canto nel progetto sono coinvolti tre dei migliori produttori del mondo (Brian Eno, Daniel Lanois e Steve Lillywhite) e si sente, purtroppo ciò che manca è l’anima. Si era favoleggiato di un disco sperimentale, invece tutto è scontato e convenzionale. Questa non è necessariamente una nota di demerito, credo che a tanti fan degli U2 la loro musica piaccia così come è. Il problema, come ho già detto, è la mancanza dell’anima, delle idee e delle cose da dire. I testi sono spesso infantili, qualche volta auto-parodistici se non addirittura ridicoli: per esempio quando vengono citati i comandi del sistema operativo Mac OS in “Unknown Caller” (Force quit and move to trash).

Il brano migliore è sicuramente il meditativo “Cedars Of Lebanon” che chiude l’album ed è fatto talmente bene, sia come testi sia come musica, che fa nascere il rammarico per ciò che questo disco avrebbe potuto essere ma che purtroppo non è.

In conclusione, questo disco suona bene come musica “usa e getta”, venderà una marea come sempre e tra un po’ di tempo lo dimenticheremo completamente (do you remember ”How To Dismantle An Atomic Bomb” ?). Per ricordarci degli U2 abbiamo altri dischi e penso che quelli basteranno.

4 Commenti per “No Line On The Horizon – U2”

  1. francesco ha detto:
    marzo 2nd, 2009 at 6:31 pm

    Amen.
    Da tempo gli U2 per me non sono neppure il fantasma di loro stessi. Sì, abbiamo altri dischi per ricordarli…

  2. Guido ha detto:
    marzo 3rd, 2009 at 2:50 am

    Non sono assolutamente d’accordo. Ci vogliono molti pregiudizi per non riconoscere il capolavoro fatto dai quattro ormai cinquantenni in questo album. Il loro miglior album da almeno 12 anni a questa parte. Eclissa totalmente (e da essi si distacca) gli ultimi due stucchevoli lavori. Sonorità, testi, voce, chitarra, sezione ritmica: tutto perfetto.

    Applausi a scena aperta. Inaspettatamente, gli U2 sono ancora vivi. E se è così che vogliono continuare, che Dio ce li conservi!

    Poi se vogliamo dire che gli U2 sono morti nell’87, nell’83 o nell’80… Dipende dalle fette di salame che uno vuole indossare sugli occhi!

  3. Alessandro ha detto:
    marzo 3rd, 2009 at 4:46 pm

    Io gli album degli U2 li ho bruciati a forza di acoltarli. Per come la vedo io, alcune canzoni degli ultimi 2 album prima di No Line On The Horizon (vedi Kite, New York, Grace, In a litle while, Miracle Drug, Fast Cars, Love & Peace or else) potevano essere sintetizzati in un unico album, si sarebbero risparmiati molte critiche e avrebbero prodotto un album qualitativamente migliore. Non riuscirò mai a comprendere le critiche a POP; è un album meraviglioso con dei testi imponeti e dei suoi stupendi. Trovo aritisticamente molto belle canzoni come Stateless, The Ground Beneath Her Feet, Never Let Me Go, The Hands That Built America, Electrical Storm fino a Window In the Skies e The Saints Are Coming. Sarebbero state bene anch’esse in un album a parte, avrebbero rappresentato il ritorno ad una sobrietà che ATYCLB e HTDAAB non sono riusciti a dare per il loro essere troppo “normali”. Infine, ascoltando No Line On The Horizon, sono rimasto piacevolmente soddisfatto. Credo sia un gran bell’album per una band non più giovane come gli U2. Chi si aspettava pezzi alla The Fly o Mysterious Ways è giusto sia deluso: non siamo più nel 1990 e loro non hanno più 30 anni. Magificet, The Cedars Of Lebanon, Fez / Being Born, Stand Up Commedy, White As Snow sono pezzi di gran valore artistico e di maturità. La speranza è che la band segua questa strada e non si prenda in giro con “robetta” per ragazzini viziati che non sanno cos’è il rock (vedi Vertigo, All Because of You, Wild Honey ecc..). Grazie! Ciao

  4. Riccardo ha detto:
    marzo 21st, 2009 at 1:24 pm

    Sono pienamente d’accordo con alessandro.
    Proprio su tutto!
    A me per esempio è stato proprio pop a farmi conoscere gli u2.
    Non c’è una canzone che non mi piaccia.
    Sarà perchè sono strane e che il disco esplora un po’ tutti i generi.
    Comunque parlando dell’ultimo capolavoro io ci sento tanto gli U2 che furono,ma adeguati all’oggi.
    Una sorta di opera nostalgica.
    Ammetto che al primo ascoltop sono rimasto perplesso ma credetemi quando dico che almeno 2 volte al giorno devo sentirlo.
    Mi apre il cuore mi rilassa mi carica.
    Provo mille sensazioni nell’ascoltarlo.
    Sarà che gli U2 secondo me sono la musica.
    Sarà che per me non hanno neanche un album sotto le aspettative.
    Fatto sta che mi sento di dire bravi U2 continuate così!

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