Io sono un divoratore onnivoro di musica e non amo suddividerla in categorie. Per me esistono solo due tipi di musica: bella e brutta. Quella che segue è la mia personalissima lista dei dischi Jazz. Sono dischi che hanno trasmesso delle meravigliose sensazioni a me e spero che facciano lo stesso con qualcun altro che magari non li conosce. Sono stati gli altri a stabilire che si chiama Jazz, per me è solo musica. Quella bella però.
1. Miles Davis – Kind of Blue – 1959
Non c’è aggettivo in grado di descrivere la bellezza di questa musica. Inciso in soli due giorni è composto interamente dai brani scritti, da Miles Davis, poche ore prima delle sessioni e mai suonati prima di allora. Il jazz diventa modale e non ci sono più limiti all’espressione ed all’improvvisazione. “Kind of Blue” è una delle maggiori opere d’arte del ‘900.

Nota: Ho promesso a me stesso di non mettere altri dischi di Miles Davis in questa lista, ma un giorno farò una lista dedicata esclusivamente ai dischi di Miles Davis.
2. Keith Jarrett – Köln Concert – 1975
Uno dei più grandi pianisti del mondo, alle prese con un pianoforte difettoso, esegue uno dei concerti più belli della storia. La musica è spontanea, selvaggia ed essenziale. Un concerto sfavillante da togliere il fiato. Le imperfezioni creano il concerto perfetto, anche se può sembrare contraddittorio. Köln Concert è probabilmente il concerto per piano solista più ascoltato degli ultimi decenni e ha fatto la fortuna della casa discografica tedesca ECM. La popolarità non è necessariamente una nota positiva: in questo caso lo è.

3. John Coltrane – A Love Supreme – 1965
Una lunga, sublime, preghiera recitata con il sax. Il ritmo è scandito dalla batteria di Elvin Jones (un grandissimo). È uno dei dischi più venduti, celebrati e amati della storia. Essenziale.

4. Michel Petrucciani – Au Théâtre des Champs-Elysees – 1994
Un talento gigantesco condensato in un corpo minuscolo. Colpito alla nascita da una malattia genetica Michel Petrucciani era molto piccolo di statura. Per arrivare ai pedali del pianoforte era costretto a ricorrere ad un aparecchio speciale. Nonostante tutte queste avversità e il poco tempo che visse sulla terra, fece in tempo a diventare un colosso del pianoforte. Questo stupendo doppio CD, dal vivo, cattura tutto il talento di Petrucciani. Il brano d’apertura “Medley of My Favorite Songs” dura 40 minuti ed è un incredibile tour de force. Morì nel 1999 a soli 36 anni e ci manca tanto.

5. The Bill Evans Trio –Moon Beams – 1963
Le delicate armonie e il tocco leggero di Bill Evans, al pianoforte, hanno la stessa fragile qualità di un acquarello. “Stairway to Stars” è un gioiello di straordinaria bellezza. È il primo disco che Evans incise dopo la tragica morte del suo amico, il bassista, Scott La Faro e perciò c’è un senso di dolore che fa da sfondo a tutta l’incisione. Solo i grandissimi sanno trasformare il dolore in bellezza.

6. John Surman – Coruscating – 1999
Il polistrumentista e compositore inglese John Surman è forse più noto per le serenità delle atmosfere che sa creare. Qui stranamente le tinte sono più fosche e melanconiche, ma la bellezza è immutata. Un lavoro meditativo.

7. Charles Mingus – Pithecanthropus Erectus – 1956
Mingus era molto più di un musicista: era un’intellettuale a tutto tondo. Invece di scrivere libri, componeva delle grandissime partiture che hanno allargato i limiti dell’arte oltre gli aspetti estetici. Questo disco è, probabilmente, il primo capolavoro del compositore Mingus. La sociologia entra nella musica.

8. Oscar Peterson Trio – Night Train – 1963
È difficile seguire il ritmo di “Happy-go-lucky-local” senza schioccare le dita. L’immensa classe del pianista Oscar Peterson, accompagnato da una grandiosa sezione ritmica composta da Ray Brown e Ed Thigpen . C’è un’elegante cover di “Georgia on my mind” di Ray Charles e anche – solo sulla ristampa in CD – una sorprendente rivisitazione di “Volare” di Domenico Modugno. Questo è un vero capolavoro.

9. Sonny Rollins – Saxophone Colossus – 1956
Sonny Rollins generalmente non è annoverato tra gli innovatori del Jazz (come succede per esempio con Charlie Parker); ciò non significa che lui non sia uno dei più grandi sassofonisti di tutti i tempi. “Saxophone Colossus” è un album super classico che mostra le tante qualità di Rollins. Il pezzo più spettacolare è sicuramente “Moritat” di Kurt Weill (che poi altro non è che “Mack the knife” con il titolo originale).

10. Diana Krall – All For You – 1997
Un elegante omaggio al grande Nat “King” Cole da parte di una giovane star del Jazz. Diana Krall, accompagnata dal chitarrista Russel Malone e dal bassista Paul Keller, ci mette l’anima in ogni canzone. Qui c’è tutto il calore e la sensualità che mancano ai dischi successivi della Krall.

11. Carla Bley – Fleur Carnivore – 1989
Questa è una formidabile registrazione live della big band multinazionale di Carla Bley: la più divertente direttrice d’orchestra che esista. I fiati suonano splendidamente ed il lavoro dei solisti è fenomenale. La suite “Girl who cried champagne” dura diciassette minuti ed è magnifica. Il fiore carnivoro, del titolo, inghiottisce tutti con gioia.

12. Weather Report – Black Market – 1976
Quelli che amano mettere le etichette su tutto chiamano questa musica “Fusion” ovvero la fusione tra il Jazz e il Rock. I Weather Report, sono il più grande gruppo “Fusion” di tutti i tempi, specialmente in questa formazione che oltre al Joe Zawinul alle tastiere e Wayne Shorter al Sassofono include anche il bassista Jaco Pasturius. Le influenze africane si avvertono ovunque ed anticipano quella che anni dopo diventerà “World Music”(sempre per la gioia di etichettari). “Black Market” è un disco bellissimo con tre brani su tutti: “Elegant People”, “Three Clowns” e “Cannon Ball”(dedicato al Julian “Cannonball” Adderley scomparso l’anno precedente). Il pezzo più famoso dei Weather Report, “Birdland”, non è su quest’album ma sul successivo “Heavy Weather”. A parte questo dettaglio “Black Market” è il loro lavoro più compiuto.

13. Medesky Martin and Wood – Last chance to dance trance (Perhaps) – 1999
Questo incendiario trio deve molto a Miles Davis elettrificato. Sono famosi per le loro esibizioni dal vivo dove l’improvvisazione regna sovrana con ampio ricorso alle distorsioni ed ai pedali Wah-Wah. L’Organo Hammond di John Medeski è il loro segno distintivo. Questo CD è una “Greatest Hits” e fila che una meraviglia.

14. Madeleine Peyroux – Careless Love – 2004
L’incantevole voce di Madeleine Peyroux rievoca, inevitabilmente, quella di Billie Holiday. Il suono è elegante ed essenziale: piano, chitarra, contrabbasso e qualche sapiente tocco di spazzola qua e là. C’è una magnifica versione jazzata di “You’re Gonna Make Me Lonesome When You Go” di Dylan e una cover di “Dance Me to the End of Love” di Leonard Cohen. L’atmosfera è avvolgente, il disco è delizioso.

15. Thelonious Monk – Alone in San Francisco – 1959
Tutti dicono che Thelonious Monk era uno dei più grandi improvvisatori del mondo, a punto tale che gli altri musicisti facevano fatica a seguirlo. Perciò sentire il pianoforte solista di Monk è sempre una bella esperienza. Oltre ai brani firmati Monk c’è una stupenda versione di “Remember” (di Irving Berlin).

16. Chet Baker – Let’s Get Lost – 1989
Let’s get lost: perdiamoci. Questa è la colonna sonora di un film semi-documentario sulla vita sregolata del trombettista Chet Baker. Quando l’album stato pubblicato, Baker era già morto da un anno. C’è del sentimento in ogni nota cantata ed in ogni fraseggio suonato. La musica è bellissima. La vecchia storia di perdersi per ritrovarsi. In questo caso ci si perde e non ci si trova più, ma va bene così …

17. Wynton Marsalis – Hot House Flowers – 1984
Il trombettista Wynton Marsalis è un superstar di Jazz dell’ultima generazione. Quando incise questo sublime disco aveva una ventina d’anni ma dimostrava già di essere un grande. È uno dei primi dischi Jazz che io ho ascoltato assiduamente. Non so se sembra così bello solo a me o se è bello per davvero.

18. Jimmy Smith – Organ Grinder Swing – 1965
Per quelli che amano il suono dell’organo Hammond, come me, non posso esimermi di aggiungere alla mia lista questo delizioso disco del maestro assoluto di questo strumento. Una volta si pensava che l’organo andasse bene soltanto in chiesa, jimmy Smith dimostrò che non era così. Qui ci sono anche Kenny Burrell (chitarra) e Grady Tate (batteria).

19. John Scofield – A Go Go – 1997
Dopo le collaborazioni con Miles Davis negli, anni ‘80, il chitarrista John Scofield ha pubblicato una serie di dischi interessanti negli anni ’90. A detta dei critici, questo disco (in compagna di quei pazzoidi di Medesky, Martin & Wood) è il migliore del lotto. Non so se è Acid Jazz (o che ne so io), in ogni caso è veramente bello. So che recentemente John Scofield è tornato ad incidere con MMW, io non ho sentito il disco ma si dice che sia bello.

20. Charlie Parker- The Definitive- 1945-53
Esistono degli eccellenti (e costosi) cofanetti che documentano il lavoro di “Bird” , ma è piuttosto difficile trovare un singolo disco in grado di dimostrare il valore che Charlie Parker ha avuto come l’innovatore e maestro assoluto del Jazz. Questa raccolta include 16 brani, provenienti dalle varie etichette, ed è una buona introduzione a Parker. Io sono fermo qui ma un giorno comprerò i cofanetti: Charlie Parker andrebbe conosciuto meglio.
