Bruce Springsteen & The E Street Band - Milano 25/06/2008
Ven , 27 Giugno , 2008
La recensione rapida: abbiamo goduto come i fachiri!
La recensione estesa: A Milano fa molto caldo. Tuttavia la temperatura sale ulteriormente quando sui giganteschi schermi sistemati sui due lati del palco appaiano le prime immagini. I musicisti salgono sul palco, ci sono gli applausi scroscianti. Nonostante l’allegria del momento, io non riesco a non pensare a Danny Federici – il tastierista storico della E Street band - che non c’è più. Bruce saluta il pubblico in italiano e domanda se fa abbastanza caldo. Alla risposta positiva del pubblico parte un’esplosiva versione di “Summertime Blues” di Eddie Cochran.
Seguirà tre ore torride di musica, senza soluzione di continuità, suonata con l’anima e il cuore. Si sa che ogni concerto di Springsteen è una garanzia, ma l’esibizione di San Siro ha superato di slancio ogni attesa, anche per noi springsteeniani di vecchia data e reduci di tanti suoi concerti. Bruce è in forma smagliante, ha voglia di avere contatto con il suo pubblico e grazie alla particolare disposizione del palco più volte si avvicina fisicamente alle persone ammassate nelle prime file, si lascia toccare e persino bacia qualche fanciulla del pubblico.
La scaletta della serata è da sogno: una miscela tra i classici, con particolare predilezione per le canzoni di “Darkness”, e pezzi recenti.
“Prove It All Night”, con il dialogo tra le chitarre di Bruce e Miami Steve nella parte centrale, è semplicemente fantastica e mi fa ricordare perché valeva la pena darsi tanto disturbo, prendere un giorno di ferie e affrontare un viaggio per andare a vedere il concerto.
Bruce stasera accetta addirittura richieste, e tra tutte quelle che il pubblico gli rivolge, scritte sui pezzi di cartone, lui sceglie “None but the brave” e soprattutto “Hungry Heart” che è cantata a squarciagola da tutto lo stadio come vuole la tradizione.
“Candy’s room” e “Darkness” sono suonate entrambe in modo superlativo e dopo l’allegra parentesi di “Darlington County” arriva una versione stratosferica di “Because The Night” con assolo chilometrico di chitarra. Il coinvolgimento del pubblico a questo punto è totale.
“She’s The One” stacca un po’ dai ritmi precedenti e ci sta proprio bene in questo momento. “Livin’ In The Future” è una delle canzoni di “Magic” e forse ha meno pathos rispetto ai pezzi precedenti ma è l’ideale apripista per “Mary’s Place” che la segue. Ormai la festa è al culmine e “I’m On Fire” fa salire ulteriormente la temperatura del concerto. Bruce canta seduto sul bordo del palco a fianco di Nils Lofgren, è un momento indimenticabile e tutti ne siamo coscienti.
“Racing In the Street” dal vivo è il sogno di ogni fan di Springsteen con Roy Bittan in evidenza. “The Rising”,“Last To Die” e “Long Walk Home”ci portano nel presente a dimostrazione che la gloriosa storia della “E Street Band” continua.
“Badlands” esalta la platea al punto tale che per qualche istante si teme per la solidità dello stadio. La gente canta così forte che copre quasi il suono della band. Il finale del brano è tutto per la batteria scatenata di Max Weinberg.
“Girls In Their Summer Clothes” offre un attimo di sollievo prima dell’incredibile tour de force di “Detroit Medley”,”Born To Run” e “Rosalita”. Sembra di essere tornati al 1978 e le leggendarie esibizioni di “Darkness Tour”. Qualcosa di esagerato.
“Bobby Jean” e “Dancing In The Dark” sono coinvolgenti, ma la vera sorpresa è “American Land”: sembra impossibile che una canzone folk, suonata prevalentemente con le fisarmoniche e il violino, possa far ballare sessanta mila persone eppure è così. L’allegria è alle stelle e non riesco a credere che siano già passate tre ore da quando siamo partiti.
Sembra finita, la band appare intenzionata ad abbandonare il palco, ma c’è un inatteso colpo di coda: una versione travolgente di “Twist And Shout” cantata da tutti. La degna conclusione di un concerto perfetto. Una volta sceso dal palco, Bruce si dirige inseguito dalle guardie del corpo, verso gli inservienti esterrefatti e gli ringrazia con una mano sul cuore. Davvero un bel gesto.
Questo è stato il concerto più bello che io abbia mai visto.