Willy DeVille a Trento
Dom , 12 Novembre , 2006
Ogni tanto, grazie a dio, qualche grande musicista si perde per la strada e finisce a fare un concerto nella nostra ridente città di Trento.
Questa sera tocca a Willy DeVille, che dopo aver vinto il premio Tenco due giorni fa a San Remo, si esibisce qui in trio con il bassista David Keys ed il pianista Darin Brown. Per chi non lo conosce dico soltanto che Willy DeVille è un carismatico musicista newyorchese d’origini portoricane, che frequenta il mondo del Rock da più di trent’anni senza avere mai raggiunto il grande successo ed è amato soprattutto in Europa. La sua canzone più famosa in Italia è indubbiamente “Demasiado Corazon” che fa da sigla per il fortunato programma televisivo Zelig.
L’appuntamento è per le ore 21 all’auditorium S.Chiara che è stata recentemente ristrutturata ed ora oltre ad offrire un’eccellente acustica emana anche un gradevole profumo di legno. Il concerto invece parte alle 21.30 con “Perry Mason theme” , eseguito da Keys e Brown da soli, come se Willy DeVille avesse mandato avanti il famoso avvocato televisivo a prendere le sue difese contro eventuali fan inferociti. Una precauzione eccessiva: il pubblico che riempie l’auditorium è felice di vederlo e per ora non ha intenzione di ricorrere ai mezzi legali. Così appare Willy DeVille che è già da solo uno spettacolo: alto, magro, capelli lunghissimi, baffetti curati, un attillato vestito nero da pirata dei Caraibi e si regge a malapena sulle gambe. Si scusa in maniera abbastanza comica con il pubblico e si accomoda su un altissimo sgabello posto tra il pianoforte e il contrabbasso, imbraccia una chitarra acustica ed inizia il suo concerto con un blues di delta che sa di cattivo Bourbon e di fumo. Willy si dichiara più volte stanco, si accende una sigaretta dopo l’altra e ad un certo punto chiede di avere una lattina di “Red Bull” per se e per i suoi compari musicisti. Nonostante tutti questi siparietti, che danno un tono piuttosto bislacco a tutta la situazione, il concerto rimane cosa seria e ben fatta. Nell’ora e mezza che segue Willy DeVille mette in fila una fantastica serie di canzoni, in gran parte delle cover, eseguite tutte con l’anima e classe infinita: il Blues strappacuore con “It’s too late she’s gone”(di Chuck Willis), il Soul con “Spanish Harlem” ( di Leiber e Spector) e “Save The Last Dance For Me” (di doc pomus), i suoni caraibici con la spendida “Carmelita” (di Warren Zevon), il folk con “That Is The Way To Make A Broken Heart” (di John Hiatt), il Rock & Roll con “ Shake, Rattle & Roll ” (di Jesse Stone), omaggio a Elvis con una versione quasi psichedelica di “Heartbreak Hotel” e un saluto agli amici rovinati per la droga con “Junkers Blues” (di Champion Jack Dupree). Sono davvero poche invece le canzoni che provengono dal suo repertorio: la conclusiva “Mixed Up Shook Up Girl” e “Bad Boy”.
Un gran bel concerto.