Archivio » gennaio 2009
Il giuramento visto dal cielo

Qui ci sono delle fotografie satellitari della cerimonia d’insediamento di Barck Obama. Sono davvero spettacolari.
[http://www.geoeye.com/]
Archiviato in Fotografia, Politica | Commenti (0)
Tags: Barack Obama
Mplayer Eyes

I 10 led che formano gli occhi di Topolino cambiano aspetto a seconda dell’operazione eseguita (Play, Stop, FF, Rew). Il lettore multimediale “Mplayer Eyes” by iRiver.
[http://www.iriver.com/]
Archiviato in Design & Creativity, Oggetti | Commenti (0)
Tags: Design & Creativity
Va a vedere il tuo boss
Dopo un numero abbastanza alto di ascolti devo confessare che “Working On A Dream” non mi piace e non mi convince proprio. È il disco più brutto di Bruce da sempre, anche peggio di “Human Touch”. Tuttavia come si fa a non essere contenti e a non andare a vedere il boss che sta ritornando da noi?
A breve sarà comunicata la data di messa in vendita dei biglietti, i prezzi, le modalità di acquisto e i circuiti di vendita autorizzati per i tre concerti a Roma (domenica 19 Luglio), Torino (martedì 21) e Udine (giovedì 23).
Archiviato in Bruce Springsteen, Musica, Working On A Dream | Commenti (5)
Ascolta il tuo Boss

Finalmente si può ascoltare l’intero nuovo LP di Bruce [Qui]. Da un pò di giorni lo stanno trasmettendo anche su Radio Capital. Io sono molto perplesso su alcune canzoni. Adesso lo ascolto con calma, poi ne parliamo.
Grazie Novails.
Update: piccola recensione express
Dopo un po’ di ascolti, mi sono fatto un’idea delle canzoni di “Working On A Dream” e l’ho buttata giù così di getto. Scusate per eventuali errori ortografici. Ho considerato “The Wrestler” come la canzone più bella del disco – anche se è un progetto a se e non c’entra con il resto del disco è pur sempre l’indicatore dello stato di grazia del boss in questo periodo – alla quale ho assegnato 5 punti, perciò ho calcolato gli altri voti di conseguenza.
1. Outlaw Pete – (Voto 2/5) Il ritornello è “I Was Born ToMade For Lovin’ You” dei Kiss(!!!). È un po’ troppo melodrammatica e barocca (si può dire così? Penso di sì.). Forse bisognerebbe ascoltarla un po’ di volte, francamente sembra troppo debole anche se ha un testo interessante.
2. My Lucky Day – (Voto 3/5) Un rockaccio lineare nello stile E Street Band, senza infamia e senza lode. Non emoziona più di tanto, nel senso che a sentirla non ti viene né la voglia di suonare la “Air Guitar” né la voglia di chiudere gli occhi per sognare. La canzone è da un po’ che c’è in giro e assomiglia a certe canzoni di “Human Touch” e questo non è un complimento.
3. Working on a Dream – (Voto 5/5) Gran bella canzone: solida e senza fronzoli. Ha un bel testo che ci ricorda di questi giorni e di Obama. Questa è una vera canzone da Springsteen, dove la cosa importante è lavorare intorno ad un sogno. Realizzare il sogno è un optional.
4. Queen of the Supermarket – (Voto 4/5) Bella anche questa. Ti prende sin dal primo ascolto e ha echi del miglior Springsteen. Ricorda, con dovute proporzioni, certe canzoni di “The River”. È un po’ troppo sovrarrangiata, come quasi tutte le canzoni di questo disco.
5. What Love Can Do – (Voto 5/5) Ottima, fluida e gira che è una meraviglia. Con i corretti, armonica elettrificata e delle belle schitarrate.
6. This Life – (Voto 4/5) Carina, con le tastiere in evidenza, i corretti tipici e il Sax di Clarence che chiude . Questa canzone sì che cresce dopo ogni ascolto.
7. Good Eye – (Voto 4/5) Una bella sorpresa: Bruce che canta il Blues. Era già successo con il singolo di Halloween “A Night With The Jersey Devil”. Il brano è elettrificato e ricorda lavori del bluesman “R.L. Burnside”. Mi sa che se il Boss decidesse di fare un disco Blues, verrebbe fuori qualcosa di bello.
8. Tomorrow Never Knows – (Voto 3/5) Qui siamo invece nei territori più familiari di folk/country e tutto è più prevedibile benché gradevole. Il titolo della canzone è la stessa di una delle canzoni dei Beatles e questo non c’entra niente.
9. Life Itself – (Voto 5/5) Un’altra canzone bella e ben costruita. La posso già immaginare mentre viene suonata dal vivo con assoli chilometrici di Nils Lofgren. Qui ci sono delle tracce che girano al contrario e ricordano i Beatles di “Tomorrow Never Knows”, sarà un caso?
10. Kingdom of Days – (Voto 3/5) Assomiglia a certe canzoni di “Magic” ovvero non si può dire che sia brutta ma di certo non lascia tracce indelebili di se né nella memoria né nelle orecchie.
11. Surprise, Surprise – (Voto 3/5) Come sopra ma con un po’ più di sostanza. La canzone è più bella del titolo comunque.
12. The Last Carnival – (Voto 4/5) Canzone acustica, con un coro che si sente di più rispetto agli altri brani. Un sentito omaggio a Danny Federici, con il filglio di Danny, Jason, alla fisarmonica. Cresce dopo ogni ascolto.
Bonus track: The Wrestler – (Voto 5/5) Semplicemente bella, perfetta in ogni senso. Fantastica.
Archiviato in Bruce Springsteen, Working On A Dream | Commenti (6)
Tags: Bruce Springsteen
Ho sentito il nuovo singolo degli U2
Fa veramente cagare!
Archiviato in Musica | Commenti (1)
Out of the box

Comunque vada a finire, oggi è un giorno importante. Solo il pensiero delle facce che non vedremo più mi fa stare meglio e mi fa sorridere.
Archiviato in Politica | Commenti (1)
Tags: Barack Obama
Nano da giardino 2.0

Urban Gnome è nome di una collezione di nani da giardino in porcellana.
[http://store.vitaminliving.com/]
Archiviato in Design & Creativity, Oggetti | Commenti (1)
Tags: Design & Creativity
Il dono (The Gift)

Waldo Jeffers era al limite
Era ormai metà Agosto,
il che significa che era
separato da Marsha
da più dì due mesi.
Due mesi,
e da mostrare non aveva altro
che tre lettere spiegazzate
e due telefonate interurbane molto care.
Certo, quando la scuola era finita
e lei era tornata nel Wisconsin,
e lui a Locust, Pennsylvania,
lei aveva giurato di mantenere una certa fedeltà.
Di tanto in tanto sarebbe uscita con qualcun altro,
ma solo per divertirsi un po’.
Sarebbe rimasta fedele.
Ma ultimamente Waldo
aveva cominciato a preoccuparsi.
Di notte aveva problemi a prendere sonno,
e quando dormiva faceva sogni tremendi.
Passava la notte sveglio,
girandosi di qua e di là
sotto le coperte,
le lacrime gli riempivano gli occhi
mentre immaginava Marsha
i suoi giuramenti vinti dall’alcol
e dalla dolce consolazione di qualche neanderthal,
finché non si sarebbe arresa definitivamente
alle carezze dell’oblio sessuale.
Era più di quanto la mente umana
riuscisse a sopportare.
Le visioni dell’infedeltà di Marsha lo perseguitavano.
Di giorno le fantasie dell’abbandono sessuale
invadevano i suoi pensieri,
ma quello che gli dava più fastidio
era che non avrebbero compreso
che tipa lei era veramente.
Solo lui, Waldo, poteva capirlo.
Lui aveva intuito ogni anfratto
e ogni angolo della sua psiche.
Lui l’aveva fatta sorridere
lei aveva bisogno di lui,
e lui non c’era.
(ahh…)
L’idea gli venne il giovedì
prima che partisse
la parata in costume.
Aveva appena finito di tagliare l’erba e di sistemare
il giardino degli Edison per un dollaro e cinquanta
e poi controllò la cassetta della posta
per vedere se c’era almeno una parola
da parte di Marsha.
Non c’era che il volantino della
Amalgamated Aluminium Company
che cercava di indagare se gli servivano dei tendoni.
Perlomeno si interessavano al punto da scrivere.
Era una ditta di New York.
Si poteva arrivare in qualsiasi posto con la posta.
Poi ebbe l’idea.
Non aveva soldi abbastanza
per andare fin nel Wisconsin
nei modi convenzionali, è vero,
ma perché non imbucare sè stesso?
Era assurdamente semplice.
Si sarebbe inviato come un pacco postale espresso.
Il giorno dopo Waldo andò al supermercato
per acquistare l’occorrente.
Comprò nastro adesivo da pacchi, una pinzatrice
e una scatola di cartone di medie dimensioni,
perfetta per una persona della sua corporatura.
Valutò che, con un minimo di accorgimenti,
poteva viaggiare abbastanza comodamente.
Qualche buchetto per far entrare l’aria, dell’acqua
e qualche spuntino,
e probabilmente sarebbe stato
come partire in classe turistica.
Il venerdì pomeriggio Waldo era pronto.
Si era impacchettato con cura, e l’ufficio postale
avevano detto che qualcuno sarebbe passato
a prenderlo alle tre.
Sul pacco aveva messo la scritta “fragile”
e mentre vi si rannicchiava
adagiandosi sulla gommapiuma
che aveva previdentemente inserito,
provò a immaginare lo sguardo sorpreso
e felice sul viso di Marsha quando,
aperta la porta,
vìsto il pacco
e lasciata la mancia al postino,
avrebbe aperto il tutto e sì sarebbe trovata
il suo Waldo in carne e ossa.
L’avrebbe baciato
e poi forse avrebbero potuto vedere un film.
Se solo ci avesse pensato prima.
A un tratto, mani poco attente afferrarono il pacco,
e si trovò a volare.
Atterrò con un tonfo sordo dentro un camion, e partì.
Marsha Bronson aveva appena finito
di sistemarsi i capelli.
Era stato un weekend molto duro.
Doveva ricordarsi dì non bere in quel modo.
Bill era stato gentile con lei, però.
Dopo che avevano finito,
Bill aveva detto che la rispettava ancora,
e che dopotutto era il modo in cui andavano le cose,
e anche se, no, non l’amava,
provava molto affetto per lei.
E dopotutto erano adulti.
Ah, quante cose Bill poteva insegnare a Waldo.
Ma sembrava fossero passati già tanti anni.
Sheila Kleìn, la sua migliore amica,
entrò in cucina
attraverso la porta della veranda.
«Oddio, è proprio tremendo fuori.»
«So che vuoi dire. Mi sento tutta sfasata.»
Marsha si strinse la cintura dell’accappatoio
di cotone con i bordi di seta.
Sheila sfiorò dei grani di sale
sulla tavola di cucina,
si leccò il dito e fece una smorfia.
« Dovrei prendere certe pillole di sale, ma»
arricciò il naso
«mi fanno venire il vomito.»
Marsha cominciò a darsi dei colpetti sotto il mento,
un esercizio per il viso che aveva visto in televisione.
«Dio, non parlarne nemmeno.»
Si alzò dalla tavola e andò verso il lavandino,
dove prese una confezione
di vitamine rosa e azzurre.
« Ne vuoi una? Dovrebbero essere meglio
di una bistecca.»
Poi provò a toccarsi le ginocchia.
«Credo che non berrò mai più un daiquiri.»
Rinunciò e si sedette,
questa volta più vicino al tavolino
dove era appoggiato il telefono.
«Forse Bill chiamerà»
disse in risposta allo sguardo di Sheila.
Sheila si stava mordicchiando una pellicina.
«Dopo la scorsa notte,
forse faresti meglio a chiudere con lui»
«Capisco che vuoi dire.
Dio mio, era proprio come un polipo,
mani dappertutto!»
disse alzando le braccia quasi in difesa.
«E che dopo un po’
ti stanchi di resistergli, sai,
e dopo tutto venerdì e sabato
con lui non avevo fatto proprio niente,
e così un po’ glielo dovevo, sai che intendo»
Cominciò a grattarsi.
Sheila stava ridacchiando,
la bocca coperta dalla mano.
«Ti dirò, anch’io mi sentivo proprio così, anzi,
dopo un po’»
e qui si piegò in avanti in un sussurro
«lo volevo.»
E cominciò a ridere forte.
Fu a questo punto che il signor Jameson,
dell’ufficio postale Clarence Darrow,
suonò alla porta della villetta
quadrata decorata a stucchi.
Quando Marsha Bronson aprì la porta,
lui l’aiutò a portar dentro il pacco.
Fece firmare i suoi moduli
verdi e gialli,
e se ne andò con una mancia di quindici centesimi
che Marsha
aveva preso dal piccolo borsellino beige
della mamma nello studiolo.
«Che sarà, secondo te?»
chiese Sheila.
Marsha se ne stava in piedi con le braccia
intrecciate dietro la schiena.
Fissava la scatola di cartone marrone
poggiata in mezzo al salotto.
«Non lo so.»
Dentro il cartone. Waldo fremeva di eccitazione
mentre ascoltava le voci attutite.
Sheila fece scorrere l’unghia lungo il nastro di scotch
che passava per il centro della scatola.
«Perché non guardi l’indirizzo del mittente
cosi vedi da chi arriva?»
Waldo sentiva battere il suo cuore.
Sentiva le vibrazioni dei passi.
Fra non molto.
Marsha girò intorno alla scatola
e lesse l’etichetta scarabocchiata.
«Dio! Viene da Waldo!»
«Quel coglione!» disse Sheila
Waldo tremava di impazienza.
«Be’, perché non aprirlo?» disse Sheila
ed entrambe provarono a sollevarne un lembo.
«Oaah,» esclamò Marsha seccata
«deve averlo inchiodato.»
Provarono a strappare di nuovo.
«Dio mio, ci vuole un trapano per aprire questa cosa». Tirarono ancora una volta.
«Così non si riesce.»
Entrambe se ne stavano in piedi col fiatone.
«Perché non prendi un paio di forbici?»
domandò Sheila.
Marsha corse in cucina,
ma non riuscì a trovare altro
che una forbicina da unghie.
Poi si ricordò che
suo padre teneva degli attrezzi in cantina.
Corse giù per le scale,
e tornò
con un grande tagliacarte in mano.
«Non ho trovato niente di meglio.»
Le mancava il fiato.
«Tieni, fallo tu, sto per schiattare.»
Si gettò sull’enorme divano lanuginoso
sbuffando rumorosamente.
Sheila provò a fare un taglio netto tra lo scotch
e l’orlo del cartone,
ma la lama era troppo spessa
e la fessura era troppo stretta.
«Maledizione»
esclamò esasperata.
Poi, sorridendo, aggiunse,
«Ho un’ idea».
«Quale?» chiese Marsha.
«Sta’ a guardare» disse Sheila
toccandosi la fronte con un dito.
Dentro lo scatolone,
Waldo era talmente eccitato
che non riusciva quasi a respirare.
La pelle gli formicolava per il calore
e si sentiva battere il cuore in gola.
Fra non molto.
Sheilà si alzò sulla punta dei piedi,
e camminò intorno
alla scatola.
Poi s’inginocchiò,
prese il taglialamiere con entrambe le mani,
fece un respiro profondo,
e sprofondò la lunga lama
al centro del pacco,
attraverso lo scotch,
attraverso il cartone,
attraverso l’imbottitura,
e attraverso il centro
della testa di Waldo Jeffers,
che si squarciò lieve tra archi ritmici di color rosso
che pulsavano dolcemente
nel sole del mattino
“The Gift” – By Lou Reed 1967 – From the album “White light White Heat” by The Velvet Underground
Via Cryin Girl
Archiviato in Musica | Commenti (5)
No Line on the Horizon

La copertina del prossimo disco degli U2, “No Line on the Horizon”, è molto minimalista. La fotografia è opera dell’artista giapponese Hiroshi Sugimoto. Il disco prodotto dal trio delle meraviglie – Brian Eno, Daniel Lanois e Steve Lillywhite – uscirà il prossimo marzo.
UPDATE: La recensione completa è [qui].
[http://www.pitchforkmedia.com/]
Archiviato in Fotografia, Graphic Design, Musica | Commenti (4)
2009 Inauguration Online
Qui c’è una lista di siti che permettono di seguire dal vivo le varie fasi della cerimonia d’insediamento di Barack Obama.
Archiviato in Politica | Commenti (0)
Tags: Barack Obama







