Bruce Springsteen & The Seeger Sessions Band - Live in Verona
Dom , 8 Ottobre , 2006
Bruce Springsteen mancava da Verona dal giorno di Pasqua del 1993. Quella volta il Boss si era esibito allo stadio Bentegodi con un gruppo di musicisti turnisti, sotto la pioggia battente, ed io sinceramente non ho un ricordo bello di quel concerto. Quella volta è stata l’unica volta che vedere Bruce dal vivo mi ha deluso.
Questa sera lui è qui con uno straordinario gruppo di musicisti provenienti dal mondo del folk a proporre una musica diversa. La bellezza dell’Arena di Verona, la gradevole temperatura e la luna piena creano uno scenario suggestivo. Il Boss e la “Seeger Sessions Band” salgono sul palco verso le 21.30 del Giovedì 5 Ottobre 2006 e così parte il nostro viaggio.
Ecco il mio resoconto della serata canzone per canzone:
John Henry: L’inizio alla grande con il pubblico in visibilio, si capisce subito che abbiamo a che fare con degli strumentisti fuoriclasse, del resto non c’erano dubbi.
O Mary Don’t You Weep: si continua con una delle canzoni più amate dell’album “We Shall Overcome” cantata in coro da tutta l’Arena. Il canto del pubblico riesce quasi a coprire il suono della Band.
Old Dan Tucker: la Band ormai si è scaldata. Mentre la sezione fiati da spettacolo, Bruce dirige la sua orchestra divertendosi come un ragazzino. Il pubblico continua a cantare ed a stento riesce a rimanere seduto.
Samson & Delilah: il fascino dell’Arena di Verona suggerisce al Boss di proporre una canzone “biblica”. Tutta la band, disposta in semicerchio intorno al Bruce, intona questa canzone tradizionale che racconta la storia di Sansone e Dallila in chiave umoristica. La strumentazione è ridotta al solo contrabbasso che detta il ritmo. Uno dei momenti più belli del concerto. Avevo sentito questa canzone tradizionale su alcuni dischi live dei Grateful Dead.
Eyes on the prize: il pubblico torna a cantare insieme al Bruce. La band segue magnificamente il Boss nel crescendo che caratterizza questa canzone. La sezione fiati, in puro stile Dixieland, è semplicemente fantastica. Con della gente che sa suonare così uno come Bruce può fare qualsiasi cosa. Alla fine il pubblico è talmente gasato che Bruce fa fatica a passare alla canzone successiva.
Jesse James: Con il Banjoista Greg Liszt sugli scudi parte la canzone dedicata al bandito Jesse James. Gli archi fanno il loro trionfale ingresso nella canzone, con la bravissima Soozie Tyrell su tutti, per passare poi il testimone alla sezione fiati. Bruce è il maestro cerimoniere ma delle volte sembra anche lui sorpreso da tanta bravura.
Atlantic City: Questa è una delle mie canzoni preferite di tutti i tempi, però francamente come è stata eseguita all’Arena non mi è piaciuta per niente. Mi spiego: l’esecuzione e l’arrangiamento folk sono stati ineccepibili, ma “Atlantic City” è una canzone diciamo “dolente” e deve trasmettere la tensione che il testo richiede. Invece questa versione folk ha tolto tutto il pathos della versione originale.
My Oklahoma Home: eseguita come dio comanda e con la grandissima partecipazione del pubblico dell’Arena che ha cantato tutta la canzone parola per parola. Un altro dei momenti indimenticabili della serata. Faccio notare che, nonostante il ritmo allegro, la canzone racconta della “Casa in Oklahoma” che è stata spazzata via e sentirla cantata con tutta quella gioia era quasi comica. Ma va bene lo stesso…
If I Should Fall Behind: una incredibile ed inaspettata caduta del tono. La “Seeger Session Band” improvvisamente sembra trasformarsi in uno dei complessini Country di Nashville che suonano per i bovari di quelle parti. Una versione irritante, pessimo e da dimenticare subito.
Valerie: Bruce spiega, simpaticamente in Italiano, che il concerto di Verona è l’ultima data del tour per Patti che è costretta a tornare a casa ad occuparsi dei loro figli. Per questo motivo Patti si congeda cantando, accompagnata dalla band, una sua composizione proveniente dal suo album di debutto “Rumble Doll”. Piacevole.
Bobby Jean: un’altra classica canzone Rock rivista in chiave folk con esiti assai migliori rispetto all’“Atlantic City”. Bruce sembra che si diverta un casino con questi ri-arrangiamenti. Io resto perplesso anche se il risultato non è male.
Mrs.McGrath: ecco la vecchia canzone pacifista Irlandese che Bruce ha leggermente modificata per renderla più aderente all’attualità. Manco a dirlo suonata benissimo e cantata da tutta l’Arena. Indimenticabile davvero.
How Can a Poor Man Stand Such Times and Live?: la Band gira che una meraviglia e Marc “Chocolate Genius” Thompson, chitarista di colore con la sua voce calda, assume un po’ il ruolo che nella E Street Band è svolto da Little Steven ovvero cantare spalla a spalla con il Boss. Molto bello.
Jacob’s Ladder: l’altro momento topico, allegro e coinvolgente. Tutto perfetto. La versione è dilatata, secondo la migliore tradizione Springsteeniana, per permettere assoli da favola a tutti i musicisti presenti. Uno di quei momenti che ti fanno capire perché vale la pena spendere un sacco di soldi per vedere un concerto di Springsteen.
The River: Ok, la sperimentazione è una gran cosa, ma io continuo a non capire perché bisogna prendere una canzone come “The River” e sconvolgerla completamente per fare qualcosa di diverso. Questa versione a me non è piaciuta, ma si sa che non è bello ciò che bello ma…
Open All Night: ecco, mi smentisco subito. “Open All Night” proposta in questa versione che potrei definire “Hard Boiled” è semplicemente stupenda. Sembra una canzone degli anni quaranta, ritmo calzante e con tutti i membri femminili della band che si esibiscono in un ironico coro delle “pupe” stile film dei gangster. Anche il guidatore solitario, raccontato nella canzone, sembra trovarsi benissimo negli anni prima dell’invenzione di Rock’n Roll. Poi ci sono le gag degli orchestranti da vedere. Bello, Bello, Bello.
Pay Me My Money Down: già che siamo così gasati, il Boss decide di portarci fino all’estasi supremo eseguendo “Pay me my money down” subito dopo “Open All Night”. La gente canta, qualcuno balla, coinvolgimento è totale. Bruce sa come e cosa deve fare con il pubblico e lo fa da dio come sempre. L’atmosfera di festa è al culmine. Ancora le gag dei musicisti che uno alla volta lasciano il palco. La fine della prima parte annunciata dal buio sul palco.
Fire: Verona è la città del Romeo e della Giulietta perciò il Boss non poteva esimersi di suonare l’unica sua canzone che fa esplicito riferimento alla celebre coppia, vale a dire “Fire”. Questo era il regalo che volevamo e ce lo siamo goduto. Tutti hanno cantato con Bruce. Fantastico.
Rag Mamma Rag: Per dimostrare tutta la potenziale della “Seeger Session Band”, Bruce ha scelto questa canzone composta da Robbie Robertson e proveniente dal repertorio di “The Band”, il più grande gruppo folk rock della storia. La “Seeger Session Band” risponde alla grande e non fa rimpiangere l’originale. Il brano mette in risalto la bravura di tutti gli elementi della banda e mantiene alta la temperatura.
When the saints go marching in: con una sezione fiati di prim’ordine a disposizione pensavo che Bruce avrebbe eseguito questa canzone in stile Dixieland rispettando la tradizione. Invece con la sorpresa di tutti, la canzone è stata eseguita quasi a cappella alternando le voci tra Bruce e Marc Thompson, con delicatezza creando un’atmosfera rarefatta. Il pensiero va a Louis Armstrong ed a New Orleans, la città ferita e la culla di questa bella musica. Un altro momento magico di questa serata da ricordare per sempre.
This Little Light of Mine/American Land: quando si arriva alla fine di un concerto di Bruce Springsteen, si ha la sensazione di avere corso una maratona. Si è stanchi e felici allo stesso momento: da un lato vorresti che non finisse mai, d’altro canto hai ricevuto una carica tale d’emozioni che hai bisogno del tempo per elaborare e capire.
L’annotazione finale: Quando uno spende Cento Euro per andare a vedere il Boss e poi scopre che lo spazio sotto il palco è riservato a pochi fortunati, non si sa bene secondo quale criterio, le eliche un po’ ti girano. Auguro a tutta quella gente di soffrire d’emorroidi: non uccide ma è sufficientemente fastidiosa.